Tassare i ricchi per salvare il clima analisi di randers e kellerhoff

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Tassare i ricchi per salvare il clima analisi di randers e kellerhoff

Viaggi suborbitali, grandi patrimoni e montagne di emissioni condividono un filo comune: l’idea che la crisi climatica e le disuguaglianze seguano dinamiche intrecciate. Un’esperienza nello spazio, come quelle citate nel 2021, diventa un simbolo estremo dei consumi dei più ricchi; parallelamente, i dati richiamati da un’analisi politico-ecologista mostrano come anche ricchezza, investimenti e responsabilità emissiva si concentrino ai vertici della società. Ne emerge la proposta di una soluzione che intrecci giustizia climatica e redistribuzione: imposte sui grandi patrimoni, affiancate da una fiscalità più equa su eredità e redditi alti.

turismo spaziale e crisi climatica: un legame strutturale

Le stime riportate mettono a fuoco la portata ambientale dei viaggi suborbitali. Un viaggio come quello di Richard Branson nel 2021, insieme a esperienze offerte dalla Blue Origin di Jeff Bezos, viene collegato al rilascio nell’atmosfera di circa 300 tonnellate di CO2, con una quota stimata 75 tonnellate a passeggero. L’ordine di grandezza viene interpretato in relazione a quanto produce, in un’intera vita, una persona appartenente al miliardo più povero del pianeta. L’immagine del turismo spaziale per miliardari è presentata come un esempio estremo di un problema più ampio: la crisi climatica e le disuguaglianze non sono eventi separati, ma fenomeni collegati “a doppio filo”.

tassare i grandi patrimoni per redistribuire e finanziare la transizione

La soluzione proposta ruota attorno alla necessità di una transizione ecologica credibile che includa una redistribuzione della ricchezza. Le emissioni, infatti, non sarebbero distribuite in modo uniforme: concentrandosi ai vertici della piramide, richiedono strumenti fiscali capaci di intervenire dove il contributo è maggiore. In questa prospettiva, un’imposta sui grandi patrimoni viene indicata come componente centrale, insieme a un’imposizione più equa sulle eredità.

come nasce l’impostazione del libro

Gli autori inquadrano il tema nella tradizione del Club di Roma e nelle analisi sui “limiti planetari” legati alla crescita. Accanto a questi riferimenti, viene richiamata una lettura critica dell’impostazione neoliberista affermatasi dagli anni Ottanta: secondo l’analisi, la riduzione delle tasse e la deregolamentazione del settore finanziario avrebbero contribuito ad aumentare la disparità di reddito e ricchezza nella maggior parte dei Paesi. Il libro mira quindi a mettere in collegamento dati sulla crisi climatica e risvolti per la politica fiscale, valorizzandone anche la dimensione divulgativa.

autori, riferimenti e contesto: dal Club di Roma alle disuguaglianze globali

Jørgen Randers, economista norvegese e professore emerito alla BI Norwegian Business School, viene ricordato come uno degli autori storici del rapporto del Club di Roma “I limiti dello sviluppo” (1972). Till Kellerhoff dirige i programmi dell’organizzazione fondata nel 1968 per cercare soluzioni a sfide globali; tra queste attività è citato il programma Earth for All, avviato per tradurre in azioni concrete i contenuti dell’omonimo rapporto. La ricostruzione del quadro teorico richiama anche il lavoro di Thomas Piketty e del World Inequality Lab di cui è co-direttore, oltre al Nobel Robert Stiglitz, indicato come coordinatore di un gruppo di esperti indipendenti incaricato lo scorso anno dalla presidenza sudafricana per redigere il primo rapporto sulle disuguaglianze globali.

