Autonomia e salute: riforma al buio e rischio diritto alla salute
La strada verso l’autonomia differenziata in materia di tutela della salute viene descritta, da Salutequità, come un percorso ancora privo delle condizioni necessarie per un avanzamento dei relativi schemi di intesa. Durante un’audizione in Commissione Affari costituzionali della Camera dei deputati, Tonino Aceti ha evidenziato una serie di criticità legate alla definizione di livelli assistenziali, alla quantificazione delle risorse, alla qualità dei controlli e alla valutazione degli effetti sull’equità delle cure nel Paese.
autonomia differenziata in sanità: criticità secondo salutequità
Nel corso dell’audizione, il presidente di Salutequità ha richiamato l’esistenza di condizioni non sufficienti per procedere con l’approvazione degli schemi di intese preliminari finalizzati all’attribuzione di ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia nella sanità. Il confronto è avvenuto in relazione a intese preliminari tra il Governo e le Regioni Liguria, Lombardia, Piemonte e Veneto.
Secondo l’associazione, il percorso presenta numerose criticità, tra cui:
- incertezza collegata all’aggiornamento dei Lea (livelli essenziali di assistenza) e dei Lep;
- assenza di costi e fabbisogni standard definiti;
- sistema di riparto delle risorse ritenuto iniquo;
- controlli insufficienti sulla qualità dell’assistenza sanitaria.
valutazione indipendente e impatto nazionale: le richieste di analisi
Un altro punto centrale riguarda la mancanza di una valutazione indipendente degli effetti che una maggiore autonomia potrebbe produrre non solo all’interno delle quattro Regioni coinvolte, ma anche sul resto del Paese. Salutequità afferma che non sarebbero stati analizzati in modo adeguato gli impatti su bilanci regionali, mobilità di pazienti e professionisti sanitari, e garanzie di equità nell’accesso alle cure.
Per l’associazione, l’operazione viene definita una sorta di riforma al buio e viene collegata al rischio di:
- accentuare le disuguaglianze territoriali;
- favorire un regionalismo competitivo anziché solidale.
principi del servizio sanitario nazionale e rischio di frammentazione
La posizione di Salutequità, espressa nella nota riportata, nasce anche dalla constatazione della mancata presenza di un’analisi indipendente fondata su dati e valutazioni oggettive sull’impatto complessivo della maggiore autonomia. Viene indicato come possibile l’effetto sulla sostenibilità dei servizi sanitari regionali e sul rispetto dei principi di equità e solidarietà del Servizio sanitario nazionale.
Secondo Salutequità, il quadro potrebbe configurare un rischio di regionalismo asimmetrico di tipo competitivo, anziché solidale e cooperativo, anche in considerazione dell’assenza di misure perequative, tra cui l’attuazione del Fondo perequativo.
L’associazione sottolinea inoltre che non sarebbero stati approfonditi:
- gli effetti economico-finanziari collegati all’autonomia;
- le conseguenze sulla mobilità sanitaria di cittadini e professionisti;
- le ricadute sull’equità di accesso alle cure e sul rispetto uniforme dei diritti dei pazienti.
lea e monitoraggio: incertezza sui diritti sanitari
Aceti avverte che l’autonomia differenziata in sanità rischierebbe di essere attuata senza adeguate garanzie e senza valutazioni preventive. Nel richiamare lo stato dei livelli assistenziali, viene indicato che gli attuali Lea, fermi al 2017, sarebbero ormai superati. Al contempo, vengono citate decisioni del Tar che, secondo quanto riportato, avrebbero aumentato l’incertezza sui diritti sanitari effettivamente garantiti ai cittadini.
Viene inoltre evidenziata l’assenza di criteri oggettivi per definire i costi e i fabbisogni standard. Sul fronte del controllo, Salutequità considera insufficiente il sistema di monitoraggio dei Lea, poiché metterebbe in luce forti differenze tra Regioni.
effetti su migrazione di pazienti e professionisti
Secondo l’associazione, consentire alle Regioni più forti di disporre di maggiori risorse e di ampliare l’autonomia gestionale potrebbe accentuare il divario territoriale. In questo scenario, viene indicato il rischio di una migrazione di pazienti e professionisti sanitari dalle aree considerate più deboli verso quelle con maggiori capacità organizzative o risorse.
Per questo motivo, Salutequità chiede sistemi indipendenti di monitoraggio e valutazione dell’impatto della riforma. L’associazione ritiene che l’attuale quadro normativo non offra garanzie sufficienti per tutelare equità, solidarietà e uniformità del diritto alla salute su tutto il territorio nazionale.
conclusione: rischio di frammentazione dei diritti
La posizione riportata si chiude con l’avvertimento di Aceti: procedere in tali condizioni significherebbe mettere a rischio i principi su cui si fonda il Servizio sanitario nazionale, esponendo i cittadini a una frammentazione dei diritti e delle opportunità di cura.
Personaggi e membri citati:
- Tonino Aceti