Tumore alla prostata apalutamide prima e dopo intervento riduce il rischio di metastasi del 20%

• Pubblicato il • 5 min
Tumore alla prostata apalutamide prima e dopo intervento riduce il rischio di metastasi del 20%

All’ASCO 2026 sono stati presentati i risultati finali dello studio Proteus di fase 3, focalizzato su una strategia terapeutica perioperatoria per il carcinoma prostatico localizzato ad alto rischio o localmente avanzato. Il trattamento con apalutamide, inibitore del recettore degli androgeni sviluppato da Johnson & Johnson, associato alla terapia di deprivazione androgenica (ADT), somministrato per sei mesi prima e sei mesi dopo la chirurgia, ha evidenziato un miglioramento significativo degli esiti clinici a breve e lungo termine rispetto al placebo associato ad ADT.

studio proteus e apalutamide con adt: benefici dopo chirurgia

Proteus ha valutato in modo strutturato l’impatto dell’introduzione di apalutamide nel periodo perioperatorio rispetto a un approccio basato su ADT in combinazione con placebo. Il razionale dello studio nasce dalla constatazione che, in una parte dei pazienti con malattia localizzata ad alto rischio, la sola prostatectomia radicale può non risultare sufficiente a prevenire recidive e progressione. In tali situazioni può svilupparsi, nel tempo, una forma di malattia più avanzata.

La combinazione mira a integrare un intervento chirurgico con un trattamento sistemico prima e dopo l’operazione, con l’obiettivo di incidere sul decorso della patologia e sulla probabilità di eventi futuri legati alla persistenza o alla diffusione del tumore.

risultati finali: residuo tumorale, metastasi e sopravvivenza libera da metastasi

Secondo quanto riportato, lo studio ha raggiunto entrambi gli endpoint primari. La valutazione ha riguardato la quantità di tumore residuo al momento dell’intervento, misurata tramite pCR/Mrd (risposta patologica completa/malattia residua minima), e la durata della sopravvivenza libera da diffusione del tumore, indicata come Mfs.

tasso di pcr/mrd e confronto con adt più placebo

Con un follow-up mediano di 61,7 mesi, il tasso di pCR/Mrd è risultato pari a 8,9% nei pazienti trattati con apalutamide + ADT, rispetto all’1% nel gruppo sottoposto alla sola ADT associata a placebo. La differenza evidenzia una maggiore probabilità di ottenere assenza o quantità minime di malattia residua all’intervento.

riduzione del rischio di metastasi o morte

La combinazione ha mostrato anche una riduzione del 20% del rischio di sviluppare metastasi o di decedere. I dati riportati indicano tassi a cinque anni pari a 78,2% nel gruppo con apalutamide e ADT e 73,5% nel braccio con placebo e ADT.

intervallo senza necessità di terapia

È stato inoltre riportato un prolungamento di oltre sei anni del periodo in cui i pazienti non necessitano di una terapia per il tumore. Questo aspetto supporta l’idea che l’intervento perioperatorio possa contribuire a ritardare la necessità di trattamenti successivi, mantenendo il controllo della malattia per più tempo.

contesto clinico: chirurgia e limiti in caso di malattia aggressiva

La prostatectomia radicale rappresenta uno degli approcci standard per la malattia localizzata o localmente avanzata, insieme alla radioterapia. Nel contesto indicato, una quota rilevante di pazienti sottoposti a intervento terapeutico sperimenta comunque un ritorno del tumore, con la conseguenza di dover ricorrere a trattamenti aggiuntivi oltre la fase in cui risulterebbe possibile ottenere una guarigione.

Le terapie successive vengono spesso impiegate quando la malattia ha già iniziato a diffondersi, perdendo la finestra per intervenire tempestivamente e migliorare gli esiti a lungo termine. La strategia perioperatoria di Proteus risponde a questo scenario introducendo un trattamento mirato prima e dopo l’intervento.

endpoint raggiunti e valutazione indipendente in cieco

I due endpoint primari sono stati valutati mediante revisione centrale indipendente in cieco. Per la misurazione della risposta, lo studio ha utilizzato pCR/Mrd, mentre per l’efficacia sulla progressione ha impiegato Mfs. La presenza di un follow-up prolungato, con 61,7 mesi di mediana, ha contribuito a consolidare i risultati finali presentati.

studio proteus: disegno, numerosità e endpoint

Proteus è uno studio di fase 3 che ha valutato apalutamide in associazione ad ADT somministrata prima e dopo l’intervento chirurgico in pazienti con carcinoma prostatico localizzato o localmente avanzato ad alto rischio di nuova diagnosi. La numerosità riportata è pari a n=2109.

Gli endpoint primari hanno riguardato: (1) la quantità di tumore residuo all’intervento, attraverso pCR/Mrd; (2) la durata della sopravvivenza libera da diffusione del tumore, attraverso Mfs. Entrambi gli obiettivi sono stati raggiunti secondo le informazioni fornite.

profilo di sicurezza di apalutamide con adt

Il profilo di sicurezza di apalutamide associata ad ADT è stato descritto come coerente con quanto osservato in studi precedenti. Tra gli eventi avversi più comuni nei pazienti trattati con apalutamide sono stati riportati: rash (21,2% vs 10%), prurito (15,7% vs 8,6%) e vampate di calore (63,4% vs 56,5%).

stato di approvazione e linee di sviluppo

Apalutamide risulta attualmente approvata per l’uso nel carcinoma prostatico avanzato, includendo i casi di malattia metastatica sensibile agli ormoni e quelli di carcinoma non metastatico resistente alla castrazione. L’associazione di apalutamide con ADT in questo specifico setting perioperatorio non è stata ancora approvata dalle autorità regolatorie.

Sono indicate ulteriori analisi dello studio Proteus, incluse valutazioni comparative con gli standard terapeutici attualmente utilizzati, come la sola chirurgia, per contestualizzare i risultati e orientare gli approcci futuri.

voci istituzionali: significato clinico della strategia perioperatoria

Le interpretazioni riportate sottolineano l’esigenza di ridurre la persistenza locale della malattia e il rischio successivo di metastasi nei pazienti con caratteristiche più aggressive. La combinazione tra chirurgia e apalutamide viene descritta come un possibile passo avanti nell’ambito di approcci multimodali mirati a intervenire in modo più proattivo nella gestione della malattia localizzata ad alto rischio o localmente avanzata.

Le dichiarazioni presenti evidenziano inoltre l’interesse nell’osservare l’impatto dell’apalutamide in fase precoce in combinazione con la chirurgia e la necessità di superare un approccio fondato esclusivamente sull’intervento chirurgico, per puntare a migliorare gli esiti a lungo termine.

Personaggi e rappresentanti citati:

  • Alberto Briganti
  • Comitato direttivo della Società italiana di urologia (Siu)
  • Henar Hevia
  • Yusri Elsayed
Categorie: NewsSalute

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