450 miliardi di nuove tasse Ue von der Leyen sfida i governi europei

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450 miliardi di nuove tasse Ue von der Leyen sfida i governi europei

Il negoziato sul prossimo bilancio dell’Unione europea per gli anni 2028-2034 sta vivendo un avvio acceso, con un punto di frizione centrale: le nuove tasse proposte dalla Commissione. Il nodo non riguarda soltanto l’entità delle risorse, ma anche chi paga, quanto e dove finiscono gli introiti una volta raccolti. In mezzo, governi divisi su priorità e dimensione complessiva del bilancio, mentre Bruxelles tenta di aumentare le “risorse proprie” per sostenere il budget.

bilancio ue 2028-2034: il nodo tasse e risorse proprie

Le proposte della Commissione puntano ad alimentare il bilancio tramite cinque nuove misure fiscali, con l’obiettivo di raccogliere 450 miliardi nell’arco del settennato. La reazione degli Stati membri non è conciliata: durante il Consiglio Ue, Ursula von der Leyen ha rivolto ai governi un avvertimento legato alla mancata crescita delle risorse proprie. Senza un incremento significativo di quelle entrate, che derivano da prelievi riscossi negli Stati e versati a Bruxelles, si prospetta l’alternativa di un aumento dei contributi diretti o la possibilità di un taglio del bilancio del 40%.

La tensione politica, però, non sembra aver prodotto un cambio immediato di rotta nei principali orientamenti: un diplomatico Ue, riportato da Politico.eu, ha descritto la minaccia come “assurda” e non tale da generare timori decisivi. In parallelo, la trattativa segue un canale di mediazione interna all’Ue, con un passaggio operativo affidato all’Irlanda.

dimensioni del budget: spaccatura nord e germania vs europa mediterranea

Il confronto sul bilancio non ruota soltanto attorno alle imposte. Il dissenso riguarda anche la dimensione complessiva del pacchetto finanziario, oggetto di contestazione da parte di Germania e Paesi nordici. Friedrich Merz, Cancelliere tedesco, ha sostenuto la necessità che i numeri scendano, escludendo un nuovo debito comune anche alla luce della gestione tecnica descritta come problematica di precedenti strumenti collegati ai Pnrr.

Su posizioni opposte si colloca l’Europa mediterranea: Pedro Sanchez, premier spagnolo, ha indicato l’esigenza di un bilancio più ambizioso e l’introduzione di debito comune. Al centro della trattativa c’è la proposta negoziale elaborata dalla presidenza di turno cipriota, che ha già operato una riduzione del 2% rispetto a quanto avanzato dalla Commissione nel 2025.

proposta cipriota: importi e rapporto sul reddito lordo

La cifra complessiva sul tavolo ammonta a 1.730 miliardi di euro in sette anni. A questa base si aggiunge 134 miliardi di euro destinati a ripagare i debiti dei Pnrr nazionali. Ne risulta un valore pari a circa 1,23% del reddito lordo dell’Ue, con uno scarto di poco più di un decimale rispetto al bilancio 2021-2027, cioè quello attualmente in vigore. Il quadro generale, secondo i numeri indicati, non viene presentato come una vera svolta, ma comunque sufficiente a riaccendere la contrarietà dei Paesi del Nord Europa, indicati come contribuenti netti.

politiche europee e priorità di spesa: agricoltura e coesione vs difesa e innovazione

La frattura tra i governi riguarda anche la ripartizione delle risorse. Germania e Paesi nordici chiedono tagli rilevanti a politica agricola e politica di coesione, considerate fino a oggi l’asse portante del bilancio comunitario, con una quota importante destinata alle aree più arretrate. In parallelo, viene rivendicata una riallocazione verso difesa e innovazione, area su cui si registra l’appoggio dei Paesi Baltici.