All’interno di questo orizzonte, viene sottolineata la proposta di creare un “Ipcc della disuguaglianza” modellato sull’Intergovernmental panel on climate change. Ulteriore riferimento è Gabriel Zucman, teorico di una tassa minima globale sui grandi patrimoni.

germania e italia: concentrazione della ricchezza e forbice sociale

L’analisi viene costruita partendo dal caso della Germania, utilizzata come esempio di una crescente concentrazione della ricchezza in Occidente. Nel Paese, il 10% più ricco possiede circa il 60% della ricchezza totale. L’1% controlla circa il 30% del patrimonio nazionale, in larga parte ereditato. Per esprimere le dimensioni della distanza sociale, viene riportato un calcolo indicativo: per accumulare un miliardo di dollari un lavoratore tedesco medio, con stipendio lordo mensile di circa 4.100 euro, dovrebbe lavorare per oltre 20mila anni senza spendere nulla.

La traduzione dei numeri nel contesto italiano è affidata alla cura dell’edizione italiana, condotta da Gianfranco Bologna. In Italia, il 10% più ricco detiene una quota analoga a quella tedesca. Il salario medio viene indicato attorno a 35.600 euro lordi annui, pari a poco meno di 1.900 euro netti al mese. Anche qui viene richiamata una componente patrimoniale centrale: il 63% delle grandi ricchezze deriverebbe da eredità.

responsabilità nelle emissioni: concentrazione ai vertici e ruolo degli investimenti

La sproporzione non si limita alla ricchezza. Lo stesso divario emerge nella ripartizione delle responsabilità delle emissioni globali di gas serra. Il 10% più ricco della popolazione mondiale genera circa la metà delle emissioni. Il 50% più povero contribuisce invece per appena il 12%. Ancora più in alto, l’1% più ricco, indicato in 77 milioni di persone, produce quasi il 17% delle emissioni globali; lo 0,1% più ricco, pari a 7,7 milioni, emette 70 volte la media mondiale.

La concentrazione viene collegata non solo a consumi visibili come yacht, jet privati e turismo spaziale, ma soprattutto a dinamiche economiche: molte fortune sarebbero legate a settori ad alta intensità fossile e ad attività finanziarie che alimenterebbero la crisi climatica.

strumenti fiscali e misure per finanziare la transizione: dalla exit tax al “quantitative easing ecologico”

Per ottenere le risorse necessarie alla transizione, vengono richiamate posizioni di diversi economisti, inclusa quella della premio Nobel Esther Duflo, secondo cui sarebbe equo tassare maggiormente i Paperoni. Randers e Kellerhoff adottano una proposta basata su imposta sui grandi patrimoni e su tassazione progressiva di eredità e redditi più elevati. Sul piano della fattibilità politica e tecnica, gli autori indicano la condivisione di informazioni fiscali tra Paesi e una exit tax per chi trasferisce residenza e capitali all’estero, così da limitare l’elusione.

finanziare investimenti pubblici e interventi statali

Nell’ultima parte del quadro si discutono anche strumenti ulteriori per finanziare investimenti pubblici in infrastrutture, tecnologia, prodotti e servizi per affrontare la crisi ambientale. Tra le misure citate compare un “quantitative easing ecologico” da parte delle banche centrali, con la possibilità che acquistino in modo strategico obbligazioni verdi. Si considerano inoltre programmi pubblici di investimento e forme di intervento come il reddito di base incondizionato.

Il punto conclusivo insiste sull’urgenza: gli autori affermano che, se non si sfruttano i prossimi dieci anni per adottare misure decisive, le conseguenze ecologiche e sociali della crisi climatica sarebbero devastanti. Per questo viene indicata la necessità di ripensare in modo radicale l’attuale sistema fiscale e distributivo, includendo anche l’aspetto occupazionale.

personaggi e figure citate

  • Richard Branson
  • Jeff Bezos
  • Lauren Sanchez
  • Jørgen Randers
  • Till Kellerhoff
  • Gianfranco Bologna
  • Thomas Piketty
  • Robert Stiglitz
  • Gabriel Zucman
  • Esther Duflo
Tassare i ricchi per salvare il pianeta: perché disuguaglianze economiche e crisi climatica vanno affrontate insieme
Tassare i ricchi per salvare il clima analisi di randers e kellerhoff
Categorie: PoliticaEconomia

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