Auto fino a 726mila posti a rischio entro il 2040 studio che mette in dubbio le politiche ue

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Auto fino a 726mila posti a rischio entro il 2040 studio che mette in dubbio le politiche ue

Le politiche UE in ambito automotive stanno spostando rapidamente l’asse dell’industria continentale verso l’abbandono dei veicoli termici. Questa traiettoria normativa, legata al blocco de facto della vendita di auto endotermiche dal 2035, viene letta da diversi studi come un possibile fattore in grado di generare ricadute economiche e sociali molto rilevanti, con effetti diretti sulla capacità produttiva e sull’occupazione.

Un’analisi recente condotta dal Fraunhofer-Institut, commissionata da organizzazioni tedesche di settore e sostenuta da realtà produttive e industriali, delinea scenari fino al 2040. Le simulazioni mostrano una contrazione del valore aggiunto industriale e una riduzione del numero di lavoratori impiegati nella filiera dei propulsori e dei loro componenti, mentre le prospettive legate all’elettrificazione non risultano, secondo lo studio, sufficienti a compensare integralmente le perdite.

politiche ue automotive e impatto sul valore aggiunto industriale fino al 2040

La ricerca concentra l’attenzione sul valore aggiunto e sul personale impiegato nella produzione di motori e componenti, sviluppando quattro scenari evolutivi fino al 2040. In tutte le ipotesi considerate emerge un elemento comune: una contrazione della ricchezza industriale e la perdita di centinaia di migliaia di posti di lavoro.

scenario con divieto totale vendita auto endotermiche: cali marcati

Applicando lo scenario basato sulla normativa attualmente in vigore, con divieto totale di vendita per le auto endotermiche, la perdita complessiva di valore aggiunto viene stimata in 95 miliardi di euro. Il dato viene posto a confronto con 250 miliardi di euro registrati nel 2025.

La riduzione viene indicata come particolarmente concentrata prima del 2035 e colpisce con maggiore intensità la Germania, con un calo di 54,2 miliardi di euro, pari a 64% in meno. Di questi, 35 miliardi di euro inciderebbero sulla filiera dei fornitori.

effetti per italia, francia e spagna nel primo scenario

Nel medesimo quadro, l’analisi riporta:

  • italia: contrazione pari a 12,7 miliardi di euro, corrispondente a una flessione del 90%.
  • francia: calo del valore aggiuntivo di 16,7 miliardi di euro, pari al 73% in meno.
  • spagna: unica eccezione rilevata, con crescita di 1,2 miliardi di euro, equivalente a un incremento del 7%.

deroga nel pacchetto automotive con riduzione obiettivi emissioni al 90%

Un secondo modello prende in considerazione l’introduzione di una deroga nel Pacchetto Automotive, ipotizzando la riduzione del 90% degli obiettivi di emissione di anidride carbonica, bilanciando il restante 10% con carburanti rinnovabili o acciaio verde. Secondo i risultati della simulazione, le proiezioni non mostrano variazioni sostanziali rispetto allo scenario precedente.

neutralità tecnologica: perdita di valore più contenuta

Nel terzo scenario, l’ipotesi prevede norme più orientate alla neutralità tecnologica. La simulazione contempla che i motori termici e i ibridi plug-in conservino circa il 20% delle nuove immatricolazioni nel 2040. In questo contesto la perdita di valore si assesta su 90 miliardi di euro.

scenario più favorevole: metà del mercato ai motori tradizionali

L’ultima prospettiva, definita la più favorevole nello studio, si fonda sull’adozione di parametri analoghi a quelli applicati in nord america o asia, consentendo ai motori tradizionali di coprire la metà del mercato delle immatricolazioni. In tale caso il calo viene indicato pari a 60 miliardi di euro.

occupazione nella filiera automotive ue: perdite stimate fino al 2040

L’analisi sul lavoro parte dai dati del comparto automotive dell’UE: a fine 2025 sono circa 3,5 milioni i lavoratori impiegati direttamente o indirettamente nella fabbricazione di veicoli e componentistica. Concentrando il focus sugli addetti all’assemblaggio dei propulsori, il numero scende a 1,6 milioni.

perdite occupazionali nel primo e secondo scenario: calo progressivo

Considerando i primi due scenari, l’impatto occupazionale stimato evidenzia:

  • 375 mila posti di lavoro persi entro il 2030, pari a una riduzione del 23% rispetto al 2025.
  • 660 mila unità entro il 2035, equivalenti a un decremento del 41%.
  • 726 mila nel 2040, con flessione del 45%.

