Ebola in Congo sottostimato, Oxfam lancia l’allarme e spiega i rischi

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Ebola in Congo sottostimato, Oxfam lancia l’allarme e spiega i rischi

Un ritorno di attenzione internazionale sull’epidemia di Ebola sta evidenziando criticità sanitarie e logistiche profonde nella Repubblica Democratica del Congo, mentre in Europa si rafforzano le misure di controllo dopo il caso registrato in Francia. Tra richiami urgenti sulla gestione del contagio e l’avvio di sperimentazioni terapeutiche, il quadro complessivo mette al centro tempi di risposta, accesso ai servizi di base e capacità di diagnosi e contenimento.

ebola in congo: rischio di diffusione e risposta umanitaria insufficiente

Oxfam lancia un allarme dopo il primo caso di Ebola segnalato fuori dall’Africa. Un medico rientrato in Francia da Kinshasa diventa il punto di partenza per una preoccupazione più ampia: l’epidemia nella Repubblica Democratica del Congo sarebbe gravemente sottostimata. A oltre un mese dai primi casi registrati nel paese africano, l’organizzazione teme un allargamento del contagio se non viene attivata al più presto una risposta umanitaria e sanitaria adeguata.

Secondo Oxfam, nelle aree maggiormente colpite si riscontra una carenza enorme di acqua pulita e di servizi igienico-sanitari, elementi che rendono estremamente complesso contenere la diffusione del virus. L’ente sottolinea come, nelle province epicentro della risposta all’emergenza, la situazione resti particolarmente critica, con focus su Ituri.

accesso all’acqua, servizi sanitari e tracciamento dei contagi

Basandosi sui dati raccolti nel corso della risposta all’emergenza nelle aree più colpite, Oxfam sostiene che appena una struttura su cinque disponga di acqua pulita sufficiente. Il problema non riguarda solo l’igiene: viene indicata anche una grave carenza di medici e di protezioni di base. Inoltre, viene segnalato che non esistono vaccini disponibili, mentre il tracciamento dei contatti risulta fermo al 43%.

Manel Rebordosa, coordinatore della risposta di Oxfam nella parte orientale della Rdc, collega l’accesso all’acqua alla capacità di limitare l’emergenza sanitaria. Nel contesto descritto, persino i lavoratori nelle aree colpite, come i minatori, non possono contare su misure minime di igiene. Il costo dell’acqua potabile viene indicato in 2 dollari per 20 litri, cifra considerata fuori portata per la maggioranza della popolazione.

oms e sperimentazioni terapeutiche: due antivirali per ridurre la mortalità

Sul piano delle terapie, l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha comunicato che la settimana successiva dovrebbero iniziare le sperimentazioni di due diverse terapie per combattere l’epidemia legata al ceppo Bundibugyo. L’obiettivo è valutare se Mbpc-134 e Remdesivir possano contribuire a ridurre la mortalità nei pazienti infetti.

La sperimentazione è pensata per verificare l’efficacia dei due antivirali sia singolarmente sia in combinazione. L’annuncio viene collegato a una fase di contenimento che coinvolge direttamente Congo e Uganda.

prevenzione e diffusione in più paesi africani

Secondo quanto riportato da Africa Cdc, agenzia sanitaria dell’Unione Africana, si teme che l’epidemia possa colpire altri dieci paesi africani. In tale cornice, Rebordosa evidenzia un rischio legato alla mancanza di un sistema efficace di prevenzione: in assenza di misure adeguate, le famiglie farebbero ricorso a rimedi tradizionali, con il conseguente pericolo di ritardare le cure e favorire la diffusione del contagio.

caso in francia: rischio in ue ed esito delle misure di biosicurezza

Per quanto riguarda l’Europa, le autorità francesi rassicurano la popolazione sulle condizioni del medico rientrato dal Congo e risultato positivo al virus. L’Ecdc, il centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie, valuta che il rischio di trasmissione sostenuta nell’UE e nello Spazio economico europeo resti molto basso, purché siano presenti misure efficaci per diagnosi precoce, isolamento e trattamento dei pazienti.

isolamento, contatti individuati e quarantena di 21 giorni

Le misure indicate sarebbero state attivate rapidamente dal ministero della Salute francese. Il paziente è stato isolato in una struttura sanitaria designata e sottoposto alle misure di biosicurezza previste. Le condizioni del medico risultano stabili.

Al termine del tracciamento del viaggio, sono state individuate cinque persone entrate in contatto con lui. Anche queste persone sono state messe in isolamento per 21 giorni. Il medico si trovava a Kinshasa con un’associazione umanitaria ed è arrivato a Parigi senza sintomi; secondo il ministero, la carica virale rilevata sarebbe stata debolissima.

L’allarme di Oxfam: perché l’epidemia di Ebola in Congo è “gravemente sottostimata”. Primo caso Ue: isolato un medico in Francia
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