Murgia parole gravissime e la divisione tra mondo letterario: cosa dicono gli scrittori
La polemica sulla sestina del Premio Strega 2026 continua a tenere banco, con un caso che coinvolge Michele Mari e il reintegro deciso dalla Fondazione Bellonci. La discussione ruota attorno a un episodio accaduto durante un tour ufficiale del Premio, in cui Mari avrebbe pronunciato espressioni su Michela Murgia. Nel frattempo, le reazioni di diverse figure del mondo letterario e le precisazioni pubbliche hanno riacceso il dibattito su confini tra sfera privata e responsabilità pubblica, oltre al peso delle parole nello spazio mediatico.
fondazione bellonci e reintegro michele mari nella sestina del premio strega 2026
La Fondazione Bellonci ha stabilito che Michele Mari non verrà espulso dalla sestina del Premio Strega 2026. La decisione nasce dalla valutazione del regolamento: secondo quanto emerso, l’assetto normativo non consente l’espulsione dello scrittore milanese per le dichiarazioni attribuitegli. Il caso resta al centro della discussione perché l’episodio sarebbe stato collegato a una conversazione avvenuta in ambito privato durante il trasporto dei concorrenti dello Strega da una città all’altra.
La ricostruzione fa riferimento al momento in cui, sul van che trasportava i partecipanti, Mari avrebbe sostenuto che Michela Murgia fosse “intransigente perché brutta”. L’episodio, dopo una fase di forte tensione, ha alimentato una copertura ampia e prolungata, tornando a far emergere termini e dinamiche tipiche di fasi precedenti di polemiche pubbliche molto accese.
l’episodio sul van e le frasi attribuite a michele mari
Il racconto dell’episodio viene fatto risalire al 18 giugno, quando il sestetto finalista si trovava sul pullmino diretto a Bisceglie. In quell’occasione, secondo quanto ricostruito, tra i partecipanti presenti sul mezzo sarebbero stati quattro i membri del gruppo finale (più l’autista), con la precisazione che risultavano mancanti Alcide Pierantozzi e Bianca Pitzorno.
In una chiacchiera tra colleghi, Mari avrebbe rivolto commenti a Elena Rui, descrivendo Murgia come “intransigente e violenta” e collegando tale caratterizzazione all’aspetto fisico. Le frasi riportate includono riferimenti ad atteggiamenti aggressivi che farebbero “pagare agli altri la sua bruttezza”, fino ad arrivare alla chiusura con l’idea che donne insoddisfatte e “che non piacciono” possano diventare rabbiose.
la replica di teresa ciabatti e la trasformazione del diverbio
All’interno della dinamica raccontata, sarebbe intervenuta subito Teresa Ciabatti, amica di Murgia, con una reazione immediata: le considerazioni attribuite a Mari verrebbero definite “inaccettabili” e parole che le avrebbero “fatto molto male”. In quel passaggio, la questione nata in ambito privato avrebbe poi assunto una dimensione pubblica in modo non chiarito, diventando di dominio diffuso attraverso la circolazione delle informazioni.
scuse pubbliche di michele mari e chiarimento sulla questione
Una volta entrata nella sfera pubblica, Mari avrebbe scelto di scusarsi in maniera formale. La comunicazione pubblica è presentata come una precisazione rispetto a “voci incontrollate” circolate sul presunto diverbio con Ciabatti. Mari sostiene di aver negato ogni riferimento all’aspetto fisico di Murgia e precisa che non avrebbe mai inteso farlo. La ricostruzione include anche un chiarimento avvenuto con Teresa Ciabatti, con l’indicazione che la stessa Ciabatti non avrebbe voluto proseguire con l’episodio.