quarto scenario con misure più sfumate: uscita dal settore in aumento

Nel quarto scenario, descritto come più attenuato rispetto agli altri, il personale espulso dal settore viene stimato in:

  • 256 mila unità nel 2030 (-16%).
  • 380 mila unità nel 2035 (-24%).
  • 500 mila unità nel 2040 (-31%).

elettrificazione e compensazioni: perché le opportunità elettriche non bilanciano

Lo studio smentisce l’idea che le opportunità lavorative generate dalla mobilità elettrica possano controbilanciare la contrazione dei settori tradizionali. Le ragioni indicate riguardano la maggiore semplicità costruttiva dei propulsori a batteria e il peso ridotto dell’Europa nella produzione delle componenti chiave, che arriverebbero perlopiù da cina.

Entro il 2040 la flessione nell’ambito dei propulsori termici viene quantificata in 113 miliardi di euro, mentre l’espansione generata dalle attività legate all’elettrico viene indicata in 18 miliardi di euro.

proposte per mitigare le ricadute: neutralità tecnologica e investimenti

Per attenuare gli effetti prospettati, i ricercatori suggeriscono di orientare le politiche europee verso una concreta neutralità tecnologica, garantendo tempi adeguati alle imprese e affiancando interventi mirati alla competitività industriale.

Le misure indicate includono:

  • creazione di un contesto favorevole agli investimenti.
  • riforme del lavoro.
  • sostegno alle filiere ad alta intensità energetica.
  • ridimensionamento della burocrazia.

Secondo le proiezioni, l’adozione di tali interventi permetterebbe di incrementare la creazione di valore industriale di circa 90 miliardi di euro entro il 2030 e di circa 200 miliardi di euro entro il 2035, con l’obiettivo di salvaguardare nel lungo periodo la tenuta del settore automobilistico continentale.

tensioni in volkswagen e stime di tagli fino a 140 mila posti di lavoro

Parallelamente alle dinamiche di policy, si intensificano le criticità all’interno del principale costruttore tedesco. Nel gruppo volkswagen, la tensione tra vertici aziendali e rappresentanza dei lavoratori viene indicata come giunta a livelli mai toccati prima. La situazione sarebbe alimentata da una sequenza continua di stime e indiscrezioni sui tagli al personale.

Le cifre circolate nei mesi precedenti descrivevano una ristrutturazione profonda, passando da ipotesi iniziali di 50 mila esuberi, poi fino a una soglia di 100 mila, con l’ulteriore indicazione di 120 mila dipendenti potenzialmente coinvolti. Ora emerge una stima ritenuta ancora più gravosa.

incontri con oliver blume dopo la pausa estiva

Attraverso un avviso alle maestranze, raccolto dall’agenzia Reuters, il consiglio di fabbrica ha reso noto di aver formalizzato una serie di appuntamenti ufficiali con l’amministratore delegato oliver blume. Al rientro dalla pausa estiva, subito dopo la riapertura degli stabilimenti tedeschi, il manager sarebbe chiamato a intervenire in prima persona in diverse assemblee per chiarire la reale portata dei piani industriali e per spiegare se i tagli previsti possano mettere a rischio fino a 140 mila posti di lavoro complessivi.

calendario assemblee tra wolfsburg, emden e zwickau

Gli incontri ravvicinati includono un primo vertice tra amministratore delegato e lavoratori presso il quartier generale di wolfsburg fissato per il 25 agosto. Il giorno successivo il confronto proseguirebbe negli impianti di emden e zwickau, siti produttivi citati tra quelli oggetto di indiscrezioni su una possibile chiusura, insieme ai poli di neckarsulm e hannover.

manovra complessiva da 100 mila uscite e rischio di ulteriori esuberi

L’allarme del consiglio di fabbrica riguarda una manovra complessiva da 100 mila uscite, di cui 50 mila già concordate con le organizzazioni sindacali. Viene inoltre indicata la presenza di un rischio concreto di ulteriori 40 mila esuberi proiettati oltre il 2030.

Da wolfsburg non sarebbe arrivata alcuna conferma o smentita ufficiale sui numeri emersi. Un portavoce della società avrebbe dichiarato che, allo stato, non è stato siglato alcun nuovo accordo di ristrutturazione con i rappresentanti dei lavoratori.

nomi citati nella dinamica industriale e di mercato

  • Oliver Blume (amministratore delegato)
  • BMW
  • Mercedes-Benz
  • Bosch
  • Mahle
  • Schaeffler
  • ZF
Auto, fino a 726mila posti a rischio entro il 2040. Lo studio che mette in dubbio le politiche UE

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