Tennis Bublik odia il doppio e il padel

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Tennis Bublik odia il doppio e il padel

Alexander Bublik torna al centro dell’attenzione del tennis con una polemica ormai nota, capace di riaccendere il dibattito su doppio e padel. Il tennista kazako ha ribadito la propria avversione per queste varianti rispetto al gioco in singolo, trasformando una semplice questione sportiva in un’affermazione netta e facilmente riconoscibile.

alexander bublik e la polemica sul doppio

Nel corso di un’intervista rilasciata al Guardian, Alexander Bublik ha sostenuto che chi si dedica al doppio non giocherebbe “davvero” a tennis. Un’impostazione che riprende un’idea già emersa in passato e che, anche questa volta, viene proposta con toni categorici.

Secondo Bublik, la transizione verso il doppio sarebbe legata principalmente a una logica di sostituzione: se non si sa giocare in singolo, si finisce per giocare in doppio; e, nel caso in cui nemmeno il doppio trovi spazio, allora si andrebbe verso il padel. La sequenza che il tennista ha descritto rende il suo ragionamento particolarmente diretto e immediato.

la frase di bublik su “mezzo tennis” e padel

Bublik ha sintetizzato il proprio punto di vista con una formula che riassume l’intera posizione: “Non è tennis, è mezzo tennis”. Da qui l’idea che il percorso sportivo possa assumere una progressione definita, partendo dal singolo e arrivando alle discipline considerate alternative.

La dichiarazione prosegue con un passaggio ulteriore, in cui Bublik collega la competenza nel doppio alla scelta successiva: se non si sa giocare in doppio, si gioca a padel. In questo modo, il tennista costruisce un collegamento tra abilità, opzioni disponibili e forma del gioco.

perché i giocatori scelgono il doppio: motivazione economica

Al di là del giudizio tecnico, Bublik ha indicato anche una spiegazione pratica sul perché molti atleti si orientino verso il doppio. Nel suo ragionamento, il punto centrale sarebbe economico: la scelta nascerebbe dalla percezione, una volta iniziata l’attività professionale, che il doppio rappresenti un’opportunità capace di generare guadagni.

il business del tennis professionistico

La motivazione viene descritta con riferimento al “grande business” legato al tennis. Bublik ha affermato che, già quando si iniziano a ottenere entrate giocando, diventa chiaro quanto l’attività agonistica possa tradursi in un lavoro in cui l’aspetto economico pesa in modo determinante.

trofei e stadi: la necessità di guadagnarsi da vivere

Nella parte conclusiva del ragionamento, Bublik ha riconosciuto il valore di elementi come vincere trofei e giocare in stadi belli, descrivendoli come aspetti positivi dell’esperienza sportiva. Allo stesso tempo, ha sottolineato che, alla fine, resta il dovere di guadagnarsi da vivere.

la motivazione personale quando è diventato professionista

Il tennista ha collegato la propria scelta di diventare professionista a una spinta concreta: ha indicato come motivazione principale il bisogno di trovare un percorso sostenibile nel contesto del tennis, mettendo in primo piano la dimensione lavorativa della carriera.

personaggi citati

  • Alexander Bublik

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