Svizzera rifiuta un italiano alla guida di un reparto: risposta di francesco maisano alle accuse di zurigo

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Svizzera rifiuta un italiano alla guida di un reparto: risposta di francesco maisano alle accuse di zurigo

La vicenda che scuote la sanità elvetica ruota intorno a Francesco Maisano e a un dossier universitario che descrive presunte criticità legate a interventi cardiochirurgici e all’impiego di dispositivi definiti “innovativi”. Dopo giorni di accuse, polemiche e tentativi di ottenere commenti pubblici, il professore decide di rispondere in forma scritta, ricostruendo il proprio ruolo a Zurigo, contestando le ricostruzioni dell’Università e affrontando temi centrali come rischio clinico, innovazione e conflitti di interessi.

francesco maisano: incarichi e passaggi tra zurigo e san raffaele

Secondo quanto riportato, Francesco Maisano ha guidato dal 2014 al 2020 il reparto di cardiochirurgia dell’Università di Zurigo. Dal 2021 ricopre il ruolo di primario presso il San Raffaele di Milano. La ricostruzione delle polemiche nasce da una vicenda che l’Università avrebbe formalizzato in un documento interno, delineando un quadro di presunti eccessi di mortalità e criticità operative nel periodo indicato.

dossier universitario zurigo: eccesso di mortalità e contestazioni

L’Università di Zurigo avrebbe presentato un “dossier indipendente” che richiama un eccesso di mortalità compreso tra 68 e 74 casi per la chirurgia convenzionale. Nel documento viene indicato anche un quadro distinto per gli interventi percutanei, in relazione ai quali sarebbe stato riscontrato un eccesso di mortalità pari a 11 decessi nel periodo 2016-2020, con l’indicazione di un possibile nesso contestato nei confronti del professor Maisano.

risposta scritta di maisano: contesto, accuse e resistenze

Dopo un periodo di silenzio, Maisano replica tramite un documento scritto che difende la propria condotta e muove a sua volta critiche. Nel testo, il professore descrive la chiamata a Zurigo nel 2014 per assumere la direzione in un reparto che, secondo la sua ricostruzione, richiedeva un profilo scientifico internazionale. Viene quindi delineato un ambiente definito culturalmente e istituzionalmente complesso, con difficoltà nel costruire un’équipe coesa attorno a una visione condivisa dell’innovazione clinica.

Nel quadro delle sue affermazioni, viene anche riportata la presenza di resistenze legate al fatto di essere un clinico italiano operante in un contesto svizzero-tedesco, descritto come un luogo che “non aveva mai accettato” l’assunzione di un ruolo di primario da parte di un clinico italiano in un’unità considerata rilevante.

cardioband e interventi percutanei: complicanze e benefici limitati secondo il dossier

Uno dei punti centrali delle contestazioni riguarda l’uso di dispositivi medici innovativi, indicato come “inappropriato” in 13 casi. In particolare, viene menzionato l’impiego di interventi percutanei, quindi procedure non basate sul cuore aperto.

Il dossier universitario, descritto come composto da 216 pagine, riporta che tra febbraio 2015 e aprile 2020 sarebbero stati impiantati 44 CardioBand in 43 pazienti. Nello stesso documento vengono segnalate gravi complicanze in cinque pazienti, incluse lesioni delle arterie coronarie e infarti miocardici, con due decessi. La sintesi dei risultati indicata nel dossier afferma che il CardioBand avrebbe apportato benefici limitati, con una recidiva di insufficienza valvolare che, alla dimissione, coinvolgerebbe il 40% dei pazienti con CardioBand sulla valvola mitrale e che dopo un anno raggiungerebbe il 62%, mentre solo tre pazienti mostrerebbero un successo descritto come duraturo.

le repliche di maisano su cardioband, tavi e transcatetere

Maisano contesta l’impostazione del rapporto, sostenendo che la sovra-mortalità sarebbe attribuibile agli interventi convenzionali (a cuore aperto) e non alle procedure innovative che raggiungono il cuore attraverso le arterie. Nel documento di risposta viene indicata una distinzione netta: non alle procedure percutanee, non al CardioBand e non alle tecniche transcatetere come la Tavi.

Secondo la posizione espressa da Maisano, sui 4.500 interventi complessivi le procedure con CardioBand sarebbero state 44 e le complicanze sarebbero state circa il 12%. Il professore afferma che tale valore rientrerebbe in una percentuale che la letteratura scientifica internazionale considera attesa nelle fasi iniziali di adozione di una nuova tecnologia.

rischio medico e innovazione: la curva di apprendimento descritta da maisano

Nel merito del rapporto tra rischio e innovazione, Maisano collega l’andamento degli esiti alla curva di apprendimento delle procedure. Nel racconto riportato, quando le tecniche transcatetere vennero introdotte tra 2002 e 2005, la mortalità procedurale raggiungerebbe il 50%. Oggi, secondo le sue indicazioni, la mortalità procedurale sarebbe scesa a meno dell’1%.

