Caso fakir croce rossa chiarisce rianimazione praticata
Una tragedia avvenuta a Bologna, nel quartiere Pilastro, continua a far emergere dettagli fondamentali sul soccorso e sulle fasi che hanno preceduto la morte di Abderrahim Fakir, cittadino marocchino di 42 anni, deceduto durante un intervento della polizia in via Ivan Svevo. Dopo la circolazione di alcuni video che, secondo diverse ricostruzioni, non avrebbero mostrato tutte le procedure, la Croce Rossa Italiana è intervenuta nuovamente per chiarire tempi e modalità dell’assistenza prestata. Sullo sfondo resta l’inchiesta avviata dalla Procura, orientata a ricostruire con precisione i minuti decisivi.
croce rossa italiana: rianimazione cardiopolmonare e defibrillatore durante il soccorso
La Croce Rossa Italiana ha dichiarato che, in base alle informazioni in suo possesso e in risposta a quanto riportato da alcuni organi di stampa, l’equipaggio di soccorritori avrebbe praticato manovre di rianimazione cardiopolmonare sul paziente dal momento in cui è stato possibile intervenire, fino all’arrivo dell’automedica. Secondo la ricostruzione dell’associazione, l’intervento dell’automedica sarebbe stato richiesto dalla stessa équipe della Croce Rossa Italiana pochi minuti dopo l’arrivo sul luogo.
L’organizzazione ha inoltre specificato che i volontari avrebbero effettuato manovre di rianimazione cardiopolmonare e utilizzato il defibrillatore nel tentativo di salvare la vita dell’uomo, in un contesto descritto come svolto nel pieno rispetto del lavoro dei magistrati. La precisazione arriva dopo polemiche sorte dalla diffusione di video nei quali non sarebbero state visibili tutte le fasi dell’intervento.
video incompleti e documentazione: smentita sull’urgenza delle procedure
La Croce Rossa ha indicato che le immagini inizialmente circolate non avrebbero mostrato l’intero percorso del soccorso. L’associazione sostiene che le procedure sarebbero visibili in altri filmati successivamente diffusi da alcune emittenti televisive. Le ricostruzioni diffuse avrebbero ipotizzato che i sanitari non avessero agito immediatamente con le manovre rianimatorie, circostanza respinta sulla base delle informazioni raccolte e della documentazione relativa all’intervento.
defibrillatore semiautomatico e consegna agli inquirenti
Oltre alla rianimazione cardiopolmonare, i volontari avrebbero utilizzato anche un defibrillatore semiautomatico (Dae) in dotazione all’ambulanza. Il dispositivo sarebbe stato successivamente consegnato agli inquirenti per gli accertamenti tecnici.
cordoglio e disponibilità alla collaborazione
La Croce Rossa Italiana ha ribadito cordoglio e vicinanza alla famiglia di Abderrahim Fakir e ha confermato la totale disponibilità a collaborare con inquirenti e con Ausl per fare piena chiarezza sulla vicenda.
inchiesta a Bologna: acquisizione di audio, video e comunicazioni operative
Le precisazioni della Croce Rossa si inseriscono in un’indagine complessa avviata dalla Procura di Bologna per ricostruire ogni momento dell’intervento conclusosi con la morte del 42enne. La magistratura ha disposto l’acquisizione di telefonate effettuate dai residenti che avevano chiesto l’intervento delle forze dell’ordine e dei soccorsi, oltre alle comunicazioni radio tra la sala operativa della Questura e le volanti intervenute in via Svevo.
Nel quadro degli accertamenti rientrano anche i contatti tra la centrale operativa del 118 e gli equipaggi sanitari inviati sul posto. L’indagine mira a ricostruire la sequenza degli eventi e a verificare quanto accaduto nei minuti ritenuti decisivi.
coordinamento dell’indagine e attività affidate alla squadra mobile
Gli accertamenti risultano coordinati dal procuratore Paolo Guido e dal pubblico ministero Domenico Ambrosino, mentre le indagini sono affidate alla Squadra Mobile. Tra gli elementi raccolti dagli investigatori compaiono anche i video realizzati dai residenti, le immagini di telecamere eventualmente presenti nella zona e le registrazioni delle bodycam degli agenti intervenuti.
La Procura ha inoltre aperto un nuovo fascicolo a modello 45 bis, includendo sei posizioni: quelle dei due poliziotti intervenuti e di quattro operatori sanitari.
dinamica dell’intervento: ricostruzioni, condizioni cliniche e possibili cause della morte
Secondo le prime ricostruzioni investigative, Fakir avrebbe tenuto un comportamento aggressivo: avrebbe insultato e colpito il conducente di un’automobile mentre questa stava entrando in un garage, danneggiando anche una serranda di un’autorimessa. All’arrivo della volante, l’uomo avrebbe colpito l’auto di servizio.
Gli agenti avrebbero tentato di contenere la situazione utilizzando lo spray al peperoncino e successivamente avrebbero cercato di immobilizzare l’uomo a terra. In parallelo sarebbe stato richiesto l’intervento del 118.
minuti decisivi e ipotesi investigative
La fase successiva rappresenta il cuore dell’indagine: la magistratura dovrà chiarire la dinamica precisa dell’immobilizzazione, le condizioni in cui si trovava Fakir durante l’arrivo dei soccorsi e l’efficacia delle procedure sanitarie adottate. Secondo quanto riportato, Fakir soffriva di asma e aveva problemi cardiaci.
Sul corpo del 42enne sarebbero state riscontrate lesioni alla testa e al volto. Tra le ipotesi considerate per la morte rientra anche quella di un arresto cardiocircolatorio. Sarà l’autopsia, insieme agli altri esami medico-legali, a fornire elementi determinanti per definire le cause del decesso.
figure coinvolte nelle indagini e nel procedimento
Nel procedimento descritto compaiono i soggetti che ricoprono ruoli di coordinamento investigativo e le posizioni già formalizzate nel fascicolo a modello 45 bis, oltre agli operatori interessati dalle verifiche.
- Paolo Guido (procuratore)
- Domenico Ambrosino (pubblico ministero)
- Squadra Mobile (soggetto incaricato delle indagini)
- Due poliziotti intervenuti (posizioni nel fascicolo a modello 45 bis)
- Quattro operatori sanitari (posizioni nel fascicolo a modello 45 bis)