Nel testo delle scuse viene inoltre indicato che l’intento sarebbe stato quello di rievocare, in un contesto privato, un “lontano episodio” di reciproca incomprensione, con l’affermazione che l’obiettivo non sarebbe stato offendere Michela Murgia.
parole alla letteratura: la posizione della fondazione bellonci
La vicenda presenta un’evoluzione: nelle fasi iniziali, la Fondazione Bellonci aveva stigmatizzato le dichiarazioni ritenute gravi, alimentando l’idea di un’uscita dalla gara. Successivamente, l’orientamento si è modificato, con l’argomentazione che il confronto debba restare centrato sulla letteratura. Il passaggio richiamato nella discussione sintetizza un principio: “gli scrittori si esprimono essenzialmente attraverso i loro libri” e sarebbe auspicabile che “le parole tornino alla letteratura”.
reazioni del mondo letterario: donatella di pietrantonio, lidia ravera e licia troisi
Le opinioni si sono moltiplicate. In particolare, Donatella Di Pietrantonio, vincitrice del Premio Strega 2024, ha commentato la questione riportando una valutazione netta sulla gravità delle affermazioni: se fossero vere, verrebbero considerate dichiarazioni molto gravi e, in generale, sarebbe grave che un uomo si esprima con quei termini.
La scrittrice di L’arminuta ha poi espresso dubbi sul carattere effettivamente privato del luogo e del contesto del dissidio, osservando che definire “conversazione privata” può diventare un argomento usato in difese collegate a discussioni recenti su chat sessiste, con un richiamo a come certe giustificazioni vengano impiegate quando il contenuto viene reso pubblico. Il parallelo viene presentato come “ardito” proprio perché la gravità legale ricordata nel confronto sarebbe legata al fatto che in quel caso si sarebbe arrivati a “rubare dalle telecamere” immagini di persone in un luogo pubblico.
Anche Lidia Ravera si è espressa sulla questione. Pur ammettendo che sia “sgradevole” essere resi pubblici quando si pensa di parlare in privato, ha indicato che la frase attribuita a Mari, secondo quanto riportato dai giornali, è grave. Il commento collega la gravità a quanto accadrebbe non come semplice “chiacchiera da bar”, ma in un contesto specifico: “come pullmino carico di scrittori e scrittrici”.
Su un’altra linea si colloca Licia Troisi, autrice di fantasy, che ha messo l’accento sul principio secondo cui un premio letterario dovrebbe premiare il libro e non la moralità, la simpatia o la condivisibilità delle opinioni dei premiati. Troisi suggerisce una “modesta proposta” legata alla pubblicazione dei libri senza l’indicazione dell’autore e conclude affermando che sarebbe pericoloso giudicare la moralità di chi pratica l’arte.
marco ciriello e la critica al focus sulle frasi anziché sull’opera
Più duro nei toni è apparso Marco Ciriello, che ha collegato la questione a una distinzione tra ciò che uno scrittore dice e ciò che produce con la scrittura. Secondo la linea riportata, lo scrittore “dice quello che gli pare” ma conta “per quello che scrive, non per quello che dice”. Nel ragionamento richiamato vengono citati due autori, indicati come riferimenti per sostenere l’idea che la valutazione debba rimanere ancorata all’opera.
Ciriello torna poi sull’episodio, descrivendolo come una situazione “sordiana” e attribuendo a Teresa Ciabatti il ruolo di ascoltare Mari per coglierlo in fallo, con l’ipotesi che il materiale possa essere diventato oggetto di diffusione mediatica. Conclude affermando che Mari resterebbe un “gigante” e che, indipendentemente dalla frase attribuita, l’opera rimane centrale.
La critica complessiva viene estesa anche ad altri attori della polemica: l’idea ribadita è che l’attenzione su radio, giornali, tv, premi e festival sarebbe stata collegata a un “apparato” più che a una scrittura capace di reggere il confronto. Il ragionamento finale sostiene che un “romanzo vero” sarebbe sufficiente a mettere in crisi le reazioni legate alla polemica.
personaggi coinvolti nella vicenda
- Michele Mari
- Michela Murgia
- Fondazione Bellonci
- Elena Rui
- Teresa Ciabatti
- Donatella Di Pietrantonio
- Lidia Ravera
- Licia Troisi
- Marco Ciriello
- Alcide Pierantozzi
- Bianca Pitzorno


