Board of peace si riunisce a cipro: piano gaza in stallo totale
Sei mesi di risultati inferiori alle aspettative e la necessità di ripartire con nuovo slancio: il Board of Peace, organismo internazionale pensato per gestire il dopoguerra a Gaza, si prepara a una riunione di verifica a Cipro. L’appuntamento arriva dopo un avvio ritenuto poco efficace e si concentra su un progetto che, a pochi mesi dalla creazione, si è trovato bloccato su punti considerati centrali.
board of peace: riunione a cipro per fare il punto sul piano per gaza
La convocazione è stata anticipata dal Times of Israel, secondo cui i rappresentanti dell’organismo si incontreranno sull’isola per valutare lo stato di avanzamento di un progetto avviato da tempo relativamente breve. La verifica coinvolgerà esponenti del Board of Peace, del Comitato nazionale per l’amministrazione di Gaza (NCAG) e dell’Ufficio dell’Alto Rappresentante guidato dall’ex inviato delle Nazioni Unite Nickolay Mladenov.
Successivamente, la Cyprus News Agency (CNA) ha confermato la sede e la tempistica citando fonti governative. Secondo la CNA, Cipro ospiterà la riunione dell’organo amministrativo responsabile dell’attuazione del Piano per Gaza previsto dalla Risoluzione 2803 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, dopo le notizie diffuse dai media israeliani relative a un incontro tra rappresentanti di organismi connessi al Consiglio per la Pace.
piano per gaza e risoluzione onu 2803: struttura e obiettivi principali
Il Board of Peace rappresenta uno dei pilastri del piano in venti punti presentato da Donald Trump nel settembre 2025 con l’obiettivo di porre fine all’offensiva di Israele a Gaza. Dopo l’ottenimento del cessate il fuoco tra Israele e Hamas nell’ottobre successivo, Washington è riuscita a far approvare al Consiglio di Sicurezza dell’ONU la Risoluzione 2803, che ha ratificato il piano e attribuito al nuovo organismo un ruolo di supervisione della situazione nella Striscia fino al 2027.
costituzione e componenti operative: polizia palestinese e stabilizzazione
Il progetto è stato formalmente costituito nel gennaio 2026, con 28 Paesi membri fondatori. L’impianto prevedeva la creazione di una nuova forza di polizia palestinese e di una Forza Internazionale di Stabilizzazione, incaricate di garantire la sicurezza e accompagnare la ricostruzione dell’area colpita dal conflitto.
stallo dell’iniziativa: inefficacia, obiettivi fermi e risorse non impiegate
A distanza di pochi mesi dalla nascita, il Board of Peace è stato giudicato sostanzialmente inefficace. Secondo quanto riportato dal Times of Israel, l’attenzione internazionale si è progressivamente spostata verso la crisi con l’Iran e verso gli attacchi successivi condotti da Stati Uniti e Israele contro la Repubblica islamica, contribuendo a lasciare in secondo piano l’implementazione del piano a Gaza.
L’impasse riguarda praticamente tutti i principali obiettivi dell’iniziativa. I negoziati sul disarmo di Hamas restano bloccati; il Comitato nazionale per l’amministrazione di Gaza (NCAG) risulta fermo al Cairo e non ha mai potuto entrare nella Striscia; la forza internazionale prevista dal piano esisterebbe soltanto sulla carta.
finanziamenti promessi e mancata attuazione: la questione dei fondi
Nonostante le promesse di finanziamento per circa 17 miliardi di dollari emerse durante una conferenza dei donatori a Washington, il Washington Post osserva che è stata raccolta una somma ben inferiore e che praticamente nulla è stato speso. La sproporzione tra raccolta dichiarata e impiego effettivo si inserisce nel quadro di blocco operativo che ha caratterizzato il progetto.
nickolay mladenov e la valutazione sul futuro di gaza
Lo stato del piano è stato evidenziato anche da Nickolay Mladenov, che ha lanciato un allarme specifico. A sette mesi dal cessate il fuoco, ha affermato che la strada verso il futuro di Gaza resta chiusa e ha indicato che la realtà non corrisponde alle promesse fatte ai palestinesi.
La dichiarazione riportata mette in luce una frattura tra le aspettative generate dall’accordo e l’avanzamento effettivo della fase successiva. In parallelo, l’analisi dello stallo converge su un nodo determinante: il disarmo di Hamas.
disarmo di hamas: precondizione politica e rifiuto su consegna completa delle armi
Il mancato accordo sul disarmo di Hamas pesa in modo decisivo sul blocco dell’iniziativa. Il movimento islamista continua a rifiutare la consegna completa delle armi, adducendo come motivo il fatto che Israele non avrebbe rispettato gli impegni assunti con il cessate il fuoco.
Dal lato opposto, il governo di Benjamin Netanyahu considera il disarmo una precondizione indispensabile per procedere con il processo politico e con la ricostruzione. La situazione viene descritta come sostanzialmente ferma, con un riconoscimento ufficiale dello stallo anche da parte di mediatori coinvolti nei negoziati.
bischarah bahbah: constatazione di uno stallo persistente
Ad inizio giugno, il mediatore palestinese-americano Bishara Bahbah ha dichiarato che al momento siamo in una situazione di stallo. La posizione evidenzia l’assenza di progressi concreti, legati soprattutto all’assenza di un’intesa sul disarmo e alla conseguente mancata attivazione dei passaggi previsti per il governo e la stabilizzazione della Striscia.
partecipanti nominati per la verifica a cipro
La riunione a Cipro coinvolge figure legate ai diversi livelli dell’impianto amministrativo e di mediazione del piano.
- Board of Peace
- Comitato nazionale per l’amministrazione di Gaza (NCAG)
- Nickolay Mladenov
- Ufficio dell’Alto Rappresentante
- Bishara Bahbah
- Benjamin Netanyahu
