Sfera dorata negli abissi dell alaska: cos è l oggetto misterioso trovato e perché divide gli scienziati
Per oltre due anni e mezzo biologi e zoologi marini hanno inseguìto un mistero affiorato dai fondali: una particolare “sfera dorata” rinvenuta nelle profondità del Golfo dell’Alaska. L’oggetto, apparso nelle riprese di un robot sottomarino, aveva alimentato ipotesi contrastanti, da presunti organismi ignoti fino a colonie microbiche. Una ricerca pubblicata su bioRxiv ha però portato una svolta decisiva, identificando la natura del reperto e collegandola a un grande anemone degli abissi.
“sfera dorata” dell’alaska: scoperta e caratteristiche sul fondale
Il reperto era stato rinvenuto a circa 3.250 metri di profondità durante la spedizione Seascape Alaska 5 della NOAA, nota come National Oceanic and Atmospheric Administration. Le telecamere di un robot sottomarino telecomandato dalla nave Okeanos Explorer inquadrarono un bulbo liscio e morbido, dal colore oro, saldamente ancorato a una roccia. Sulla sua parte superiore era presente anche un foro, dettaglio che contribuì a rendere ancora più difficili le prime interpretazioni.
Una volta riportato in superficie, l’oggetto fu consegnato allo Smithsonian National Museum of Natural History di Washington per essere analizzato. Le prime letture del reperto avevano preso in considerazione possibilità come un uovo sconosciuto, una spugna aliena oppure una colonia di microbi, ma nessuna di queste ipotesi risultava pienamente coerente con le evidenze raccolte.
sfera dorata: identificazione come residuo organico dell’anemone relicanthus daphneae
La risposta al quesito si è delineata attraverso lo studio del campione: la “sfera dorata” non sarebbe un uovo, né un organismo autonomo, bensì un residuo organico, descritto come una porzione di cuticola secreta dal disco pedale di un enorme anemone degli abissi, identificato come Relicanthus daphneae. In sostanza, il reperto corrisponde all’impronta adesiva con cui l’animale si ancora alla roccia e che viene lasciata indietro quando l’esemplare decide di spostarsi.
indagini sulla sfera dorata: dalla morfologia ai test sul dna
morfologia e microscopio: ricerca di indizi anatomici
Il lavoro di identificazione è stato impostato come un percorso a tappe. La prima fase è stata dedicata alla anatomia macroscopica, con l’obiettivo di individuare elementi funzionali dell’organismo. Le verifiche si sono concentrate sulla possibilità di riscontrare bocca o muscoli, segnali utili a riconoscere il tipo di animale, ma tali tracce non sono emerse.
Nonostante l’assenza di caratteristiche anatomiche evidenti, il campione presentava una struttura fibrosa stratificata. Questo dettaglio ha aperto la strada alla microscopia: Abigail Left ha individuato la prima indicazione rilevante osservando una densa concentrazione di nematocisti, ossia cellule urticanti. La presenza specifica riguardava spirocisti, note come cellule esclusive della classe degli esacoralli, categoria che include coralli e anemoni.
sequenziamento genetico e corrispondenza mitocondriale
Con la base morfologica impostata, il passaggio successivo ha coinvolto analisi genetiche. Un primo tentativo di lettura del DNA ha prodotto risultati poco chiari a causa dell’elevata quantità di DNA microbico presente sulla superficie del campione. Per superare l’interferenza, i ricercatori hanno proceduto sequenziando l’intero genoma, ottenendo una corrispondenza superiore al 99,8% con il DNA mitocondriale del Relicanthus daphneae.
Estefanía Rodríguez, curatrice degli invertebrati marini all’American Museum of Natural History di New York e studiosa della specie, ha inoltre riconosciuto la natura del materiale come cuticola. Le analisi metagenomiche hanno poi chiarito un ulteriore aspetto: quel residuo, una volta abbandonato, può trasformarsi in un micro-ecosistema autonomo.
micro-ecosistema e ciclo dell’azoto negli abissi
Le indagini hanno rilevato la presenza di batteri in grado di ossidare l’ammoniaca. Questo elemento suggerisce che i residui secreti non restano semplicemente come tracce inerti, ma possono contribuire attivamente al ciclo dell’azoto nei contesti profondi e poco accessibili degli abissi.
rel i canthus daphneae: dimensioni, habitat e dibattito sulla classificazione
Il Relicanthus daphneae è una creatura di dimensioni importanti per gli standard delle profondità: può arrivare fino a 30 centimetri di diametro ed è caratterizzato da lunghissimi tentacoli. La specie vive in aree a profondità estreme, con un intervallo compreso tra 1.600 e quasi 4.000 metri, spesso nelle vicinanze di sorgenti idrotermali negli oceani Pacifico, Indiano e Antartico.
Nonostante la chiarezza sull’origine della “sfera dorata”, la classificazione della specie resta oggetto di confronto. Jon Copley, ecologo marino dell’Università di Southampton, sottolinea che dati genetici di uno studio del 2019 collocano la creatura in un gruppo distaccato, portando a descriverla come simile a un anemone. Estefanía Rodríguez, co-autrice di quello stesso lavoro, ritiene invece che, dal punto di vista morfologico, si tratti di un anemone, evidenziando la necessità di campioni aggiuntivi per dimostrarlo pienamente.
Secondo questa lettura, potrebbe trattarsi perfino di una stirpe ancestrale di anemoni, considerata difficilissima da classificare per la sua arcaicità. Rimane comunque centrale il valore della scoperta: la risoluzione dell’enigma della “sfera dorata” è stata resa possibile da un approccio fondato su campionamento fisico e indagini genetiche incrociate, condizioni che avrebbero impedito al reperto di rimanere un mistero irrisolto sul fondo oceanico.
figure citate nello studio e nel contesto della ricerca
- Allen Collins
- Abigail Left
- Estefanía Rodríguez
- Jon Copley
- William Mowitt


