Pussy riot e femen alla biennale di venezia: seno scoperto, passamontagna rosa e slogan contro la russia
Una protesta ad alta intensità ha attraversato la cornice della Biennale di Venezia, trasformando l’area del Padiglione della Russia in un palcoscenico di contestazione politica. Le attiviste dei movimenti Pussy Riot e Femen hanno irrotto nel sito per circa quindici minuti, con azioni pensate per attirare l’attenzione su Mosca e sul ruolo dell’evento culturale nel veicolare contenuti legati allo Stato russo.
irruzione alla biennale di venezia: protesta davanti al padiglione della russia
L’episodio ha coinvolto circa venti partecipanti e si è concentrato davanti al Padiglione della Russia. L’azione è durata circa 15 minuti e si è sviluppata attraverso la presenza simultanea di attiviste con volto coperto e altre a torso nudo.
Alcune manifestanti hanno coperto il viso con passamontagna rosa, mentre altre hanno sventolato bandiere ucraine con scritte dipinte sul torso nudo. Durante la protesta sono stati pronunciati slogan contro Mosca ed esposti manifesti.
pussy riot e femen: azioni simboliche e slogan contro mosca
L’azione ha unito i due movimenti in una contestazione coordinata. Le Pussy Riot, collettivo punk rock russo, sono ricordate anche per un loro arresto in Russia, avvenuto con l’accusa di “teppismo e istigazione all’odio religioso” dopo un’esibizione non autorizzata durante una celebrazione religiosa nella Cattedrale di Cristo Salvatore, rivolta contro Putin.
Alle Pussy Riot si sono poi aggiunte le Femen, movimento femminista di protesta ucraino, nato a Kiev nel 2008, che basa le proprie azioni sulla critica a patriarcato, autoritarismo e religione.
Durante l’azione sono stati scanditi slogan in inglese, tra cui: “Russia kills! Biennale exhibits!”, “Disobey! Disobey! Disobey!”, “Art for show, graves below!”, “Blood is Russia’s art!” e “Slava Ukraini!”.
fumogeni rosa e colori della bandiera ucraina
La protesta ha impiegato anche elementi scenici: sono stati lanciati fumogeni rosa, alternati ai colori giallo e blu della bandiera ucraina. L’insieme dei gesti ha rafforzato il contrasto visivo tra la contestazione e il contesto istituzionale in cui si è svolta l’azione.
nadya tolokonnikova: dichiarazioni alla stampa e proposta “resistance imprisoned”
La protesta è stata guidata da Nadya Tolokonnikova, insieme ad altri membri del collettivo Pussy Riot, e da militanti di Femen. Prima dell’azione, Tolokonnikova ha rilasciato dichiarazioni alla stampa, collegando il contesto della protesta a una lettura politica della presenza russa nell’ambiente europeo.
Secondo quanto riportato, la critica si è concentrata sull’idea che la Russia stia conducendo una guerra contro ciò che definisce “il West collettivo”. Tolokonnikova ha indicato come “sorprendente” il fatto che l’Europa continui ad aprire le porte alla propaganda russa, sostenendo che non si tratti semplicemente di libertà di espressione o di censura.
Nel merito della Biennale, l’attivista ha espresso la richiesta che, se l’evento fosse davvero interessato a questi temi, dovrebbe dare spazio a chi si trova in carcere per aver sostenuto l’Ucraina o per essersi opposto al regime, invece di ospitare artisti supportati dallo Stato russo.
La proposta del gruppo, secondo quanto riportato, sarebbe la trasformazione del Padiglione russo in una mostra alternativa intitolata “Resistance Imprisoned”, già presentata in parallelo in una galleria di Strasburgo.
personaggi coinvolti nella protesta
La protesta risulta guidata da figure note per il legame con i rispettivi movimenti.
- Nadya Tolokonnikova
- altri membri del collettivo Pussy Riot
- militanti di Femen