Trump al mondiale: giocatori perquisiti e interrogati, arbitro somalo respinto, fifa nel silenzio
Il calcio mondiale, pronto a iniziare tra Stati Uniti, Messico e Canada, si ritrova già al centro di una raffica di ostacoli legati a controlli più rigidi e a decisioni sui visti che stanno colpendo giocatori, staff, arbitri e anche i rappresentanti della stampa. Tra perquisizioni approfondite, interrogatori prolungati, autorizzazioni a tempi strettissimi e negati ingressi, emergono una serie di episodi che amplificano la tensione tra procedure statunitensi e sensibilità sportive internazionali, con la FIFA sullo sfondo e senza indicazioni operative decisive.
mondiali e stretta immigrazione: episodi e disagi ai confini
Prima ancora del fischio d’avvio, diversi casi raccontano una realtà fatta di blocchi in aeroporto, interrogatori lunghi e controlli estenuanti all’ingresso. Il filo conduttore riguarda l’impossibilità di entrare regolarmente negli Stati Uniti o di farlo con modalità compatibili con gli impegni sportivi, con effetti immediati sulla preparazione e sulla partecipazione. Le restrizioni riguardano anche persone considerate centrali per le delegazioni, creando ricadute concrete su tempi, logistica e organizzazione dei movimenti.
controlli e interrogatori: dal calcio iracheno alle procedure statunitensi
Tra le situazioni più riportate c’è quella di Ayman Hussein, indicato come stella del calcio iracheno. Hussein viene descritto bloccato in aeroporto e sottoposto a controlli prolungati, con un interrogatorio durato sette ore. L’episodio evidenzia l’intensità dei controlli e l’impatto diretto sulle tempistiche operative legate agli eventi sportivi.
arbitri coinvolti: dinieghi e ruolo dei visti
Un altro caso al centro delle discussioni riguarda l’arbitro Omar Abdulkadir Artan, indicato come il miglior direttore di gara d’Africa nel 2025 e selezionato dalla Confederazione Africana di Calcio per partecipare ai Mondiali. La partecipazione non si concretizza: gli viene negato l’ingresso negli Stati Uniti senza motivazioni precise e dettagliate. La FIFA conferma la situazione attraverso un portavoce, precisando che non avrebbe competenze nei processi di immigrazione del Paese ospitante, incluse le procedure per i visti, e rimarcando che l’ammissione dipende in ultima analisi da quanto stabilito dal governo ospitante. Nel caso specifico, la presenza di un passaporto diplomatico non risulta sufficiente a sbloccare la situazione.
iran: ingresso in 24 ore e staff ridotto
Per la squadra iraniana il contesto risulta particolarmente complesso. La partecipazione era stata messa in discussione per le tensioni con gli Stati Uniti, ma alla fine la Nazionale risulta presente ai Mondiali con restrizioni definite dalla delegazione come inaccettabili. Le condizioni riguardano soprattutto i visti: l’autorizzazione viene concessa all’ultimo momento, ma con accesso limitato ai soli calciatori e a pochissimi membri dello staff, mentre il resto deve rimanere in patria.
Oltre alle limitazioni numeriche, il vincolo temporale impone un ciclo ristretto: l’ingresso negli Stati Uniti può avvenire solo il giorno stesso della partita e la ripartenza deve avvenire immediatamente dopo. Tutto deve concludersi entro un massimo di 24 ore. L’ambasciatore iraniano in Messico, Abolfazl Pasandideh, viene riportato affermare che l’accesso è possibile la mattina e la partenza deve avvenire nello stesso giorno. La cornice logistica, descritta come difficoltosa, viene associata anche a possibili conseguenze sul piano sportivo.
iraq: Hussein interrogato a lungo ed espulsione del fotografo
I problemi non si fermano all’arrivo degli atleti. Anche l’Iraq viene indicato tra i protagonisti di un episodio critico. Secondo quanto riportato, Ayman Hussein resta bloccato per circa sette ore in aeroporto, tra controlli approfonditi e interrogazione prolungata. In parallelo, Tala Salah, fotografo ufficiale della squadra, risulta espulso e rimandato a casa dopo essere rimasto bloccato per circa dodici ore all’aeroporto internazionale di O’Hare.
