Pechino chiede ai cinesi di spendere di più: motivi e conseguenze

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Pechino chiede ai cinesi di spendere di più: motivi e conseguenze

Le guerre commerciali tra Pechino e il resto del mondo sono spesso collegate a scelte economiche interne, in particolare alla propensione ai consumi. Secondo l’impostazione riportata da l’Economist, la Cina potrebbe ridurre la frequenza di tensioni tariffarie se i cittadini consumassero di più e risparmiassero meno: con vendite maggiori degli acquisti, il Paese genera guadagni superiori alle spese e accumula surplus destinati, in parte, ai mercati esteri. L’attenzione si concentra quindi su un nodo strutturale: la capacità del mercato interno di assorbire beni e servizi.

Nel tentativo di orientare l’economia verso una maggiore centralità della domanda interna, la leadership cinese ha avviato e accelerato interventi sulla circolazione di persone e diritti. Le misure recenti riguardano in modo diretto le regole connesse all’accesso ai servizi pubblici per i residenti nelle aree urbane, con l’obiettivo dichiarato di costruire un sistema più integrato.

consumi familiari e surplus commerciale: perché la Cina punta sul mercato interno

Il ragionamento parte da un confronto quantitativo: secondo la Banca Mondiale, i consumi delle famiglie cinesi rappresentano circa il 39% del PIL nazionale, contro una media globale compresa tra il 63% e il 67%. In un contesto del genere, la spinta verso l’aumento dei consumi diventa funzionale a riequilibrare i flussi economici e a ridurre la necessità di esportare eccedenze.

Il focus delle politiche interne mira a convincere la popolazione ad aprire il portafoglio, obiettivo già presente da tempo a livello programmatico. L’urgenza è cresciuta in seguito a COVID-19 e a incertezze internazionali, che hanno spostato l’attenzione sulle potenzialità del vasto mercato interno.

riforme cinesi per un mercato nazionale unificato e servizi legati alla residenza

Nel quadro delle trasformazioni istituzionali, nel luglio 2024 il Partito ha approvato la “Decisione di approfondire ulteriormente e in modo completo la riforma per promuovere la modernizzazione in stile cinese”, fissando come priorità la creazione di un “mercato nazionale unificato” e l’eliminazione delle barriere alla libera circolazione di capitali e talenti.

accesso ai servizi pubblici anche senza hukou urbano

Un passaggio ulteriore è arrivato il 22 maggio, quando il Consiglio di Stato ha diffuso i “Pareri di attuazione sulla promozione dell’erogazione dei servizi pubblici essenziali presso il luogo di residenza abituale”. Le nuove disposizioni consentono a tutti i lavoratori di iscriversi ai programmi di previdenza sociale nelle città in cui risultano impiegati, indipendentemente dalla registrazione ufficiale legata al sistema hukou.

Nelle aree interessate, istruzione, alloggi pubblici in affitto, assicurazione sanitaria di base e varie forme di assistenza sociale dovrebbero essere estese alla popolazione residente. Le stime riportate indicano oltre 357 milioni di persone coinvolte, secondo statistiche governative di fine 2025, che potrebbero uscire dalla condizione di esclusione “nell’ombra” e accedere al sistema previdenziale nazionale.

economia della migrazione: risparmio, consumi e surplus export

Il potenziale economico dell’operazione viene valutato come rilevante. Un documento del Fondo Monetario Internazionale (FMI), relativo al periodo 2012-2022, evidenzia che il tasso di risparmio delle famiglie di migranti residenti in città con hukou rurale risulta, in media, superiore di 6,8 punti percentuali rispetto a famiglie comparabili con hukou urbano.

Da qui la lettura proposta da l’Economist: la soluzione alle guerre commerciali passerebbe soprattutto attraverso una riforma in grado di liberare consumi, più che tramite interventi basati su dazi doganali. L’idea formulata è che una maggiore spesa dei migranti lascierebbe alle aziende cinesi meno merci in eccesso da riversare sui mercati globali, riducendo il surplus delle esportazioni, indicato in oltre 1.200 miliardi di dollari nell’anno precedente.

hukou: dalla funzione storica ai limiti attuali per i residenti in movimento

Il sistema hukou, introdotto negli anni Cinquanta da Mao Zedong, viene descritto come un passaporto interno capace di vincolare i diritti essenziali al luogo di registrazione. In origine serviva a impedire migrazioni incontrollate dalle campagne alle città, sostenendo la produzione agricola e preservando stabilità sociale in aree urbane con limitate opportunità di lavoro.

Nel tempo, con il cambio di priorità economiche, la mobilità è diventata necessaria per sviluppare parti del Paese considerate ancora arretrate. L’impostazione è dunque evoluta: negli ultimi decenni il sistema è stato gradualmente allentato.

riduzione dei divari, ma persistenza delle barriere nelle città più ricche

Oggi diverse città medie rendono più facile ai migranti ottenere uno status locale. Gli effetti economici della liberalizzazione risultano osservabili: secondo il FMI, il divario nei tassi di risparmio tra residenti con e senza hukou urbano è sceso da 11,8 punti percentuali nel 2014 a 3,2 punti nel 2022.

