Caldo estremo: rifugi climatici, come funzionano e perché quasi nessuno ne parla
Le ondate di calore stanno diventando una prova concreta per molte città italiane: non basta parlare di piani di adattamento o strategie estive. La differenza, sul campo, la fanno gli strumenti davvero operativi per ridurre il rischio per la popolazione, soprattutto quando le temperature si combinano con l’afa.
Fino al prossimo fine settimana, e con la possibilità che la situazione resti simile anche dopo, diverse aree urbane raggiungeranno valori elevati, spesso tra 35 e 38°C. Firenze, Bologna, Torino, Milano e Roma sono indicate tra le città più esposte, con punte 37-38°C anche in presenza di caldo secco. Nelle zone costiere, invece, a rendere l’ondata più difficile da sopportare incide la maggiore umidità, con riferimento specifico alle aree lungo l’alto Adriatico: Venezia e Trieste, ma anche Genova, Napoli e Bari.
emergenza caldo e salute: cosa cambia tra caldo secco e umidità
La percezione del disagio non dipende soltanto dal valore della temperatura, ma anche dalle condizioni di umidità e dall’effetto afa. In presenza di caldo secco i picchi termici possono risultare comunque critici, mentre sulle aree costiere l’umidità tende a rendere lo stress termico più marcato. In entrambi i casi, i programmi amministrativi diventano efficaci solo se si trasformano in misure concrete e facilmente fruibili.
piani per l’estate e rifugi climatici: la risposta in città
Molte città italiane si sono dotate di piani per affrontare l’emergenza climatica, con percorsi che includono anche la mappatura di rifugi climatici. Bologna risulta la prima città italiana a essersi strutturata con un Piano di adattamento ai cambiamenti climatici, mentre Milano ha sviluppato il Piano Aria Clima. Successivamente sono stati avviati anche interventi specifici per la stagione estiva e, in diverse realtà, attività dedicate alla rete dei rifugi.
milano: rete “spazi freschi” e accesso diffuso
Un esempio riportato riguarda Milano, dove agli inizi di giugno il Comune ha diffuso l’aggiornamento della mappa interattiva legata agli “Spazi Freschi”. La rete comprende 116 luoghi distribuiti nei nove Municipi, indicati come spazi accessibili e utilizzabili per ripararsi dalle ondate di calore.
Gli “Spazi Freschi” vengono descritti come aree verdi di dimensioni superiori ai 5.000 metri quadrati, con una copertura arborea che garantisce il 50% di ombra. La rete include anche la presenza di panchine e fontanelle dell’acqua, oltre a riferimenti come case di quartiere e biblioteche con locali climatizzati. La mappa interattiva consente di individuare lo spazio più vicino.
bologna e altri esempi: dal totale dei rifugi alle iniziative locali
La città di Bologna viene richiamata come riferimento, anche per essere stata tra le prime a strutturare una rete ufficiale di rifugi climatici. Nel caso di Milano, viene inoltre riportato un dato che emerge da un confronto internazionale: incrociando ricerche pubblicate su riviste come lancet e nature, è stato indicato che Milano risulta seconda città europea su 854 analizzate per rischio di mortalità legato al caldo, con la prima posizione attribuita a bologna.
Per il 2026, la rete cittadina di Bologna risulta ampliata con 8 nuovi spazi, portando il totale a 24 rifugi climatici ufficiali distribuiti su tutto il territorio urbano. Firenze è descritta come realtà con l’istituzione di decine di aree tra biblioteche, cascine e parchi.