uzbekistan e controlli negli stadi: perquisizioni per Fabio cannavaro
La rigidità dei controlli coinvolge anche gli ambienti degli stadi, proseguendo dopo le procedure aeroportuali. Il caso indicato riguarda la Nazionale dell’Uzbekistan, con il commissario tecnico Fabio Cannavaro. Cannavaro, campione del mondo nel 2006 con l’Italia e oggi allenatore, viene descritto perquisito dopo essere sceso dall’autobus prima di un’amichevole a New York contro l’Olanda, terminata con sconfitta 2-1.
Il resoconto include controlli iniziali tramite metal detector e successivamente l’utilizzo di un cane antidroga che annusa borse di staff e calciatori. Secondo fonti statunitensi riportate, l’inasprimento dei controlli viene associato alla presenza di Donald Trump a New York, con ulteriori riferimenti alla cornice della sua presenza durante una partita NBA tra New York Knicks e San Antonio Spurs.
senegal: perquisizioni immediate e obbligo di togliere le scarpe
Un ulteriore episodio riguarda il Senegal, segnalato come sottoposto a controlli rigidi subito dopo lo sbarco dall’aereo. La squadra africana, con calciatori menzionati tra i più noti, viene descritta mentre affronta procedure di verifica fin dal momento delle fasi iniziali dopo le scale. Ogni calciatore viene fatto sedere su una sedia e viene perquisito, con un dettaglio specifico: l’obbligo di togliere le scarpe.
La scena viene raccontata come ripresa da un membro dello staff, mostrando lo stupore generale. Il Senegal viene indicato, insieme a Haiti, Iran e Costa d’Avorio, tra i Paesi partecipanti ai Mondiali ritenuti destinatari di restrizioni e misure di viaggio collegate all’amministrazione Trump negli Stati Uniti. Le misure vengono descritte come capaci di complicare non solo gli spostamenti dei tifosi, ma anche quelli di giocatori e dirigenti, nonostante le esenzioni previste per atleti, staff tecnico e personale delle federazioni.
fifa e rapporti politico-diplomatici: il nodo delle responsabilità
Con diversi casi già emersi, il quadro evidenzia una posizione percepita come distante sul tema. La FIFA viene presentata come silenziosa quando i problemi si moltiplicano, oppure come pronta a precisare il confine delle proprie competenze rispetto alle decisioni sui visti, attribuendo la responsabilità operativa al Paese ospitante.
Allo stesso tempo, viene richiamata l’esistenza di rapporti stretti tra Gianni Infantino e Donald Trump. La presenza viene legata a eventi in cui i due sono stati immortalati insieme, alla consegna da parte di Infantino di un premio per la pace su misura per il presidente Usa e all’indicazione di un ufficio di rappresentanza FIFA nella Trump Tower. Il legame viene descritto come riconducibile anche a interessi condivisi.
giornalisti e visti: ostacoli alla copertura sportiva
Le restrizioni incidono anche sul lavoro dei giornalisti. Viene riportato che Gianni Merlo, presidente dell’Associazione internazionale della stampa sportiva, avrebbe espresso preoccupazione per i dinieghi dei visti d’ingresso ai cronisti, segnalando un impatto specifico sui corrispondenti provenienti da Iran e Paesi africani. Il problema evidenziato riguarda il permesso di entrare negli Stati Uniti una sola volta.
In pratica, seguire una partita in Messico o in Canada potrebbe rendere necessario un nuovo visto per il rientro. La procedura, per tempi e complessità, potrebbe richiedere settimane o mesi. Nel resoconto viene sottolineato che vengono percepiti come “innumerevoli e inaccettabili” i casi che ostacolano la promessa dello sport come strumento capace di costruire ponti, mentre la direzione descritta spinge nella direzione opposta.
persone coinvolte negli episodi citati
- Ayman Hussein
- Tala Salah
- Omar Abdulkadir Artan
- Fabio Cannavaro
- Koulibaly
- Sadio Mané
- Breel Embolo
- Abolfazl Pasandideh
- Gianni Merlo
- Gianni Infantino
- Donald Trump
