Class action dei vip a milano per The Core: quote d’ingresso tra 4.000 e 50.000 euro sparite nel nulla
Parlare di club super-esclusivi a Milano significa entrare in un terreno dove promesse di prestigio e vicende legali finiscono spesso per intrecciarsi. The Core, denominato da alcuni come “la class action dei ricchi”, è al centro di un dossier che coinvolge quote di ingresso, ritardi di ristrutturazione e un contenzioso immobiliare che, dopo anni di attesa, ha portato soci e consulenti a muoversi sul piano giudiziario.
Il progetto riguarda un club con sede in uno storico palazzo in corso Matteotti 14, in un’area a pochi passi dal Duomo e da piazza San Babila. Nelle brochure vengono indicati ristoranti, terrazze panoramiche, spazi per eventi, biblioteca, galleria d’arte, sale riunioni, aree wellness e ambienti dedicati al networking internazionale, con un’immagine complessiva pensata per generare grande entusiasmo.
the core: quote, attese e un progetto avviato nel 2019
Il progetto risale al 2019, ma resta “sulla carta” mentre i lavori di ristrutturazione procedono a rilento, con ritardi e date di apertura rinviate nel tempo. Nel racconto che circola attorno alla vicenda, emergono anche le reticenze da parte dei soggetti coinvolti.
Secondo le ricostruzioni disponibili, sarebbero coinvolti circa 700 soci, con versamenti ipotizzati tra 4.000 e 50.000 euro, oppure tra 8.000 e 26.000 euro oltre Iva. Su base matematica, viene indicata una possibile raccolta complessiva nell’ordine di 7 e 18 milioni di euro, in un contesto in cui la trasparenza resta limitata.
Gli iscritti citati rientrano nel perimetro dell’élite economica e professionale milanese: tra i nominativi compaiono Nino Tronchetti Provera, Giovanni Del Vecchio, Angelo Moratti, Marialuisa Gavazzeni Trussardi, Antonio Versace, Remo Ruffini, Andrea Recordati ed Emanuela Galtrucco, insieme ad altri aderenti.
focalizzazione crescente e riferimento a episodi discussi
All’interno della vicenda, i nomi delle fondatrici, Jennie e Dangene Enterprise, vengono accostati a documenti noti come “Epstein files”, elemento che contribuisce ad aumentare l’attenzione sul caso. Di fronte alla crescente attenzione, si registra un clima di silenzio con dichiarazioni descritte come molto caute e preferenza per rinviare ogni commento.
contenzioso immobiliare: pegno, cessione e risoluzione contrattuale
Il passaggio decisivo emerge con un contenzioso immobiliare che cambia l’assetto della società legata all’immobile. La società Core Matteotti Srl, titolare del contratto relativo all’immobile, viene prima data in pegno a favore di Reinvest come garanzia di un finanziamento da 500 mila euro. Successivamente, la stessa società viene ceduta al prezzo simbolico di un euro alla Reinvest, che decide di accollarsi i debiti al fine di preservare il contratto sull’immobile.
In un successivo passaggio viene previsto un accordo di sublocazione che avrebbe dovuto consentire a The Core di occupare gli spazi una volta completati i lavori. Secondo quanto attribuito a Reinvest, le garanzie economiche richieste, indicate in 10,2 milioni di euro, non sarebbero mai state presentate.
Nel febbraio 2026 il contratto viene considerato risolto per inadempienza, con conseguente uscita del palazzo dalla disponibilità di The Core. Dopo sette anni di attesa, il contesto si chiude sul piano operativo e si apre sul piano legale: a partire dalla fase successiva, la vicenda diventa terreno di azioni coordinate e iniziative individuali.
le azioni legali dei soci: recupero quote e strumenti diversi
Dopo la risoluzione contrattuale, un gruppo di soci si rivolge a uno studio legale e tributario Lexia per avviare azioni coordinate con l’obiettivo di recuperare le quote versate. Altri si orientano verso lo studio legale Pizzoccaro di Brescia, con deposito di un esposto in Procura. Parallelamente, alcuni soci promuovono cause individuali, mentre la class action si configura come possibilità concreta.