Roma, pur avendo avviato diverse iniziative, risulta indicata come città senza una lista ufficiale dei rifugi climatici. In base a quanto riportato, nella Capitale gli over 70 hanno accesso gratuito in piscina, mentre non risulta presente una mappa strutturata dei rifugi con elementi come parchi, musei o luoghi di accoglienza.
rifugi climatici e conoscenza pubblica: il nodo della comunicazione
Il problema segnalato non riguarda soltanto la presenza di luoghi idonei, ma la conoscenza reale degli strumenti da parte dei cittadini. La comunicazione degli enti e la disponibilità di mappe interattive, insieme alle informazioni fornite in conferenze stampa, non raggiungono sempre la popolazione, soprattutto le fasce più fragili, come gli anziani.
se la mappa non è utile nell’urgenza
Secondo quanto riportato, si pone una questione operativa: in caso di malore, una persona in strada potrebbe non essere in grado di cercare indicazioni all’ultimo momento. La criticità descritta riguarda la necessità di riferimenti che siano immediati, visibili e riconoscibili, più adatti all’urgenza rispetto a informazioni che richiedono ricerca. L’obiettivo indicato è trasformare luoghi già esistenti in punti conosciuti.
segnaletica e cartelli come supporto alla fruizione
È indicata, tra le soluzioni suggerite, la richiesta di dotare le città di cartelli e segnaletica dedicati. In questo modo, la rete dei rifugi climatici potrebbe diventare più utilizzabile proprio nel momento in cui serve un orientamento rapido e comprensibile.
servizi sanitari e condizioni ambientali: criticità segnalate
Oltre ai rifugi climatici, viene richiamata una criticità legata a servizi sanitari che dovrebbero essere garantiti con continuità. In queste ore viene segnalato che, in sette ambulatori della Asl Roma, mancherebbe un adeguato sistema di climatizzazione oppure non funzionerebbe correttamente.
La descrizione dell’attività ambulatoriale include prestazioni specialistiche svolte a ritmi elevati, tra cui visite cardiologiche, endocrinologiche, diabetologiche, pneumologiche e neurologiche, oltre ad altre branche. La problematica viene collegata a disagi per operatori e pazienti, con particolare riferimento a anziani, persone fragili e soggetti con patologie croniche.
stress da calore in aumento: giornate oltre 32°C percepiti
Con una seconda ondata di calore in meno di un mese, emerge anche un quadro quantitativo tramite una nuova indagine. Viene indicato che la quota di giornate estive con temperatura media percepita superiore a 32°C — soglia oltre la quale l’organismo entra in forte stress da calore — è passata dal 39% nel periodo 1991-2000 al 62% nel periodo 2021-2025.
Per l’estate del 2025, le Regioni con la percentuale più alta di giornate oltre la soglia riportata includono Puglia, Sicilia e Basilicata, insieme a Emilia-Romagna e Lombardia. I dati sono legati al report “L’estate che scotta”, elaborato a partire dalle informazioni messe a disposizione dai ricercatori Stefano Tersigni e Alessandro Cimbelli dell’istat.
L’associazione ambientalista attribuisce l’evoluzione a una dinamica associata alla crisi climatica, alimentata dalle aziende dei combustibili fossili, considerate responsabili del surriscaldamento globale. Il rapporto analizza i capoluoghi di Regione anche attraverso dati sulle temperature delle superfici urbane e sulle isole di calore, cioè zone urbane più calde rispetto alle aree circostanti per la presenza di asfalto, cemento ed edifici capaci di assorbire e trattenere calore. L’analisi include indicatori su stress termico a livello nazionale e regionale.
isole di calore e temperature delle superfici: indicatori nelle città
Nel quadro dei capoluoghi di Regione, la media delle temperature superficiali massime registrate nell’estate del 2025 è descritta come allarmante: dieci città su venti avrebbero superato i 40°C, con picchi oltre i 44°C a Roma, Torino e Cagliari.
È precisato che questo indicatore non misura la temperatura dell’aria né la temperatura percepita. Riguarda invece la temperatura fisica delle superfici urbane, quindi quella di elementi come asfalto, tetti, muri e aree verdi. L’informazione serve a rappresentare la vivibilità urbana e l’entità dell’esposizione legata al riscaldamento di elementi costruttivi e materiali.
personaggi citati:
- Fabrizio Pregliasco
- Antonio Magi
