, familiari delle vittime rispondono a crosetto dopo le parole su moretti

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, familiari delle vittime rispondono a crosetto dopo le parole su moretti

Una sentenza definitiva che ha chiuso un iter giudiziario durato quasi diciassette anni e che, dopo una tragedia senza precedenti, ha confermato responsabilità penali per i reati residui. Intorno a quel verdetto si è però acceso un acceso confronto pubblico, culminato in una lettera inviata al ministro della Difesa Guido Crosetti, firmata dall’Associazione Il Mondo che Vorrei tramite la presidente Daniela Rombi.

Nel testo inviato al dicastero, i familiari delle vittime contestano le valutazioni espresse dal ministro a margine della decisione della Cassazione sulla strage ferroviaria di Viareggio del 29 giugno 2009, che causò la morte di 32 persone, tra cui persone bruciate vive a seguito del deragliamento di un carro cisterna carico di GPL esploso nella stazione della città toscana.

lettera a crosetti: replica alle frasi sul “colpevole simbolico”

Uno dei passaggi più diretti della missiva riguarda la natura delle responsabilità richiamate nel commento ministeriale. Secondo la ricostruzione dell’associazione, Crosetti avrebbe sostenuto sui social che Mauro Moretti, ora in carcere, “andava punito perché serviva un colpevole simbolico”.

La risposta dei familiari è netta: non sarebbe stato condannato per ragioni simboliche legate a un singolo gesto attribuito alla figura dell’ex amministratore delegato di Ferrovie dello Stato. Nel testo compare infatti l’osservazione secondo cui la condanna non sarebbe stata legata alla necessità di “stringere personalmente un bullone”.

strage di viareggio: iter processuale lungo e sentenza definitiva

La lettera ricostruisce una vicenda giudiziaria definita tra le più lunghe e complesse della storia italiana: un percorso durato quasi 17 anni, caratterizzato da tre giudizi di appello, tre passaggi davanti alla stessa cassazione, centinaia di udienze e dall’intervenuta prescrizione di diversi capi d’imputazione per effetto del lungo decorso dei tempi.

La sentenza finale viene descritta come confermativa delle responsabilità penali per i reati residui. Da tale esito discenderebbe anche l’esecuzione della pena nei confronti di Mauro Moretti, evento ricordato nell’ambito del dibattito pubblico, con riferimenti all’indignazione dell’“establishment” e a un vortice di commenti di sostegno al top manager.

responsabilità accertate: contestazioni punto per punto alle affermazioni del ministro

Nel documento i familiari si dicono pronti a rispondere alle affermazioni ritenute false presenti nel commento del ministro. Il primo nodo segnalato riguarda il riferimento a una presunta “minima responsabilità” attribuita a Moretti.

le motivazioni della corte e il richiamo agli adempimenti documentali

La replica dell’associazione poggia su passaggi delle motivazioni di un verdetto, riportati nella lettera con riferimento alla Corte di Appello, prima sezione penale, pagina 394. L’argomentazione riporta che sarebbe risultato accertato l’obbligo di osservanza di specifici adempimenti imposti dalla normativa nazionale e sovranazionale, e che i due imputati indicati (riferiti a Moretti ed Elia) avrebbero dovuto essere consapevoli di problematiche e criticità, oltre ad aver deciso e avallato di saltare i controlli documentali.

Da qui l’associazione giunge alla conclusione secondo cui la condanna non sarebbe stata conseguenza di una colpevolezza ridotta a un episodio personale, ma di un giudizio fondato su responsabilità accertate.

coerenza delle contestazioni: “i capi di imputazione sono rimasti i soliti”

La lettera sostiene anche che, sotto il profilo delle contestazioni, il processo avrebbe seguito un percorso lineare. Gli atti mostrerebbero che i capi d’imputazione sarebbero rimasti i medesimi fin dal primo grado, pur con diversi profili di colpa.

