Iran usa ancora ostacoli all’accordo cosa frena la fine della guerra e i motivi principali
La ricerca di un'intesa sul nucleare tra Iran e Stati Uniti incontra ancora diversi ostacoli pratici e politici, capaci di rallentare la chiusura dei negoziati. Secondo quanto riportato da CNN, basandosi su un funzionario americano informato sul confronto, tra i nodi più rilevanti emergono i risarcimenti economici richiesti da Teheran per i danni di guerra e la revoca delle sanzioni, elementi che incidono sui tempi e sulle formule ritenute accettabili da Washington. Sullo sfondo resta l'obiettivo attribuito al presidente Donald Trump: arrivare a un accordo percepito come più vantaggioso rispetto al Jcpoa firmato nel 2015 durante l’amministrazione di Barack Obama.
negoziati sul nucleare Iran-Usa: risarcimenti e sanzioni come principali freni
Nel quadro delle trattative, un punto centrale riguarda la richiesta iraniana di una forma di compensazione economica collegata ai danni di guerra. L’Iran avrebbe comunicato ai mediatori l’intenzione di ottenere tale compensazione subito dopo la firma di un memorandum d’intesa iniziale, evitando di attendere le fasi successive previste dall’impostazione complessiva dell’accordo.
Questa impostazione si scontra con la posizione dell’amministrazione Trump, che mostra preoccupazione per lo sblocco anticipato di fondi. Il timore espresso sarebbe che un alleggerimento economico prima del tempo riduca la pressione su Teheran e indebolisca uno degli strumenti di leva negoziale utilizzati dagli Stati Uniti nel processo.
richieste iraniane e vincoli di Washington: no al trasferimento diretto di denaro
La questione assume ulteriore sensibilità per Trump, che avrebbe chiarito ai propri collaboratori l’intenzione di non sottoscrivere un’intesa che implichi un trasferimento diretto di denaro americano verso l’Iran. La linea politica sarebbe legata alle critiche rivolte all’accordo del 2015, che secondo quanto riferito portò allo sblocco di 1,7 miliardi di dollari a favore di Teheran.
Nel corso delle trattative attuali, l’Iran avrebbe invece presentato richieste per circa 12 miliardi di dollari. La distanza tra le cifre e le modalità richieste rende più difficile individuare un meccanismo compatibile con le condizioni poste da Washington, soprattutto sul tipo di passaggio economico considerato accettabile.
alternative per aggirare l’impasse: fondi terzi e utilizzi umanitari
Per superare lo stallo, i consiglieri della Casa Bianca sarebbero al lavoro su formule alternative in grado di offrire benefici economici a Teheran senza un coinvolgimento diretto degli Stati Uniti. Tra le opzioni prese in considerazione figurano lo sblocco di fondi iraniani congelati da parte di Paesi terzi, come il Qatar.
Un’ulteriore ipotesi esaminata prevede il rilascio di asset destinati a impieghi esclusivamente umanitari. In questo schema rientrerebbero attività collegate a esigenze come acquisto di medicinali, alimenti e prodotti agricoli, con un perimetro che mira a ridurre il rischio, per l’amministrazione statunitense, di uno sblocco generalizzato.
fondo internazionale per la ricostruzione: condizionato all’accordo definitivo
Tra le proposte discusse nelle ultime settimane risulterebbe anche la creazione di un fondo internazionale per la ricostruzione dell’Iran. La disponibilità del fondo sarebbe finanziata principalmente dai Paesi del Golfo e attivabile solo dopo il raggiungimento di un accordo definitivo, così da collegare l’eventuale erogazione a un passaggio finale del negoziato.
condizioni per la revoca delle sanzioni: controllo dei fondi e scorte di uranio
Sul versante statunitense, la posizione attribuita alla Casa Bianca resta ferma: nessun alleggerimento delle sanzioni e nessun accesso ai fondi congelati prima che Teheran rinunci alle scorte di uranio altamente arricchito. In questo contesto, viene riportata una dichiarazione del presidente Trump durante una riunione di gabinetto la settimana precedente.
Secondo quanto riferito, Trump avrebbe detto che la sua amministrazione manterrà il controllo dei soldi che gli iraniani considerano propri, sostenendo che il ritorno dei fondi avverrà quando si procederà in modo conforme a quanto ritenuto corretto. In assenza di tale condizione, l’accesso ai fondi non sarebbe garantito.
personaggi citati nei negoziati Iran-Usa
Nel quadro descritto emergono riferimenti diretti a figure chiave del contesto politico e diplomatico:
- Donald Trump
- Barack Obama