Il ragionamento proposto mette in evidenza che ignorare l’evoluzione legata all’esperienza significherebbe non comprendere come la medicina avanzi con l’obiettivo di salvare vite.

conflitto di interessi e dialogo tra industria e ricerca: la posizione di maisano

Le contestazioni dell’Università includerebbero anche il tema dei conflitti di interessi. Maisano definisce l’argomento serio e sostiene che la medicina progredisca grazie a un dialogo continuo tra ricerca clinica e industria. Nel testo viene dichiarato che il suo contributo allo sviluppo di tecnologie salva-vita sarebbe documentato, dichiarato e riconosciuto scientificamente.

Tra gli elementi ricordati, Maisano richiama un lavoro collegato alla Tavi, affermando di aver contribuito a ridurre la mortalità della procedura dal 50% all’1% tramite studi clinici e cooperazioni industriali, concentrate su sicurezza, efficacia e standardizzazione delle procedure.

Riguardo al CardioBand, viene indicato che il dispositivo replicherebbe in forma non invasiva l’anuloplastica, tecnica standard di riparazione delle valvole cardiache. Nella ricostruzione di Maisano, il CardioBand sarebbe stato utilizzato con risultati positivi in numerosi centri europei e negli Stati Uniti. La sospensione commerciale viene attribuita a ragioni finanziarie anziché cliniche, con l’affermazione che l’onere economico della sospensione non ricadrebbe su chi scrive, ma sui pazienti che avrebbero potuto trarre beneficio dal trattamento.

ruoli societari e valtech: incarichi e ricostruzione economica

Maisano aggiunge di aver partecipato a più di 20 progetti di ricerca e sviluppo con l’industria. Secondo quanto riportato, in uno solo avrebbe ricevuto un compenso, descritto come dichiarato, documentato e proporzionato a dieci anni di lavoro sperimentale, svolto spesso nei fine settimana per non sottrarre tempo all’attività clinica.

Nel racconto emerge inoltre che, in pubblicazioni e studi scientifici, il professore sarebbe indicato come Chief Medical Officer di Valtech. Viene chiarito che l’impresa citata sarebbe quella collegata alla produzione del Cardioband e che, grazie anche al successo del prodotto, sarebbe stata venduta per un valore di 340 milioni di dollari, a cui si aggiungerebbe una tranche di altri 350 milioni legata al raggiungimento di obiettivi contrattuali. Risulta inoltre riportato che la richiesta rivolta a Maisano riguardasse l’opportunità di avere un ruolo in Valtech e anche in altre nove società, mentre non sarebbe stato possibile ottenere chiarimenti nel dettaglio.

conclusione di maisano: integrità clinica, assenza di rischio e procedure oggi considerate routinarie

Maisano chiude difendendo l’impostazione del proprio lavoro con un principio orientato agli esiti. Nella risposta viene sostenuto che un chirurgo si misuri sulle vite salvate e non sull’assenza di rischio. Viene dichiarato l’intento di continuare a operare adottando un approccio descritto come basato sull’integrità. Il testo fa riferimento alle procedure che, all’epoca a Zurigo e in altri contesti, sarebbero state definite “inappropriate” spesso per ragioni non scientifiche; queste procedure, secondo la conclusione riportata, sarebbero poi diventate routine.

La vicenda viene collegata a un possibile esito futuro tramite l’inchiesta dell’autorità giudiziaria elvetica, a cui l’Università dichiara di essersi rivolta. In base alla ricostruzione, la conclusione del procedimento potrebbe portare a decisioni su risarcimenti milionari da parte delle assicurazioni e a sollevare questioni più ampie sulla medicina contemporanea, includendo l’equilibrio tra ricerca e rischio per la vita dei pazienti e il rapporto tra operatori sanitari e produttori di dispositivi medici.

professori e figure citate nella vicenda

All’interno delle informazioni riportate compaiono i seguenti nominativi coinvolti o menzionati direttamente:

  • Francesco Maisano
“A Zurigo non hanno accettato un italiano alla guida del reparto”. Francesco Maisano risponde alle accuse: “Non accettare casi difficili per evitare rischi: non è medicina, ma abbandono”
Categorie: SaluteCronaca

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