Un’interpretazione che, secondo i familiari, smentirebbe l’idea che nel dibattito pubblico siano state commentate “carte” relative ad un processo diverso, richiamando la necessità di attenersi ai fatti emergenti dal procedimento.

attenuanti generiche: discusse e riconosciute secondo legge

Un’ulteriore parte della lettera riguarda il tema delle attenuanti generiche, indicate come oggetto di discussione sia nell’udienza di appello ter sia nell’udienza di cassazione ter. Secondo quanto riportato, tali attenuanti sarebbero state quantificate e riconosciute in base alla legge e alla gravità dei fatti.

condanne non solo per moretti: altre figure e ruolo di vertici ferroviari e aziende

La missiva sottolinea che la sentenza definitiva non avrebbe riguardato esclusivamente Mauro Moretti. Viene ricordato che, oltre a lui, sarebbero state condannate altre 10 persone.

Nel testo vengono citate inoltre diverse figure apicali: tutte le figure apicali di FS, Trenitalia e Rfi, indicate come persone anch’esse finite in carcere, oltre ai vertici di Gatx, Jungenthal e Cima Riparazioni.

prescrizione e condanna: i capi estinti non equivalgono ad assoluzione

Tra i punti centrali affrontati dai familiari figura la prescrizione. La lettera richiama una distinzione giuridica ritenuta essenziale: tre dei quattro capi di imputazione, sempre quelli indicati, sarebbero stati estinti solo grazie alla prescrizione, con precisazione che la prescrizione non significa assoluzione.

L’associazione collega l’esito alla durata del procedimento iniziato nel 2009, affermando che l’estinzione avrebbe riguardato parte delle contestazioni senza cancellare l’accertamento relativo ai reati rimasti.

responsabilità colposa e gestione del rischio

La lettera richiama anche il principio della responsabilità colposa nella gestione del rischio, presentato come già applicato dalla giurisprudenza italiana. Viene indicato che Moretti sarebbe stato giudicato secondo i principi della responsabilità colposa di gestione del rischio applicati anche nel processo ThyssenKrupp del 2007, senza ritenere che vi fosse “nulla di nuovo”.

magistratura, numero di decisioni e richiesta di lettura delle sentenze

Nei passaggi dedicati alla legittimazione del giudizio, i familiari rivendicano il ruolo della magistratura. Secondo la ricostruzione contenuta nella lettera, nel Paese opererebbe una magistratura che giudica secondo leggi e principi costituzionali, indipendentemente da elementi personali.

La missiva richiama poi un dato numerico impiegato come argomento di chiusura del confronto: sulla morte delle vittime si sarebbero espressi 7 tribunali con 27 giudici, indicati come elementi ritenuti sufficienti.

Un’ulteriore richiesta consiste nell’attenersi agli atti processuali, evitando letture limitate a commenti giornalistici. La lettera invita a consultare le 7 sentenze con condanna di colpevolezza e le relative motivazioni.

passato professionale di crosetto e “arringa difensiva” secondo i familiari

Nella parte finale, la lettera affronta il passato professionale del ministro, menzionando che negli anni Crosetto sarebbe stato Senior Advisor in Finmeccanica (oggi Leonardo) e presidente di AIAD, con un’indicazione secondo cui Finmeccanica sarebbe stata socio principale ai tempi di Moretti amministratore delegato.

Secondo l’associazione, questa circostanza aiuterebbe a comprendere l’intervento pubblico del ministro. I familiari affermano di aver trovato più coerente un commento da parte di altri dicasteri, come Trasporti o Giustizia, mentre attribuiscono a Crosetto un commento definito come arringa difensiva focalizzata su Mauro Moretti.

La posizione viene rafforzata con una valutazione complessiva riportata nella lettera: l’arringa sarebbe considerata sconclusionata e non attinente ai fatti, richiamando passaggi di una delle sentenze già evidenziati.

mancanza di parole per le vittime: il passaggio finale della lettera

La conclusione della missiva individua un’assenza nelle parole del ministro: un riferimento alle 32 vittime. Viene indicato che sarebbe stato considerato un gesto positivo esprimere almeno due parole o un piccolo pensiero rivolto alle vittime, descritte come persone bruciate vive nella sicurezza delle proprie case.

“I nostri figli, fratelli, padri e madri bruciati vivi”: i familiari della strage di Viareggio contro Crosetto: “Moretti non è stato condannato perché doveva stringere un bullone”

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