Sub morti alle Maldive: mancava il filo d Arianna nella grotta?

• Pubblicato il • 6 min
Sub morti alle Maldive: mancava il filo d Arianna nella grotta?

Una tragedia subacquea che ha scosso le Maldive e riaperto interrogativi decisivi sulla sicurezza nelle immersioni tecniche e in grotta. Dopo la morte dei cinque italiani intrappolati nella grotta sommersa dell’atollo Vaavu, circolano diverse ipotesi tra subacquei e istruttori. Sullo sfondo restano il massimo riserbo delle autorità sulle indagini e l’attenzione puntata su filmati, dati e dettagli operativi emersi dalle analisi in corso.

ipotesi sulla visibilità nella grotta sommersa dell’atollo vaavu

Tra gli elementi discussi nelle ricostruzioni vi è l’eventualità che una torcia lasciata all’ingresso potesse non essere più un riferimento affidabile durante il rientro. In alternativa, viene richiamata l’ipotesi secondo cui la sabbia sollevata dalle pinne avrebbe potuto ridurre drasticamente la visibilità dentro la cavità, fino ad azzerarla.

Le indagini restano coperte da riserbo, ma sotto sequestro risultano le attrezzature recuperate dai soccorritori finlandesi: GoPro, computer subacquei, torce e bombole. La ricostruzione dei fatti viene affidata in larga parte ai filmati e ai dati registrati durante l’immersione, con l’obiettivo di chiarire cosa sia accaduto negli ultimi minuti prima della tragedia.

ricostruzioni locali sulla grotta e sul corridoio più critico

Dagli ambienti del porto turistico di Hulhumalé e da quanto riportato da divemaster e subacquei emerge un quadro che mette in evidenza il livello di rischio dell’esplorazione. Secondo diversi locali, la grotta non sarebbe del tutto sconosciuta: alcuni istruttori riferiscono che negli anni vari sub, maldiviani e stranieri, si sarebbero immersi almeno nella prima camera. Risulterebbe però assente un sistema strutturato e ufficiale: non esisterebbero mappe ufficiali depositate né percorsi stabiliti con linee guida permanenti.

Il team finlandese, al momento di lasciare le Maldive, avrebbe anche lanciato un appello a mappare la grotta. Nel racconto di subacquei più esperti, il punto più delicato sarebbe il corridoio che collega le due camere: un tunnel con un dosso interno che potrebbe nascondere la visuale dell’uscita, rendendo più difficile trovare il passaggio corretto nel rientro.

torcia all’ingresso e possibile effetto della torbidità

La verifica investigativa ruota attorno a una domanda centrale: i cinque italiani avevano lasciato una torcia come riferimento per individuare il tunnel d’uscita? Un istruttore locale, nel descrivere pratiche diffuse tra chi non impiega sagole guida, spiega che alcuni lasciano una luce all’ingresso per orientarsi al ritorno. In parallelo viene richiamato il problema legato alla sospensione in acqua: se l’ambiente si riempie di particolato, la luce potrebbe diventare invisibile o comunque non sufficiente per guidare il rientro.

Non risultano conferme ufficiali su ciò che il gruppo abbia fatto durante l’immersione. Gli investigatori stanno tuttavia cercando di capire se un disorientamento all’interno del tunnel possa aver rappresentato il fattore decisivo.

filo d’arianna nelle immersioni in grotta e possibile assenza del sistema guida

Un altro nodo delle analisi riguarda la possibile mancanza della sagola guida, indicata come “filo d’Arianna”, usata per mantenere un collegamento continuo con l’uscita nelle immersioni in grotta. Nelle immersioni tecniche la linea guida è descritta come un elemento di sicurezza essenziale: viene fissata lungo il percorso per ridurre il rischio di perdere l’orientamento in condizioni di scarsa visibilità, in caso di guasto alle luci o con l’aumento della torbidità.

rischio di perdita dell’orientamento senza linea guida

Secondo fonti vicine agli ambienti investigativi, il gruppo potrebbe non aver avuto a disposizione una sagola guida. Anche in questo caso non sono ancora presenti conferme ufficiali, ma la questione è diventata centrale tra gli esperti che lavorano sulla dinamica. Una guida subacquea del porto di Malé descrive il rischio: entrando in grotta non esiste una certezza di riuscire a uscire, e senza linea guida può bastare poco per perdere l’orientamento. La presenza delle torce sarebbe invece confermata, ma nelle immersioni tecniche le luci sarebbero normalmente impiegate insieme a procedure di sicurezza e a percorsi segnati, con sistemi ridondanti e di backup.

governo maldiviano verso la legge “tech-wreck” per le immersioni tecniche

La tragedia ha prodotto effetti anche sul piano politico e normativo. Il governo delle Maldive ha annunciato l’intenzione di introdurre una legge specifica per le immersioni tecniche e in grotta, denominata “Tech-Wreck”. L’annuncio è attribuito al portavoce dell’Ufficio del Presidente, Mohamed Hussain Shareef, secondo quanto riportato da un sito locale.

La nuova normativa dovrebbe costruire un quadro legale per attività oggi non regolamentate o vietate, tra cui immersioni profonde, esplorazioni in grotta e penetrazione nei relitti oltre il limite attuale dei 30 metri. Le immersioni “Tech-Wreck” vengono descritte come attività diverse dalle immersioni ricreative tradizionali: uso di miscele di gas speciali, decompressione programmata, equipaggiamento ridondante, sistemi avanzati di orientamento e formazione specialistica.

permessi, standard obbligatori e protocolli di sicurezza

Secondo quanto indicato dal governo, i permessi saranno rilasciati soltanto a subacquei tecnici certificati e a ricercatori autorizzati. L’impostazione mira a introdurre standard obbligatori per attrezzature, esperienza minima e protocolli di sicurezza. Le autorità maldiviane affermano l’esigenza di colmare un vuoto normativo emerso dopo la tragedia dell’atollo Vaavu.

indagini tra autorità maldiviane e procura di roma: dati, tempi e consumo d’aria

Le indagini proseguono su due fronti avviati dalle autorità maldiviane: una relativa alla morte dei cinque italiani e una collegata al decesso di un sub militare coinvolto nelle operazioni di recupero. In parallelo, si muove la Procura di Roma, che ha aperto un fascicolo per omicidio colposo.

Il lavoro investigativo include l’analisi dei file presenti nei computer subacquei, la ricostruzione di profondità e tempi dell’immersione e la verifica del consumo dell’aria nelle bombole recuperate. Secondo le prime informazioni provenienti dagli ambienti locali, i cinque italiani si sarebbero immersi con una sola bombola ciascuno e tutte le bombole sarebbero state ritrovate completamente vuote.

possibili cause negli ultimi minuti nel tunnel

La parte più delicata resta concentrata su ciò che potrebbe essere accaduto nel tunnel della grotta: l’eventuale perdita dell’orientamento, il tentativo di rientro basato sulla luce lasciata come riferimento e il possibile ruolo del panico nell’accelerare il consumo dell’aria negli ultimi minuti prima della tragedia.

figure citate nella ricostruzione

  • Mohamed Hussain Shareef
Sub morti, c’era una torcia all’inizio del tunnel? I dubbi sul filo d’Arianna forse assente. Le Maldive valutano nuove norme sulla immersioni
Categorie: Cronaca

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