Cig nel lavoro nelle ore più calde testo ancora non pronto nodi sulla pubblica utilità
Un’ondata di calore intenso sta riportando l’attenzione sulle ordinanze di stop al lavoro in alcuni comparti, con misure che cambiano da regione a regione e che, per le aziende, possono intrecciarsi anche con strumenti di tutela economica. Il quadro nazionale si muove attorno a una possibilità già prevista dal Consiglio dei ministri: l’accesso, in determinati settori, alla cassa integrazione in deroga quando l’attività debba fermarsi nelle giornate contrassegnate dal bollino rosso.
La cornice normativa, secondo quanto appreso da fonti ministeriali, trova però un passaggio ancora in fase di definizione: il testo non sarebbe ancora disponibile, perché la scelta di inserirla nel decreto Infrastrutture sarebbe maturata all’ultimo momento. Nel frattempo, proseguirebbero le interlocuzioni con la Ragioneria di Stato sulle coperture, mentre si discuterebbe l’inserimento dei lavoratori del comparto pesca.
ordinanze stop al lavoro: quadro regionale e categorie coinvolte
Lo scorso anno molte regole si erano concentrate su agricoltura, edilizia, logistica e consegne a domicilio nelle ore più critiche. Quest’anno, l’ondata di caldo prolungata sta riattivando i controlli e il dibattito, con un’accelerazione in diverse aree: in sei casi le tutele risulterebbero già operative dalla fine di maggio, segno di una pianificazione anticipata rispetto al passato.
Alcune regioni hanno inoltre ampliato l’ambito di applicazione includendo nuove tipologie di attività. In particolare, la Puglia avrebbe imposto l’obbligo di fermare le attività negli spazi confinati, ovvero ambienti indoor con scarsa ventilazione.
valle d’aosta e province autonome: eccezioni senza regole stringenti
Secondo il quadro delineato, restano fuori dall’impianto più rigoroso solo poche eccezioni. Al momento, Valle d’Aosta e le Province autonome di Bolzano e Trento non avrebbero previsto regole stringenti. Nel caso del Trentino si registrerebbero soltanto linee guida, contestate dai sindacati.
Per le restanti regioni, invece, risulterebbero attivate le misure previste dalle ordinanze.
pubblica utilità e “buco” nelle ordinanze: niente stop automatico
Il nodo centrale che si ripropone riguarda la formula con cui le ordinanze delimitano le eccezioni. La dicitura della “pubblica utilità” ha già suscitato discussioni nel passato, anche in collegamento agli appalti di questo ambito. In testi regionali, infatti, compare la previsione che le prescrizioni non trovano applicazione per le pubbliche amministrazioni, per i concessionari di pubblico servizio e per i rispettivi appaltatori quando si tratti di:
- interventi di pubblica utilità
- pronto intervento
- protezione civile
- salvaguardia della pubblica incolumità
La previsione non elimina comunque l’esigenza di adottare misure organizzative e operative per ridurre l’esposizione dei lavoratori alle alte temperature. Resta, inoltre, un elemento fondamentale: non è previsto alcuno stop automatico.
calabria e campania: interpretazione più stringente della deroga
La presenza della clausola sulla pubblica utilità apre la porta a letture estensive, che in effetti non risultano uniformi tra le regioni. Ad esempio, la Lombardia nei chiarimenti avrebbe indicato una definizione ampia, collegata all’interesse della collettività e alla necessità di tutelare vita e incolumità dei lavoratori.
Secondo l’interpretazione richiamata, sarebbero considerati interventi di pubblica utilità quelli che, per prudenziale apprezzamento dell’amministrazione appaltante, non siano procrastinabili o differibili ad orari diversi, in relazione alla continuità di servizi pubblici essenziali.
deroga tra 12 e 16: solo per interventi improrogabili
Nel 2025/2026, emerge però un passo in avanti in alcune regioni. La Calabria e la Campania limiterebbero la non applicazione del divieto di lavoro tra le 12 e le 16 agli interventi improrogabili e indispensabili per il ripristino di servizi essenziali, a fronte di eventi imprevedibili. Una formulazione presentata come più stringente rispetto a quella adottata altrove.
altre estensioni: dal veneto alle marche tra rinegoziazioni e raccomandazioni
Alcune regioni si concentrano sugli effetti sui tempi di consegna e sugli aspetti contrattuali. In particolare, Veneto ed Emilia-Romagna evidenzierebbero che l’eventuale interruzione delle attività di pubblica utilità, con conseguente sforamento dei termini concordati, può includere la possibilità di rinegoziare i termini. In tale scenario non sarebbero applicate penali e non sarebbe prevista la risoluzione del contratto.
friuli e toscana: anticipo e posticipo con scavalco regolamenti
Il Friuli e la Toscana prevedrebbero una deroga che, nei fatti, consentirebbe di tutelare i lavoratori senza impattare in modo significativo sull’avanzamento dei cantieri. L’impostazione consentirebbe l’anticipo e il posticipo dei lavori di un’ora, superando i regolamenti comunali relativi alla disciplina delle attività rumorose.
Questa regola risulterebbe valida per tutti, con un’unica eccezione: comuni con densità turistica alta o superiore e con vocazione marittima.
piemonte, marche e lombardia: raccomandazioni alle amministrazioni
Piemonte, Marche e Lombardia si limiterebbero invece a una raccomandazione alle amministrazioni locali: valutare l’opportunità di derogare alle norme per consentire lo svolgimento delle attività in fasce orarie più fresche.
studio e risultati: ordinanze e riduzione degli infortuni
A supporto dell’esigenza di regolare il lavoro nei giorni di canicola, viene richiamato uno studio peer review pubblicato sul Journal of Exposure Science & Environmental Epidemiology. La valutazione dell’efficacia delle misure preventive sarebbe stata condotta nell’ambito del progetto Worklimate, con una piattaforma che calcola lo stress termico.
La ricerca sarebbe stata condotta da ricercatori del Cnr e da Inail. Il risultato riportato indica che, nell’estate 2024, l’anno più caldo registrato a livello globale, si osserverebbe una riduzione significativa dei tassi di infortunio nelle regioni che avevano adottato le ordinanze, pur risultando più esposte a caldo intenso rispetto alle altre.
riduzioni nel settore edile e agricolo
Nel dettaglio:
- nel settore edile il tasso di infortuni risulterebbe inferiore del 21,9% rispetto alle regioni prive di ordinanza;
- nel settore agricolo la riduzione sarebbe di circa il 25%;
- nei giorni classificati a maggior rischio dalla piattaforma, la diminuzione nel settore delle costruzioni supererebbe il 40%.
intervento di marco morabito nello studio
Nel contributo riportato, Marco Morabito indicheerebbe come l’analisi evidenziasse gli effetti delle misure preventive nelle aree che adottano le ordinanze rispetto a quelle che non le hanno applicate, in relazione allo stress termico stimato tramite Worklimate.
Personaggi citati
- Marco Morabito
