Salone del libro di torino in ritardo, cacciari lo asfalta: fine delle riviste politiche e spazio agli eretici

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Salone del libro di torino in ritardo, cacciari lo asfalta: fine delle riviste politiche e spazio agli eretici

Al Salone del Libro 2026 di Torino, il tempo dell’attesa diventa immediatamente un elemento del confronto. Dopo la citazione ironica di un passato in cui i treni arrivavano in orario, l’evento si apre con un fatto concreto: il ministro della cultura Alessandro Giuli giunge con 40 minuti di ritardo nella saletta blu del Lingotto, dove l’accesso risulta particolarmente agevole.

Ad attendere il ministro ci sono Massimo Cacciari e Marco Tarchi, con un fastidio trattenuto che si percepisce fin dall’inizio. In sala si conta una presenza complessiva di circa sessanta persone, distribuite tra molte sedie vuote. All’iniziale mormorio, verso i venti minuti di attesa, segue un crescendo: quando l’attesa supera la mezz’ora si alzano sussulti misurati e decisi, tra frasi che chiedono di iniziare senza il ministro e commenti che evocano una responsabilità diretta del ritardo.

Giuli arriva di corsa, visibilmente turbato, con un tentativo di cenno di scusa. La reazione di qualcuno si traduce anche in un’uscita definita come maleducata. Prima di prendere posto nella sala blu, il ministro esprime la sensazione di trovarsi più a casa che altrove, descrivendo l’atmosfera come un asilo culturale capace di rigenerare lo spirito e collegare la caligine di Roma a una dimensione più variopinta, rappresentata come rito collettivo senza la necessità di barriere o inviti vincolanti.

ritardo di 40 minuti e tensione in sala blu al salone del libro 2026

Il ritardo del ministro introduce subito una frizione tra organizzazione e presenza pubblica. Nella saletta blu del Lingotto, l’ampio numero di posti liberi amplifica la percezione dell’assenza e rende più evidente l’oscillazione degli stati d’animo durante l’attesa. Le prime reazioni restano contenute, ma nel corso dei minuti l’atmosfera muta: dopo i venti minuti cresce il rumore di fondo, e dopo la mezz’ora arrivano interventi più netti.

Quando la figura del ministro entra in scena, il suo avvicinamento è accompagnato da un volto scurito e da un comportamento affrettato. Il tentativo di scusa non spegne immediatamente l’irritazione. La sala, nel complesso, resta divisa tra la partecipazione e la contestazione silenziosa, con un clima che prepara il terreno al dibattito successivo.

dibattito su riviste e mondo immaginato delle riviste: confronto acceso

Il confronto prende forma attorno a un titolo: “Il mondo immaginato delle riviste”. Nel momento in cui Giuli si siede, il contenuto della discussione viene accelerato da un annuncio: a partire da dicembre 2026 a Pistoia si terrà un salone italiano della rivista.

Da quel punto, Massimo Cacciari prende la parola e contrappone all’idea di rilancio una diagnosi netta: per lui la stagione delle riviste è finita. Secondo la sua ricostruzione, una rivista nascerebbe quando un gruppo di intellettuali è animato da una finalità politica, soprattutto nei momenti di forte tensione storica, come l’inizio del Novecento e il primo dopoguerra, quando il fenomeno avrebbe segnato la vita culturale italiana. Oggi, invece, quel contesto viene descritto come esaurito.

cacciari: fine della stagione politica delle riviste e perdita degli intellettuali organici

Nel corso dell’intervento, Cacciari articola la critica su più livelli. Innanzitutto afferma che non esistono più riviste nel senso storico di una stagione capace di produrre e orientare il dibattito. La sua formulazione riduce le riviste a una dimensione che definisce raccolta di saggi. In parallelo, il venir meno del contesto politico viene associato alla scomparsa anche di figure che erano chiamate intellettuali organici.

Il punto centrale del ragionamento è la fine di un intreccio tra cultura e progetto politico. Giuli prova a intervenire per contenere la spinta del ragionamento di Cacciari, richiamando il fatto che la presenza oggi di lui, Cacciari e Tarchi a Torino è resa possibile proprio dalle figure definite eretiche, cioè da personaggi e pratiche culturali che avrebbero segnato gli anni della costruzione politica del dibattito.

eresia e parti contrapposti: la domanda di senso di cacciari

Massimo Cacciari non accetta la linea proposta e rilancia il tema dell’eresia come dispositivo storico. La sua posizione sostiene che, se esiste un’eresia e dunque degli eretici, dall’altra parte dovrebbe esserci una chiesa seria, interpretata come riferimento a partiti seri. Il ragionamento viene portato avanti con una domanda secca: quale senso può avere l’eretico nel presente, contro chi, quando la contrapposizione viene percepita come inesistente, cioè contro il niente.

tensione tra annuncio e critica: la discussione resta in primo piano

La sequenza tra l’annuncio di Giuli e la risposta di Cacciari struttura il tono dell’incontro: l’idea di una cornice dedicata alle riviste si scontra con l’affermazione che la stagione politica che le generava sia conclusa. Ne deriva un dibattito fitto, in cui l’attenzione non si spegne neppure quando il ministro prova a richiamare i legami storici tra le figure presenti.

partecipanti presenti nella sala blu

Sono presenti i seguenti nominativi menzionati nel racconto dell’evento:

  • Alessandro Giuli
  • Massimo Cacciari
  • Marco Tarchi
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Categorie: Politica

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