Controcampo opposto arriva da un gruppo di 16 Stati, definiti “amici della coesione”, tra cui figura anche l’Italia. Questo schieramento non accetta riduzioni sostanziali delle tradizionali politiche europee. La presidenza cipriota ha tentato di costruire un compromesso, ma l’esito ha generato irritazione generalizzata: secondo quanto riportato, l’Olanda ha etichettato la soluzione come “inaccettabile, insostenibile, squilibrata e fuorviante”.

le nuove cinque tasse proposte: Ets, Cbam, tabacco, rifiuti elettrici e contributo fisso

Il cuore dell’impasse viene riassunto nella questione dei pagamenti: i contributori netti rifiutano di versare ulteriori somme, mentre altri Stati non accettano una riduzione dei trasferimenti. La Commissione prova a sciogliere il nodo aumentando la quota di risorse proprie, che oggi garantisce circa il 10% o poco più del bilancio. In tale logica rientrano le cinque nuove tasse avanzate da Ursula von der Leyen e dal suo gruppo, pensate per essere applicate sul territorio nazionale e poi canalizzate verso Bruxelles.

ets: prelievo 30% sui proventi

La Commissione chiede il 30% dei proventi del sistema Ets, collegato alla tassa sul carbonio.

cbam: prelievo 75% sui proventi

Per il meccanismo Cbam, la richiesta sale al 75% dei proventi. Si tratta della tassa sul carbonio prodotto all’estero per le filiere europee.

tabacco, rifiuti elettrici e contributo fisso sulle grandi imprese

Ulteriori introiti sarebbero generati da:

  • un balzello del 15% sul tabacco;
  • un prelievo di 2 euro al chilo sui rifiuti elettrici non riciclati;
  • un contributo fisso compreso tra 100mila e 750mila euro a carico delle imprese più grandi.

Complessivamente, l’impianto dovrebbe portare alle casse dell’Unione fino a 66 miliardi di euro all’anno per sette anni, per un totale stimato di circa 450 miliardi. L’obiettivo viene presentato come circa un quarto dell’intero budget.

contrarietà diffusa: paesi contrari e precedenti fallimenti delle proposte

La proposta incontra opposizione trasversale. La fonte descrive che tutti i Paesi, in modo diverso, si dichiarano contrari. Giorgia Meloni, ad esempio, chiede l’abolizione del sistema Ets, rendendo evidente l’impossibilità di sostenere un meccanismo in cui i proventi verrebbero trasferiti altrove. La Germania, inoltre, non intende aprire a un’imposta fissa sulle grandi imprese.

In generale, emerge la difficoltà politica di aumentare le tasse senza alienare il consenso elettorale, soprattutto quando i proventi vengono destinati a Bruxelles. Questo è anche il motivo per cui proposte simili, già considerate nella cornice del bilancio 2021-2027, furono poi cassate. Nella fase attuale, dopo sette anni, il peso di Bruxelles risulta cresciuto per via di dinamiche legate alle guerre, mentre anche il Parlamento europeo spinge per un bilancio più ampio, con risorse proprie più elevate e un obiettivo che superi il muro dei 2.000 miliardi. In tale contesto, l’operato di von der Leyen appare segnato da minacce politiche pur senza risultati concreti finora, e la soluzione prospettata resta un rinvio.

rinvio e mediazione irlandese: proposta al consiglio europeo di ottobre

L’uscita dalla fase di stallo passa attraverso un meccanismo di continuità negoziale. L’Irlanda, che assumerà la presidenza di turno dell’Ue dal 1° luglio, è incaricata di presentare un pacchetto di proposte specificamente sulle tasse al Consiglio europeo di ottobre. Secondo i rumors, l’attenzione potrebbe includere anche il settore delle cripto e le Big Tech americane, con un riferimento alla presenza di molte sedi a Dublino.

La fonte indica anche una spinta politica a cercare un accordo in tempi rapidi. Viene citato Jordan Bardella, candidato alla presidenza francese per il Rassemblement National di Marine Le Pen: in dichiarazioni riportate, avrebbe affermato che, in caso di vittoria, il contributo francese all’Unione verrebbe dimezzato. Se una simile ipotesi si concretizzasse, secondo la narrazione, verrebbe ulteriormente messo sotto pressione il tema delle risorse proprie e della sostenibilità finanziaria del bilancio.

principali figure citate nel negoziato sul bilancio e sulle tasse

Nel quadro descritto compaiono diverse personalità istituzionali e politiche coinvolte direttamente o richiamate per posizioni e dichiarazioni:

  • Ursula von der Leyen
  • Friedrich Merz
  • Pedro Sanchez
  • Giorgia Meloni
  • Jordan Bardella
  • Marine Le Pen
Bilancio Ue, Von der Leyen propone 450 miliardi di nuove tasse: volano stracci coi governi

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