Resta però una frattura nelle metropoli più ricche, dove si concentra gran parte della popolazione migrante. In questi contesti, le barriere per ottenere la residenza completa continuano a essere molto elevate, condizione indicata come indispensabile per usufruire dei benefici principali. Nei nuclei urbani più accessibili, dove la probabilità di insediamento supera il 50%, ma con opportunità professionali inferiori, il trasferimento appare meno appetibile.

Inoltre, anche quando sulla carta la domanda sarebbe possibile, molti rinunciano per l’incapacità di dimostrare requisiti come l’avvenuto versamento di contributi previdenziali per diversi anni. Questo elemento pesa anche sugli impiegati della gig-economy, area che ha ricevuto regolamentazioni recenti con l’introduzione di tutele minime. Per altri ancora, la variazione di hukou non conviene perché comporterebbe la rinuncia ai diritti fondiari nel villaggio di nascita.

nuove misure e vecchia impalcatura: limiti su pensioni, istruzione e gaokao

Le misure più recenti cercano di semplificare l’iscrizione ai programmi legati alla residenza, ma sul piano sostanziale non sembrano eliminare le disuguaglianze profonde. Vengono richiamati, tra gli interventi in discussione, l’obiettivo di rendere più “conveniente” l’iscrizione dei bambini migranti alle scuole pubbliche, l’estensione degli alloggi pubblici in affitto ai residenti permanenti non registrati e l’aumento della copertura dell’assicurazione sanitaria. Sullo sfondo restano disparità da colmare.

pensioni: divari legati al regime urbano e rurale

Charles Sun e Christopher Nye, nell’analisi per la Jamestown Foundation, individuano nel sistema pensionistico un punto critico: chi è inserito nel regime urbano dei lavoratori dipendenti può contare su una pensione media pari a circa 17 volte quella di chi appartiene al circuito rurale o semi-rurale.

istruzione: accesso all’istruzione urbana e vincoli al gaokao

Sul fronte dell’istruzione, i figli dei migranti potrebbero frequentare scuole urbane più facilmente. Tuttavia l’accesso al gaokao, l’esame nazionale di ammissione all’università, resta collegato al possesso dell’hukou locale nelle grandi città. In termini operativi, la riforma risulta orientata a distribuire servizi con maggiore facilità, lasciando in piedi la struttura normativa che produce differenze tra categorie di residenti.

motivi fiscali, costi di integrazione e rischio di livellamento verso il basso

La debolezza principale viene attribuita alle motivazioni della manovra: secondo i due esperti, la riforma nasce più da necessità fiscali che da un obiettivo egualitario. Il costo stimato per integrare un migrante nel 2024 viene quantificato da Rhodium Group tra 50.000 e 155.900 yuan (indicati nell’intervallo 6.357 - 19.823 euro).

Considerando la popolazione interessata, l’ordine di grandezza complessivo risulterebbe tra 15 e 46 mila miliardi di yuan per tutta la “popolazione fluttuante” presente nelle città cinesi. Le nuove direttive, però, vengono descritte come orientate a ridistribuire risorse esistenti dentro un bilancio statale già sotto pressione, senza introdurre fondi aggiuntivi.

Ne consegue un meccanismo di trasferimento: per aumentare l’offerta a chi riceve i migranti, sarebbe necessario sottrarre risorse altrove. Da qui la previsione secondo cui la traiettoria non porterebbe alla “prosperità comune” indicata dal presidente Xi Jinping, ma introdurrebbe piuttosto un “livellamento verso il basso” dei privilegi urbani. L’esito atteso sarebbe una riduzione dei vantaggi anche per le élite locali, anziché un allargamento generalizzato dei benefici.

ostacoli politici: spostare il potere e l’interesse acquisito

Alla componente economica si aggiungono frizioni sul piano politico. L’abbattimento dei “muri invisibili” tra le città richiederebbe non soltanto il trasferimento di risorse tra aree geografiche, ma anche un cambiamento nei rapporti di forza interni.

Desmond Shum e la posta in gioco del trasferimento del potere

Per Desmond Shum, ex imprenditore di Hong Kong e autore di Red Roulette (2021), il problema reale consisterebbe nel trasferire il potere lontano dagli attori politici. Nell’analisi viene indicato che la questione include governi locali, imprese legate allo Stato, interessi acquisiti e la macchina statale che ha diretto il modello di crescita della Cina per decenni.

Viene riportata la sintesi secondo cui, in Cina, la decisione politica non si attiva semplicemente perché un intervento sarebbe economicamente corretto. La dinamica politica dipenderebbe invece dal confronto tra costo politico dell’azione e costo politico dell’immobilità.

Personaggi ed esperti menzionati:

  • Mao Zedong
  • Xi Jinping
  • Charles Sun
  • Christopher Nye
  • Desmond Shum
Pechino punta sul mercato interno, i cinesi devono spendere di più: così l’abolizione dell’hukou voluto da Mao può risolvere le guerre commerciali

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