Siamo il popolo più debole: l affondo di umberto galimberti sulla società
Il futuro delle nuove generazioni e il senso stesso del vivere contemporaneo entrano al centro delle riflessioni di Umberto Galimberti, filosofo, psicanalista, psicologo, antropologo e sociologo. Nell’intervista rilasciata per i quotidiani di “Nord Est Multimedia”, emergono preoccupazioni sul rapporto tra tecnologia e società, un’analisi dell’assenza di figli e un ricordo profondamente personale legato alla moglie Tatjana Simonic.
tecnica e progresso: cosa accade alla storia umana
Interrogato su cosa accadrà ai figli, Galimberti afferma di non riuscire a immaginare un domani realmente prevedibile. Le sue parole indicano un cambiamento profondo: la tecnica avrebbe “assoggettato il mondo” e una logica di sviluppo finirebbe per essere scambiata per progresso.
L’intervista descrive poi una razionalità capace di raggiungere “il massimo degli obiettivi con il minimo dei mezzi”, con un effetto descritto come la messa dell’uomo “fuori dalla storia”. In questa cornice, l’amore non viene considerato parte di una semplice razionalità: amore, dolore, fede, sogno e ideazione non sarebbero riconducibili al solo calcolo.
fine delle civiltà: edonismo, denaro e decadenza dei costumi
Il giornalista collega la domanda sul futuro dei figli a un fenomeno che viene messo in discussione: il fatto che gli italiani avrebbero sostanzialmente smesso di fare figli. La risposta di Galimberti attribuisce questa scelta a un ostacolo rappresentato da un modello di vita centrato sull’edonismo sfrenato.
Secondo il filosofo, il denaro avrebbe assunto il ruolo di unico generatore simbolico di valori, mentre la società non saprebbe più distinguere ciò che è bello, vero, giusto o santo. Il ragionamento prosegue con una lettura storica: gli italiani vengono descritti come “il popolo più debole della terra”, e la scelta di “aprire il frigo” al posto di “sudare nei campi” diventa un segno di perdita di un rapporto diretto con il lavoro.
Galimberti richiama la fine dell’impero romano, presentata come un declino accompagnato da postriboli e spettacoli circensi, fino al punto in cui “non lavorava più nessuno”. In questa ricostruzione, l’impero avrebbe dovuto importare i barbari per condurre guerre e opere idrauliche.
Rispetto alle cause della fine delle civiltà, Galimberti afferma un passaggio decisivo del suo pensiero: non sarebbero eventi economici a determinare la chiusura, ma la decadenza dei costumi. Il quadro complessivo lega la trasformazione del comportamento collettivo a un progressivo indebolimento della società.
ricordo di tatjana simonic: la terapia attraverso il ricordo
Nel corso dell’intervista, Galimberti parla anche della moglie Tatjana Simonic, morta nel 2008. Il racconto insiste sulla rapidità della scomparsa: “presto, troppo presto”. Il filosofo riferisce di averle vissuto accanto per 41 anni senza mai annoiarsi e, dopo la sua morte, confessa una difficoltà a spiegare perché resti “al mondo”, descrivendo la propria vita come “solo noia”.
La moglie è sepolta nel cimitero di Lambrate, a Milano. Galimberti dedica parole particolari anche alla tomba: la descrive come “bellissima”, con Atena, dea greca della sapienza, raffigurata mentre “piange appoggiata a uno stelo”. Il luogo viene indicato come un punto di riferimento personale: quando Galimberti si trova “in disordine con se stesso”, si reca lì perché il ricordo della moglie, dalla foto sulla lapide, lo obbliga a riflettere.
La conclusione dell’intervista attribuisce a quel gesto un valore terapeutico: “È la mia terapia. Mi ricorda che devo morire anch’io”.
figure citate nell’intervista
- Umberto Galimberti
- Tatjana Simonic
- Atena