Nel racconto complessivo, il club risulta rimanere un sogno, con la sola presenza di qualche evento svolto in location provvisorie, mentre restano assenti indicazioni dettagliate sull’evoluzione complessiva del progetto. La riservatezza viene descritta come elemento diffuso tra i soggetti danneggiati, anche sul piano dell’immagine.
nomi in primo piano e reazioni: tra valutazioni personali e silenzi
Tra le voci emerse, l’imprenditore Nino Tronchetti Provera dichiara di aver perso denaro legato all’iniziativa e precisa che non ha aderito alla class action. Interpellato sul costo dell’iscrizione, risponde di non ricordarlo e sottolinea che tende a rimuovere le vicende considerate negative.
Nel quadro delle discussioni relative alle quote, viene anche osservata la differenza tra importi non uniformi. Nel racconto, sono citati livelli diversi di membership e la presenza di sconti per chi porta altri soci. Sul punto, viene riportato che alcuni soggetti sarebbero stati contattati da conoscenti presentati come “amici”, con una spinta reputazionale indirizzata a convincere l’iscrizione.
Una persona contattata nella vicenda, identificata come Eddy De Vita, risulta legata a Emanuela Galtrucco. Al tentativo di approfondire, la risposta fornita richiama la necessità di sentirsi più avanti, con rinvio di ogni chiarimento.
Personaggi citati nella vicenda:
- Nino Tronchetti Provera
- Giovanni Del Vecchio
- Angelo Moratti
- Marialuisa Gavazzeni Trussardi
- Antonio Versace
- Remo Ruffini
- Andrea Recordati
- Emanuela Galtrucco
- Eddy De Vita
- Jennie
- Dangene Enterprise
milano e il lusso sociale: il contesto del clubbing e le reazioni recenti
La vicenda si colloca nel quadro di un interesse crescente verso il clubbing di lusso a Milano, descritto non come semplice frequenza di locali, ma come ecosistema sociale in cui relazioni, affari e prestigio si intrecciano. Nel racconto vengono citati esempi come Casa Cipriani, The Wilde e l’Soho House nel palazzo che ospitava il defunto Cinema Arti, oltre a una serie di indirizzi esclusivi che contribuiscono a trasformare l’accesso in un nuovo simbolo di status.
In questa lettura, The Core avrebbe intercettato la medesima logica: non puntare soltanto su un servizio definito, ma su un networking inarrivabile basato sulla presenza di imprenditori, manager, professionisti e famiglie dell’economia italiana.
mail del 26 aprile e dichiarazioni delle fondatrici
Nonostante la fase legale e l’esito che ha portato alla risoluzione del contratto, Jennie e Dangene Enterprise dichiarano di non essersi arrese e di aver già realizzato importanti investimenti. Lo scorso 26 aprile viene indicato un invio di email ai membri del club con l’obiettivo di fornire rassicurazioni, ribadendo l’intenzione di continuare a costruire la community di Core a Milano.
racconto del socio: promesse di cerchie e conseguenze sul piano aspettative
Tra le testimonianze raccolte, emerge la descrizione di una dinamica basata su “cerchi concentrici” della città. Viene raccontato che l’accesso a certe relazioni sarebbe stato prospettato come un vantaggio esclusivo, con l’idea di entrare in una cerchia più interna non raggiungibile senza quella scelta. Il racconto include anche l’immagine di un progetto che, nella percezione del socio, assomiglia più a un inganno che a un reale percorso di accesso.
da progetto a causa: la transizione verso il tribunale
Nel quadro complessivo delineato, il club rimane senza la piena realizzazione promessa e la strada verso un confronto giudiziario diventa una conseguenza naturale, con soci e consulenti orientati alla tutela tramite azioni legali, inclusa l’ipotesi di class action e iniziative parallele.


