Etnaland chiusura fino al 2026: inchiesta per violazioni ambientali e 400 dipendenti senza lavoro

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Etnaland chiusura fino al 2026: inchiesta per violazioni ambientali e 400 dipendenti senza lavoro

La stagione estiva in Sicilia cambia volto per una delle attrazioni più note: Etnaland non aprirà nel 2026. Il parco acquatico e di divertimenti di Belpasso, nel Catanese, ha comunicato la chiusura dei cancelli, collegandola alle gravi violazioni ambientali emerse a seguito di indagini della procura di Catania. La decisione è maturata dopo un percorso istruttorio avviato nel 2022, culminato in un sequestro della struttura e in una serie di contestazioni che rendono impossibile rientrare in tempi utili per la stagione in corso.

etnaland non aprirà nel 2026: la comunicazione ufficiale

Il parco ha diffuso un annuncio in piena estate precisando che l’apertura prevista per il 2026 non potrà avvenire. L’assenza di condizioni operative per la riapertura viene ricondotta alla necessità di affrontare tematiche burocratiche e questioni collegate al dissequestro. In parallelo, la chiusura produce effetti diretti sull’organizzazione e sul lavoro stagionale legato alla struttura.

indagine 2022 e sequestro: i rilievi sulla gestione dei rifiuti

L’indagine ha preso avvio nel 2022 quando un elicottero della Guardia costiera ha segnalato uno strano giro di rifiuti nei terreni vicini all’area del grande parco acquatico di Belpasso. Successivi accertamenti e sopralluoghi hanno portato, nel febbraio scorso, al sequestro della struttura.

reati contestati e dinamiche ricostruite

Le ipotesi di reato contestate riguardano gestione di rifiuti speciali non autorizzata, combustione illecita di rifiuti, traffico illecito di rifiuti e inquinamento ambientale. La ricostruzione parla di una condotta protrattasi nel tempo e descrive un’area, destinata alla semina, in cui sarebbero stati individuati oltre mille metri cubi di rifiuti solidi.

Secondo l’impianto investigativo, in parte i rifiuti sarebbero stati incendiati dopo la chiusura del parco, dando origine a uno strato sotterraneo stimato in circa nove metri.

mancanza di autorizzazione allo scarico delle acque delle piscine

Un ulteriore aspetto emerso dalle indagini riguarda l’assenza di un’autorizzazione allo scarico delle acque delle piscine. La stessa autorizzazione risulterebbe scaduta nel 2019.

In base a quanto contestato, le acque trattate chimicamente non venivano depurate tramite un sistema di trattamento dedicato e finivano in un laghetto artificiale senza depurazione preventiva.

piano per la riapertura: etnaland punta al 2027

La società ha dichiarato l’intenzione di mettersi in regola per aspirare al dissequestro. Tuttavia, la gestione dei tempi disponibili risulta incompatibile con una riapertura nel 2026. Per questo è stato presentato un piano che consente di ipotizzare una ripartenza soltanto nel 2027.

investimento previsto e opere sugli impianti di depurazione

Il piano ha un valore di quasi 5 milioni di euro. Una quota significativa è destinata a interventi legati agli impianti di depurazione delle acque reflue e a quelli relativi alle acque delle piscine. Pur essendo presenti lavorazioni già realizzate, le stesse sarebbero rimaste in attesa di autorizzazioni.

Lo scenario antecedente al sequestro viene descritto come quello in cui le acque trattate chimicamente non venivano depurate in modo adeguato e venivano convogliate in un laghetto artificiale, senza una depurazione preventiva.

impatto su lavoro e visitatori: effetti sull’estate e sui dipendenti stagionali

Con la chiusura annunciata, l’estate siciliana perde un riferimento importante: prima del sequestro, Etnaland registrava oltre 400 mila visitatori. La mancata apertura comporta conseguenze anche sul piano occupazionale, coinvolgendo circa 400 dipendenti stagionali rimasti senza lavoro.

Nel comunicato la società esprime dispiacere per le ricadute che non riguarderanno soltanto la proprietà, ma centinaia di lavoratori, le loro famiglie, le imprese che collaborano con il parco e il territorio che nel tempo è cresciuto insieme alla struttura. Viene inoltre evidenziato che la preparazione di una stagione richiede mesi per manutenzioni, verifiche tecniche, formazione del personale e organizzazione.

La comunicazione sottolinea anche che, anche nell’eventualità di un futuro dissequestro, i tempi disponibili non permetterebbero di completare tutte le attività necessarie per riaprire nel 2026 mantenendo standard di qualità e sicurezza richiesti per ogni giornata di attività.

figure e ruoli citati nel contesto delle indagini e della comunicazione

  • Procuratore che commenterà la “condotta durata anni” dopo il blitz
  • Guardia costiera, tramite il controllo dall’elicottero
  • Procura di Catania, titolare dell’indagine
  • 400 dipendenti stagionali, coinvolti dall’interruzione della stagione
Etnaland resterà chiuso: il più grande parco divertimenti della Sicilia era stato sequestrato per violazioni ambientali
Categorie: CronacaEconomia

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