Cosenza, sopravvissuto a strage di migranti: ho visto l’orrore, è mafia del pakistan
Un racconto che mette a fuoco l’orrore e le fasi di una strage in cui, dopo la morte di quattro migranti, un solo bracciante agricolo è riuscito a sopravvivere. Il Tgr Calabria ha rintracciato e intervistato in esclusiva il giovane uomo, unico testimone vivo dell’eccidio avvenuto ad Amendolara, fornendo dettagli emersi dalle sue dichiarazioni.
tgr calabria intervista il sopravvissuto della strage ad amendolara
L’intervista dà voce a un cittadino afghano, indicato come unico sopravvissuto della strage di braccianti compiuta nella giornata precedente ad Amendolara. L’uomo, secondo quanto riportato, viveva insieme alle vittime a Villapiana.
Le sue parole descrivono un momento in cui avrebbe pensato di morire, collegando la sopravvivenza a un tentativo di fuga. L’uomo racconta di essere rimasto vivo per miracolo, dopo che quattro persone sarebbero morte bruciate vive.
le dichiarazioni sul rogo e la fuga dal luogo dell’eccidio
Il sopravvissuto afferma che tre delle vittime erano afghane. Secondo la sua ricostruzione, i due fermati, accusati di omicidio volontario, sarebbero stati gli uomini che volevano ottenere soldi per il trasporto che le vittime non avrebbero inteso versare.
La dinamica, così come narrata, sarebbe iniziata con l’introduzione di benzina nell’abitacolo e con l’accensione tramite un accendino, con conseguente combustione delle quattro persone. L’uomo dichiara di essere riuscito a fuggire rompendo un finestrino, mentre nel materiale video viene mostrato con le braccia fasciate per le ustioni.
denunce sul controllo dei lavoratori e le richieste di denaro
Nel corso dell’intervista, il bracciante sopravvissuto riferisce anche di minacce rivolte a lui e agli altri. L’uomo sostiene che cittadini pakistani lo avrebbero minacciato con coltelli e pistole per costringerlo a lavorare e, allo stesso tempo, che non venivano riconosciuti i pagamenti.
Le sue dichiarazioni riportano una distinzione tra ciò che sarebbe stato fornito e ciò che sarebbe stato negato: cibo e casa sarebbero stati garantiti, mentre i soldi no. L’uomo aggiunge poi l’esistenza di una “grande mafia del Pakistan”, espressione utilizzata per descrivere il presunto sistema di controllo.
accuse e fermati per omicidio volontario
Due persone risultano fermate nell’ambito della vicenda. Secondo quanto riferito, sono accusate di omicidio volontario e vengono indicate come i responsabili dell’azione che avrebbe portato alla morte dei quattro migranti. Il sopravvissuto lega le loro motivazioni alla richiesta di denaro per il trasporto e al rifiuto delle vittime di consegnare i soldi.
figure citate nell’intervista
Nel racconto emergono i seguenti nominativi:
- Francesco Salvatore (giornalista, microfoni del quale l’uomo ha rilasciato le dichiarazioni)