Multiproprietà Figc vuole cambiare le regole: cosa sta facendo Lotito
La campagna acquisti della Reggina sta assumendo un significato ben più ampio del semplice passaggio di proprietà. La scelta di Claudio Lotito di puntare sul club calabrese, in un contesto segnato dal divieto di multiproprietà nel calcio professionistico, riporta al centro un tema che da tempo divide presidenti e società: la possibilità di modificare la norma. Sullo sfondo c’è un intreccio di aspettative, interessi economici e scelte sportive che potrebbero cambiare gli equilibri anche nelle categorie inferiori.
claudio lotito e reggina: motivazioni, vendita e contesto economico
La decisione di Lotito di acquistare la Reggina si inserisce in un percorso preciso, non legato a una semplice intuizione di mercato. L’idea alla base dell’operazione ruota intorno alla convinzione che la norma sulla multiproprietà possa cadere o almeno essere attenuata. La Reggina, infatti, è finita in Serie D nel 2023 a causa di una complessa vicenda legata a inadempienze finanziarie. Nei due anni successivi, il club ha mancato la risalita definitiva, pur arrivando due volte secondo.
In questa fase l’attuale proprietario Nino Ballarino ha avviato la vendita, scegliendo l’offerta di Lotito: la cifra indicata si aggira intorno ai 2 milioni di euro, collocandola su un piano preferenziale rispetto a quella dell’imprenditore italo-americano Matt Rizzetta. Secondo le ricostruzioni presenti, l’operazione non sarebbe nemmeno un coinvolgimento laterale: Lotito comprerebbe in prima persona e Enrico (suo figlio) rientrerebbe addirittura nell’organigramma.
reggina come affare e il nodo multiproprietà: perché lotito investe
La logica dell’acquisto ruota sulla possibilità di trasformare una piazza importante in un progetto capace di generare valore. Nel presente, la Reggina viene descritta come un’occasione economica: con un investimento per 2 milioni di euro Lotito otterrebbe una base solida e una posizione potenzialmente rilevante per rilanci e sviluppo. La domanda centrale resta: che cosa potrebbe accadere se il club non potesse tornare nel professionismo al massimo livello?
La risposta è collegata al nodo normativo. Lotito, già proprietario della Lazio, ha sempre smentito l’intenzione di liberarsene, mentre l’adozione del divieto di multiproprietà viene richiamata come conseguenza di una vicenda che ha coinvolto la Salernitana, uscita di scena dopo un inatteso percorso verso la Serie A nel 2021, seguito da una querelle con la Figc.
se la norma cambia, la strada verso il professionismo cambia anche per gli altri
La vera notizia, dietro l’interesse per la Calabria, riguarda la possibilità che il vincolo possa essere rivisto. Le ricostruzioni riportano che in Serie A si sia parlato in modo specifico della multiproprietà, anche in occasione di un’assemblea di marzo. La discussione sarebbe avvenuta “fuori sacco” rispetto all’ordine del giorno, nell’ambito di una serie di istanze da sottoporre alla Federazione.
multiproprietà e under 23: perché la discussione prende forma
Il ritorno di fiamma sul tema nasce da una riflessione sul modello Under 23, adottato dal calcio italiano negli ultimi anni. La proposta, pur sostenuta come strumento di sviluppo, incontra l’opposizione di diversi presidenti per ragioni pratiche. Secondo quanto ricostruito, fin qui il bilancio sarebbe modesto nei risultati, con esempi citati come il “disastro” del Milan Futuro. Il modello implica anche costi rilevanti: l’iscrizione sarebbe molto onerosa, vicina a un milione di euro, mentre le spese di gestione per allestire una rosa competitiva risultano alte. Inoltre si sottolinea una difficoltà a generare valore: i giocatori non permetterebbero plusvalenze con la prima squadra e, allo stesso modo, la società non sarebbe facilmente rivendibile.
crisi del calcio di provincia e riduzione degli spazi
Accanto al tema Under 23 emerge la questione del calcio di provincia, particolarmente sentita in Serie C e D. Le ricostruzioni indicano che molte piazze rischiano di “annaspere” o scomparire. L’idea alla base del ragionamento è che, aumentando progressivamente il numero delle Under 23, resterebbe sempre meno spazio per le realtà dei campanili.
