Riforma medici di famiglia divisa in due: prima il decreto PNRR
La riforma della medicina generale torna al centro dell’agenda con un’impostazione pensata per rispettare scadenze stringenti legate al Pnrr. Il percorso scelto dal governo mira a rendere immediatamente operativi i presidi territoriali, intervenendo con urgenza sul funzionamento delle case di comunità, mentre le modifiche considerate più complesse vengono rinviate a fasi successive. Al cuore del confronto istituzionale resta il problema della carenza di personale e il modo in cui il sistema può assicurare la disponibilità di medici e pediatri nel breve periodo.
riforma medici di famiglia: divisa in due fasi per rispettare il pnrr
L’impianto politico prevede una logica “a due tempi”. Una prima parte di carattere urgente viene costruita tramite un decreto legge, pensato come misura rapida per affrontare i vincoli immediati. Una seconda componente, più articolata, viene invece collocata in un disegno di legge, con l’obiettivo di programmare cambiamenti e finanziamenti necessari, lasciando però la definizione concreta a una fase successiva.
Il motivo della corsa è legato alla scadenza di giugno del Pnrr, quando le case di comunità devono risultare pronte e operative. Il contesto attuale segnala ritardi nella realizzazione delle strutture e, soprattutto, la necessità di risolvere il nodo dell’organico insufficiente.
decreto legge e ruolo delle regioni: quota di attività nelle case di comunità
La fase di accelerazione arriva dopo il via libera della presidente del consiglio Giorgia Meloni. L’idea del governo è procedere con un decreto legge snello, composto da pochi articoli, destinato a essere portato in consiglio dei ministri a fine mese.
Per rendere praticabile l’avvio dei presidi territoriali, le regioni vengono coinvolte nella stesura del testo, con un focus sulla capacità di implementazione sul territorio.
vincolo settimanale per medici di base e pediatri
Per far affluire professionalità nelle strutture previste dal Pnrr, il provvedimento introduce un vincolo normativo. Medici di base e pediatri di libera scelta dovranno svolgere una quota di attività nelle case di comunità.
La misura indicata prevede un impegno minimo di sei ore settimanali, modulato in base al numero di assistiti.
doppio binario assunzionale: superamento del modello della convenzione
Il testo prevede anche un doppio binario per gestire le differenze territoriali. Le regioni che registrano maggiori carenze d’organico o difficoltà organizzative potranno assumere i medici di famiglia come dipendenti del servizio sanitario nazionale, superando l’impostazione tradizionale fondata sulla convenzione dei liberi professionisti.
Il provvedimento apre inoltre alle nuove strutture territoriali la possibilità di impiego di medici con specializzazioni affini, con esempi espliciti come geriatria e medicina interna.
rinvii e modifiche rimandate: remunerazione e specializzazione universitaria
Gli altri elementi della riforma, giudicati meno urgenti, vengono rimessi a una data da destinarsi e verosimilmente inseriti (secondo l’impostazione indicata) in un disegno di legge. Rientrano tra questi:
- La ristrutturazione della remunerazione, che dovrebbe non basarsi più sul numero di pazienti, ma su un sistema fondato su obiettivi e prestazioni effettive.
- L’istituzione della specializzazione universitaria in medicina generale.
Il quadro dei tempi parlamentari e della disponibilità di coperture viene presentato come elemento che aumenta il rischio che le novità restino prive di applicazione concreta.
confronto sindacale e protesta: fimmg pronta a tutelare il rapporto medico-paziente
La reazione del settore arriva dalle organizzazioni sindacali. Il ministro Orazio Schillaci descrive la riforma come un percorso che dovrebbe rendere il medico di famiglia potenziato, con l’idea di alleggerire l’impatto delle scartoffie, inserirlo in una tavola di professionisti e dotarlo di nuovi strumenti digitali, così da tornare a essere garante della salute dei cittadini.
La Fimmg dichiara invece una posizione di forte contrasto. Il segretario Silvestro Scotti annuncia lo stato di agitazione denunciando l’assenza di un confronto preventivo. Per la federazione, la scelta operata viene definita una forzatura istituzionale, con l’intenzione di chiedere l’intervento della corte costituzionale.
Tra i timori segnalati dai sindacati emerge la possibilità che, nel tentativo di centrare i target Pnrr, si indebolisca la fiducia tra medico e paziente, trasformando l’assistenza territoriale in un modello percepito come eccessivamente burocratico.
iniziative di protesta e scioperi al vaglio
La federazione valuta le iniziative di protesta consentite, includendo la possibilità di scioperi. La posizione sindacale sostiene che intervenire sull’attuale assetto dell’assistenza primaria senza un reale confronto con chi opera quotidianamente nel settore implicherebbe un rischio concreto per i diritti dei pazienti, più che un’effettiva tutela.
Viene ribadito che l’obiettivo dichiarato non è la difesa di interessi di categoria, ma la possibilità per i cittadini, indipendentemente dal territorio, di continuare ad avere un medico di fiducia in grado di conoscere le persone, seguirle e curarle nel tempo.
Un ulteriore punto riguarda la sostenibilità della professione: l’incertezza normativa e contrattuale viene indicata come fattore che può rendere la carriera sempre meno attrattiva per le nuove generazioni, con conseguente aggravamento della carenza di personale.
personalità coinvolte
- Orazio Schillaci
- Giorgia Meloni
- Silvestro Scotti
