Roma colpo al clan senese: 18 arresti per traffico di droga, estorsione e armi

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Roma colpo al clan senese: 18 arresti per traffico di droga, estorsione e armi

Arrestate 18 persone a Roma nell’ambito di un’operazione dei carabinieri, partita dalle prime ore di mercoledì 6 maggio. La misura cautelare, disposta dal Gip del Tribunale di Roma su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia della Procura capitolina, riguarda 18 indagati: 16 in carcere e 2 agli arresti domiciliari. Le contestazioni riguardano, a vario titolo, associazione finalizzata al traffico illecito di sostanze stupefacenti, spaccio di sostanze stupefacenti, porto e detenzione illegale di armi comuni da sparo, sequestro di persona a scopo di estorsione, riciclaggio, estorsione e tentato omicidio, con alcuni fatti aggravati dall’aver operato con modalità mafiose.

operazione carabinieri: 18 arresti a roma

L’esecuzione dell’ordinanza di custodia cautelare è stata avviata nelle prime ore di oggi a Roma. Il provvedimento si fonda su un’istruttoria che coinvolge un sodalizio criminale ritenuto dedito all’importazione di stupefacenti dall’estero e alla distribuzione all’ingrosso su diverse piazze di spaccio della Capitale, con l’indicazione di ingenti quantitativi di sostanze illecite. L’indagine è stata condotta dai militari del Nucleo Investigativo di Roma, con avvio nel mese di maggio dell’anno precedente, sotto l’egida della Dda romana.

indagine dda romana: sodalizio criminale e aggravanti contestate

Le risultanze investigative hanno consentito di raccogliere elementi probatori sull’operatività del gruppo e sul suo modo di controllare le dinamiche legate allo spaccio. Al sodalizio, indicato come uno dei più pericolosi della Capitale, sono state contestate aggravanti legate alla disponibilità di armi e al metodo mafioso. Tali aggravanti sono state ricondotte, secondo l’impianto dell’accusa, al controllo del territorio esercitato sulle attività di spaccio, alle modalità violente e minatorie adottate per il recupero dei crediti di droga e alla vicinanza dei vertici a importanti referenti del clan Senese.

estorsioni e sequestri: episodi documentati durante le indagini

Nel quadro ricostruito dagli investigatori emergono episodi ritenuti emblematici. Tra i fatti contestati figura il sequestro di persona del padre di un intermediario, prelevato a Sulmona e condotto in un’abitazione al confine tra Abruzzo e Lazio. All’interno del luogo di detenzione è stata puntata una pistola alla testa e la persona è stata costretta a inviare messaggi al figlio con l’obiettivo di fargli restituire 200 mila euro, indicati come destinati all’acquisto di hashish, dopo che il figlio aveva rubato all’organizzazione.

Risulta contestata anche un’estorsione a un intermediario marocchino, con residenza in territorio spagnolo. L’uomo veniva minacciato di morte per ottenere la restituzione di 50 mila euro, consegnati come anticipo di un carico di stupefacenti mai arrivato in Italia.

Un ulteriore episodio riguarda un’estorsione ai danni di un pusher insolvente, condotto in una chiesa, sottoposto a percosse con calci e pugni e a un colpo di calcio di una pistola alla testa, con richiesta di consegna di 35 mila euro.

tentati omicidi e attentati: scontri con un sodalizio rivale

Le attività investigative evidenziano contrasti legati alla spartizione delle piazze di spaccio con un sodalizio rivale. La rivalità si è tradotta in due tentati omicidi, ricostruiti nelle fasi organizzative ed esecutive e avvenuti nel quartiere Tuscolano. Gli episodi sono datati 23 novembre e 11 dicembre 2025.

Durante gli agguati, secondo la ricostruzione, sono rimasti feriti due appartenenti alle cosche rivali. In strada sarebbero stati esplosi numerosi colpi d’arma da fuoco, con conseguenze che avrebbero messo a rischio anche l’incolumità di eventuali passanti e generato un serio allarme sociale.

I carabinieri avrebbero inoltre sventato in almeno 5 occasioni, tra il 14 e il 19 aprile 2026, l’esecuzione di altrettanti attentati omicidiari.

killer e riorganizzazione criminale: impiego di un commando

Per la realizzazione dei delitti e per ridurre il rischio di individuazione, i capi dell’organizzazione avrebbero anche assoldato un killer cileno. La persona sarebbe stata fatta arrivare dalla Spagna e sarebbe stata nascosta, insieme ad altri componenti del commando, in una villetta di Ciampino.

permeabilità del sistema carcerario: contatti a rebibbia

Le indagini avrebbero consentito di documentare un quadro relativo alla permeabilità del sistema carcerario, con particolare riferimento alla casa circondariale di Rebibbia. L’organizzazione risulterebbe in costante contatto con diverse figure di alto spessore criminale detenute nel carcere romano.

Dalle attività di intercettazione emergerebbe anche la presunta capacità del gruppo di condizionare le assegnazioni dei detenuti nell’ambito di Rebibbia. Risulterebbe inoltre la possibilità di commissionare spedizioni punitive contro persone con cui sarebbero insorti contrasti nell’area criminale di riferimento.

contestazioni e capi d’imputazione

La misura cautelare riguarda 18 persone sottoposte a provvedimento per reati contestati a vario titolo, tra cui: traffico illecito di sostanze stupefacenti, spaccio, porto e detenzione illegale di armi, sequestro di persona a scopo di estorsione, riciclaggio, estorsione e tentato omicidio. Alcuni episodi risultano aggravati dall’aver agito con modalità mafiose, secondo quanto ricostruito nell’iter giudiziario.

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