Da qui la proposta: autorizzare la partecipazione di società di Serie A (o delle rispettive proprietà) in club di categorie inferiori. In questo scenario, la multiproprietà verrebbe impiegata per alleggerire la crisi delle strutture di livello più basso, mantenendo un legame più stabile tra grandi società e territori.
proposta in serie a: lotito, fenucci e l’allineamento alla uefa
Tra i sostenitori dell’idea verrebbe indicato Claudio Lotito, già descritto come figura centrale nel progetto. La ricostruzione menziona anche Claudio Fenucci, amministratore delegato del Bologna, che starebbe valutando a sua volta l’acquisizione di una squadra in Serie D.
federcalcio pronta a rivedere la norma: disponibilità e modello uefa
In parallelo, viene riportato che il presidente della Lega Simonelli avrebbe riferito una disponibilità della FederCalcio a rivedere la norma, in modo da allinearla alla Uefa. Oggi, a livello europeo, la multiproprietà sarebbe vietata nella stessa competizione. L’effetto concreto viene richiamato con un caso specifico: il Crystal Palace è stato retrocesso in Conference dalla competizione europea in cui c’era già l’Olympique Marsiglia per lo stesso gruppo, dopo che la Europa League presentava condizioni di multiproprietà tra società dello stesso gruppo. La Uefa, inoltre, non fisserebbe percentuali precise, ma si sarebbe osservato un riferimento vicino al 30% in alcuni casi citati: partecipazione di Tony Bloom nel Brighton/Union Saint-Gilloise e collegamenti relativi a Heart of Midlothian.
multiproprietà in italia fuori dal professionismo: cosa potrebbe restare invariato
In Italia, la multiproprietà risulterebbe già permessa fuori dal perimetro del professionismo. La modifica oggetto di discussione sarebbe pensata per estendere l’applicazione: ad esempio, una società come quella della Reggina potrebbe arrivare almeno in Serie C e, per i dettagli ancora da definire, potrebbe anche raggiungere la Serie B. Rimane però un punto non negoziabile: la multiproprietà non sarebbe concepita per arrivare in Serie A, poiché su questo la Uefa sarebbe indicata come intransigente e non si ipotizzerebbero deroghe.
continuità federale e possibile accelerazione nelle riforme
Le ricostruzioni collegano il discorso alla fase precedente, quando in FederCalcio c’era ancora Gabriele Gravina, rendendo comunque valida la proposta. Viene richiamato anche il passaggio politico federale: Malagò verrebbe eletto in continuità con il predecessore. In questo scenario, l’avvio di una stagione di riforme potrebbe includere concessioni anche verso l’opposizione.
multiproprietà e promozione sportiva: le conseguenze nello scenario bari
Pur riconoscendo vantaggi per imprenditori e territorio, il tema multiproprietà mantiene un’incognita decisiva: il modo in cui viene gestita la legittima aspirazione di ogni squadra al massimo risultato sportivo. Le ricostruzioni citano il caso Bari, dove la multiproprietà della famiglia De Laurentiis avrebbe raggiunto un punto definito come “non ritorno” con la retrocessione in Serie C. La causa viene indicata come conseguenza di troppi campionati impostati secondo una logica descritta come “giocare a non vincere”.
La situazione avrebbe alimentato tensioni fino a coinvolgere il sindaco, che avrebbe minacciato di non concedere l’uso dello stadio San Nicola, salvo poi ritirare la posizione. In quel contesto sarebbero arrivate promesse sul futuro della società, considerate meno credibili alla luce dei ragionamenti sulla modifica della norma. Il motivo sarebbe la possibilità di mantenere una quota di minoranza nel Bari anche oltre il 2028, salvaguardando l’investimento e evitando l’obbligo di cessione totale.
Resta dunque il nodo più sensibile: la promozione in Serie A per il Bari e, in prospettiva, per qualsiasi piazza con ambizioni massime. Il cambiamento reale della norma è descritto come ancora da definire: il quadro attuale suggerisce che si valuterà se e come la regola verrà modificata. Nel frattempo, l’operazione reggina viene inquadrata come un passo connesso alle aspettative sulla possibile evoluzione normativa.
figure citate: proprietà e dirigenza coinvolte nel quadro
I nominativi ricorrenti nel contesto dell’acquisto e delle discussioni sulla multiproprietà sono:
- Claudio Lotito
- Enrico Lotito
- Nino Ballarino
- Matt Rizzetta
- Claudio Fenucci
- Simonelli
- Gabriele Gravina
- Malagò
- Tony Bloom
- De Laurentiis
