Disinformazione sul clima: come si dimostra che il clima non è cambiato
Un vecchio proverbio racchiude una regola che non perde mai valore: quando cambia la cornice di un incentivo, si sposta anche il modo in cui le persone riescono a sfruttarla. L’idea attraversa campi diversi, dalla gestione di premi amministrativi fino al funzionamento della democrazia, dove il diritto di ricevere informazioni può trasformarsi in un punto debole quando quelle informazioni vengono alterate.
fatta la legge, trovato l’inganno: l’effetto degli incentivi
Un caso storico viene descritto come prova concreta di un meccanismo ricorrente. Quando l’India era colonia inglese, il governo britannico impose una taglia su ogni serpente cobra morto consegnato dai cittadini. L’obiettivo appariva chiaro, ma l’effetto pratico fu opposto: alcuni inizi arono ad allevare cobra per ottenere la ricompensa. Quando l’amministrazione sospese il premio, gli allevatori liberarono gli animali ormai non più utili, facendo sì che i cobra diventassero più numerosi rispetto al punto di partenza.
Il risultato viene presentato come esempio di un principio generale: un incentivo costruito male tende a produrre l’inganno necessario a massimizzare il vantaggio.
democrazia e inganno informativo: come si può influenzare la percezione
La democrazia si fonda sull’idea che dare voce ai cittadini sia un passo positivo. Nello schema descritto, però, esiste un rischio: informazioni incomplete, non veritiere o distorte possono essere utilizzate per orientare soprattutto la parte meno preparata o più distratta.
disinformazione sul riscaldamento globale: i tre livelli di lettura
Un esempio viene collegato a un articolo sul riscaldamento globale firmato da Franco Battaglia, pubblicato su La Verità. Il contenuto viene descritto come una costruzione capace di funzionare su tre livelli diversi, in modo tale che ciascun livello contraddica quello successivo.
titolo e sottotitolo: promessa di assenza di cambiamento
Il primo livello è costituito dal titolo: “Cinquant’anni di dati dimostrano che la temperatura non è cambiata”. Per il lettore già orientato in partenza, la frase viene considerata sufficiente a chiudere il ragionamento e passare oltre.
Il secondo livello coincide con un sottotitolo, riportato in caratteri più piccoli, che viene presentato come destinato a chi continua a leggere. In questa sezione l’autore ammetterebbe che l’aumento termico c’è, ma lo descriverebbe come minimo e costante. Il testo viene messo in parallelo con la logica di una giustificazione che smentisce l’entità del fenomeno, lasciando intendere che l’incoerenza sia meno evidente a chi non approfondisce.
il grafico: figura complessa e risultato opposto
Il terzo livello è indicato nella figura: un diagramma cartesiano con due serie di dati, due interpolazioni lineari e due scale verticali diverse. Per chi possiede familiarità con questo tipo di rappresentazioni, il diagramma sarebbe interpretato come una prova del contrario rispetto a quanto affermato da titolo e sottotitolo. In questa lettura, non solo il cambiamento climatico risulta presente, ma viene negata anche l’idea di un incremento “minimo”.
la matematica della didascalia: dal “minimo” a un ordine di grandezza maggiore
La ricostruzione prosegue collegando l’interpretazione del grafico a un passaggio numerico. Nella didascalia viene riportato che la temperatura massima cresce di quattro centesimi di grado all’anno. Se quel valore viene moltiplicato per i cinquant’anni richiamati dal titolo, il risultato indicato è di circa due gradi.
Questo valore viene descritto come non coerente con l’etichetta di incremento minimo, perché corrisponderebbe a un ordine di grandezza simile all’obiettivo attorno a cui è costruito l’accordo di Parigi. La conseguenza viene formulata come una somma di numeri: all’aggravarsi delle condizioni associate all’estate viene aggiunto un ulteriore aumento di entità analoga, così da rendere evidente, secondo la ricostruzione, la portata del cambiamento.
contraddizioni successive: tre versioni incompatibili
La costruzione descritta viene ricondotta a una contraddizione interna: titolo, sottotitolo e grafico forniscono risultati incompatibili tra loro. L’interpretazione proposta sostiene che non si tratterebbe di un semplice errore in buona fede, poiché le tre versioni vengono presentate in successione contando sul fatto che pochi leggeranno fino alla verifica completa.
Il meccanismo viene definito come un trucco capace di funzionare grazie alla distanza tra ciò che appare immediatamente e ciò che emerge solo con un’analisi più tecnica.
limite di competenze e fiducia: perché il grafico non viene verificato
Il funzionamento del trucco viene attribuito anche al livello medio di competenze. Viene richiamata un’indagine OCSE del 2023: in Italia circa il 6% della popolazione raggiungerebbe i livelli 4 e 5 di competenza matematica necessari per interpretare un diagramma complesso come quello descritto.
La probabilità che il lettore scelga di verificare viene quindi considerata bassa, e ciò rende l’esito dell’operazione più prevedibile. La questione viene riportata come un problema strutturale: se la lettura dei grafici richiede competenze, l’efficacia del messaggio dipende dalla disponibilità o meno di chi controlla.
responsabilità dell’alfabetizzazione scientifica: il punto centrale
La responsabilità viene spostata su chi dovrebbe rendere possibile la verifica. In una lettura proposta, il governo e le università avrebbero il compito di mettere i cittadini nelle condizioni di vagliare ciò che leggono, così da evitare che siano i giornali a fungere da unica fonte per la comprensione della scienza del clima. Il passaggio finale collega l’autoprotezione democratica alla capacità di interpretare dati e grafici senza fermarsi al livello più immediato del messaggio.
Personalità citate:
- Franco Battaglia
