Nuova diga nelle foreste casentinesi: perché il parco è a rischio

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Nuova diga nelle foreste casentinesi: perché il parco è a rischio

Una nuova opera idrica sta facendo emergere preoccupazioni in uno dei contesti naturali più rilevanti d’Italia e d’Europa. Nel parco delle Foreste Casentinesi, Monte Falterona e Campigna, area di altissimo valore ecologico e riconosciuta come patrimonio mondiale Unesco, la bozza di regolamento pubblicata dall’ente parco apre a scenari che riguardano captazioni idriche, con potenziali impatti su fiumi, infrastrutture esistenti e tutela ambientale.

parco unesco foreste casentinesi: al centro il rischio legato alle nuove captazioni

Il territorio coinvolto interessa circa 37mila ettari di aree verdi, distribuite tra Emilia-Romagna e Toscana. La descrizione del contesto vegetale richiama un bosco di faggio e abete bianco, arricchito da specie come acero montano, tasso, maggiociondolo e sorbo. I problemi, secondo quanto riportato, si concentrano soprattutto sul versante romagnolo.

La bozza di regolamento redatta dal Consiglio del parco contiene una sezione che introduce una novità: all’articolo 48, dedicato alle opere di captazione idrica, viene prospettata la possibilità di realizzare nuove captazioni idriche e opere di grande derivazione. I sette commi richiamano scopi legati ad acqua potabile e nuove esigenze per fronteggiare gli effetti negativi dei cambiamenti climatici, con riferimento alla siccità, oltre a indicare alcuni limiti.

articolo 48 e permesso per nuove derivazioni idriche: i punti contestati

Nel merito della contestazione, chi vive il parco considera la modifica regolamentare un grave pericolo. Il nodo centrale riguarda la distinzione tra interventi ammessi e interventi considerati invece vietati in passato, in particolare quando si parla di grandi derivazioni.

cosa prevede la deroga e perché viene considerata problematica

Il parco è nato nel 1993 grazie alla legge 394/91. All’interno, si ricorda che erano già presenti opere ereditate dagli anni Settanta e Ottanta, tra cui una grande diga da 60 milioni di metri cubi annui in un’area definita incontaminata, gestita da Romagna Acque, connessa all’approvvigionamento fino a valle e al mare: è l’invaso di Ridracoli.

Il Piano del parco, adottato nel 2002, prevede un divieto esplicito di costruire altre dighe o opere di grande derivazione, tanto per finalità idropotabili quanto per usi idroelettrici. Il quadro normativo attuale, secondo le informazioni disponibili, viene rimesso in discussione dalla bozza non approvata in passato: nel 2004 il parco sarebbe stato commissariato e il documento sarebbe rimasto solo sulla carta.

Enzo Valbonesi, già presidente del parco per dieci anni e oggi a capo del Circolo Legambiente Alto Bidente, spiega la logica della legge 394/91: la normativa stabilisce un divieto, ma il regolamento consente una deroga. Nel richiamare l’interpretazione, sottolinea che la deroga sarebbe riferita a esigenze circoscritte, come il fabbisogno di una casa o di una frazione. La criticità riguarderebbe invece le derivazioni considerate grandi, associate a un prelievo minimo indicato come esempio in cento litri al minuto.

esiste già l’invaso di ridracoli: perché le nuove opere sono viste come un precedente

Le preoccupazioni non si fermano al testo regolamentare. Viene richiamato che, oltre alle opere storiche, l’infrastruttura già esistente preleva 60 milioni di metri cubi annui. Secondo Valbonesi, l’introduzione di ulteriori derivazioni potrebbe costituire un precedente per gli altri parchi, e viene definita paradossale la scelta di prevedere interventi che, anziché tutelare i fiumi, ne permetterebbero un ulteriore sfruttamento.

alternative indicate: risparmio idrico e riduzione delle perdite

Il ragionamento attribuito a Valbonesi evidenzia che l’acqua non sarebbe trattabile come una semplice merce di scambio e che non sarebbe una royalty. In alternativa, vengono citati strumenti per garantire l’approvvigionamento potabile, con un focus su risparmio, manutenzione e riduzione delle perdite.

Nel contesto delle scelte di gestione, viene anche riportato che in quei giorni si prevede la concessione per la realizzazione, sul litorale di Rimini, di una piscina ogni due stabilimenti balneari. Questo elemento viene presentato come indicazione di un orientamento parallelo sulla domanda d’acqua, senza collegamenti ulteriori.

chi sostiene i nuovi progetti e quali riferimenti vengono richiamati

Le nuove captazioni vengono associate a un interesse diffuso. Vengono indicati soggetti e istituzioni che, in base a quanto riportato, spingono nella direzione di nuove opere. Tra questi: le città capoluogo di provincia con un arco che comprende Rimini, Cesena, Forlì e Ravenna, oltre a Confindustria e Romagna Acque.

Nel passato sarebbero stati presentati, con l’assenso dei sindaci, due progetti: uno per una diga da 20 milioni di metri cubi nel fiume Rabbi e un altro da 20 milioni di metri cubi nel Bidente.

posizione del ministero e confronto con altri parchi nazionali

Risulta che il ministero dell’Ambiente, a cui verrà inviato il regolamento dopo il 15 luglio (data limite per consentire ai cittadini di inviare osservazioni), sarebbe favorevole all’operazione.

Valbonesi richiama anche un confronto con altri parchi, sostenendo che Gran Paradiso, Stelvio, Dolomiti bellunesi e Parco nazionale d’Abruzzo non consentirebbero, nei propri regolamenti, la costruzione di opere di questo tipo. Nel ragionamento aggiunge che sulle Alpi la presenza di derivazioni esistenti avrebbe portato a un orientamento di chiusura verso nuove captazioni su scala industriale.

presidenza del parco in fase di rinnovo e ruolo delle regioni

La governance dell’ente è indicata come un elemento in movimento: la presidenza del parco risulta vacante da un anno e mezzo, con la direzione affidata alla vicepresidente e vicesindaca di Bagno di Romagna, Claudia Mazzoli. In base alla legge, il ministero dell’Ambiente avrebbe inviato una terna di nomi per il nuovo presidente, in modo che le due Regioni possano esprimere la propria posizione.

Secondo le indiscrezioni riportate, i candidati sarebbero tutti toscani e legati a Fratelli d’Italia. Vengono citati i mancati approvazioni: Eugenio Giani e Michele De Pascale non avrebbero dato via libera, per una ragione o per l’altra, non specificata oltre il riferimento al non gradimento.

tutela della biodiversità nel parco: specie di anfibi e pesci

Il parco, incluso nel sistema Rete Natura 2000, ospita specie considerate rilevanti per la conservazione. Nelle informazioni disponibili si indica la presenza di sei specie di anfibi di interesse comunitario, quindi inquadrate dalla Direttiva Habitat, oltre a due specie di pesci.

figure citate nel contesto della vicenda sulle captazioni

  • Daniele Zovi
  • Enzo Valbonesi
  • Claudia Mazzoli
  • Eugenio Giani
  • Michele De Pascale
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