Lavoro in schiavitù: Volkswagen risarcirà tre ex operai agricoli brasiliani

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Lavoro in schiavitù: Volkswagen risarcirà tre ex operai agricoli brasiliani

Una vicenda legata agli anni Ottanta torna al centro dell’attenzione con una condanna emessa dalla giustizia del lavoro brasiliana. La filiale locale di Volkswagen è stata giudicata responsabile di aver sottoposto lavoratori a condizioni assimilabili alla schiavitù in una grande proprietà agricola, nota come Fazenda Volkswagen, con effetti concreti sul piano economico del risarcimento.

condanna in prima istanza Volkswagen: risarcimento da 2 milioni di reais

La filiale brasiliana di Volkswagen è stata condannata in prima istanza dalla giustizia del Lavoro del Brasile per le accuse relative a gravi violazioni dei diritti dei lavoratori avvenute in un periodo storico compreso tra gli anni Ottanta. La decisione prevede un risarcimento complessivo di 2 milioni di reais, pari a circa 340mila euro, destinato a tre ex dipendenti agricoli di un’azienda agricola appartenente al gruppo tedesco.

La sentenza riguarda lavoratori collegati a un’area agricola situata nello Stato settentrionale del Parà, in particolare a Santana do Araguaia.

fokos su fazenda “volkswagen”: abusi nella proprietà da 139.000 ettari

Il provvedimento del giudice ha posto al centro la realtà della Fazenda Volkswagen, una proprietà di 139.000 ettari conosciuta anche come Companhia Vale do Rio Cristalino. L’area era stata acquistata tra la fine degli anni ’70 e l’inizio degli anni ’80 per allevamento di bestiame e estrazione di legname.

attività contestate: adescamento, schiavitù per debiti e coercizione

Secondo quanto riportato nella ricostruzione processuale, supportata da documenti e testimonianze dei sopravvissuti, l’attività nella proprietà avrebbe incluso pratiche descritte come “adescamento, schiavitù per debiti, coercizione e sorveglianza armata”, con lo scopo di impedire ai braccianti agricoli di allontanarsi.

In questa cornice, la sentenza inquadra le condotte come forme di sfruttamento riconducibili a un trattamento assimilabile alla schiavitù e come un sistema di controllo con strumenti intimidatori.

motivazioni della sentenza: responsabilità dei dirigenti e gestione diretta

Nel corso del procedimento, la difesa di Volkswagen ha sostenuto che il reato dovesse ritenersi prescritto e ha fatto riferimento a un’organizzazione delle assunzioni tramite esternalizzazione. Il giudice ha respinto queste argomentazioni, sostenendo che il caso riguarda violazioni dei diritti umani considerate imprescrittibili secondo il diritto internazionale.

leadership aziendale: gestione diretta e profitto dallo sfruttamento

L’analisi dei documenti ha indicato che i dirigenti della casa automobilistica avrebbero avuto un ruolo apicale nella gestione dell’impresa agricola. La ricostruzione fornita in sentenza afferma che tali figure ricoprivano posizioni di leadership, con conseguente gestione diretta dell’attività sul territorio e con la possibilità di trarre profitto economico dallo sfruttamento del lavoro.

provvedimento e organo giudicante: tribunale del lavoro e giudice

La decisione è stata emessa dal giudice José Iraelcio de Souza Melo Junior del Tribunale del Lavoro di Redenção. La sentenza, collegata ai fatti risalenti agli anni Ottanta, stabilisce l’obbligo di pagamento del risarcimento, oltre a definire la responsabilità accertata nell’ambito della filiale brasiliana di Volkswagen per la vicenda nella proprietà agricola indicata nel procedimento.

nomi presenti nel procedimento

  • José Iraelcio de Souza Melo Junior (giudice)
“Lavoro in schiavitù”: Volkswagen dovrà risarcire tre ex operai agricoli brasiliani

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