Pronto soccorso gettonisti presenti nel 54% dei casi e crescente richiesta di prepensionamento e lavoro nel privato
A tre anni dal provvedimento che avrebbe dovuto ridurre fino a spegnere l’utilizzo dei medici gettonisti, il fenomeno risulta ancora radicato. Nei reparti dove l’urgenza è più alta, la presenza di professionalità esterne convive con un clima di crescente difficoltà: burnout, peggioramento delle condizioni di lavoro e progetti di uscita dal sistema pubblico. Un quadro fotografato da un’indagine della Fadoi, presentata al Congresso nazionale a Rimini, mette in evidenza numeri e criticità che toccano in modo diretto Pronto soccorso, carenze di personale e organizzazione delle medicine interne.
medici gettonisti: presenza ancora diffusa e persistente utilizzo
L’analisi descrive come i medici gettonisti rimangano presenti in circa la metà dei Pronto soccorso italiani, operando in corsia nonostante siano indicati per legge come destinati a scomparire. Il dato si innesta su un contesto di malessere professionale: il 65% dei medici dichiara almeno una volta di aver sperimentato una condizione di burnout.
La stessa fotografia dell’indagine mette in luce dinamiche di fuoriuscita: 1 medico su 4 pensa al prepensionamento e il 20% valuta di lasciare il pubblico per il privato, con un 10% che guarda anche oltreconfine. La crescente insoddisfazione è collegata anche all’idea di peggioramento dell’ambiente di lavoro: 7 professionisti su 10 giudicano le condizioni lavorative in peggioramento.
decreto 34 del 2023: limiti ai gettonisti e misure di controllo
Il decreto legge 34 del 2023 ha ristretto l’impiego dei gettonisti, rendendolo possibile solo in modo temporaneo ed eccezionale. Il provvedimento prevede la progressiva eliminazione dei contratti con cooperative di medici e il divieto di nuove forme di esternalizzazione non motivate. Nel perimetro delle unità di medicina interna, l’indagine segnala che il ricorso resta sotto la soglia del 20%.
La situazione cambia nelle aree di emergenza: nei Pronto soccorso la percentuale di strutture con esternalizzazioni arriva al 54,8%. In diversi casi, vengono segnalate assenza di specializzazione e mancanza di affiancamento con i team ospedalieri. Per i medici, la carenza di personale rappresenta una priorità su cui intervenire, indicata da oltre il 57% degli intervistati.
intervento del ministro schillaci e annunci sui controlli
Nel corso del Congresso, il ministro della Salute Orazio Schillaci, in videocollegamento, ha richiamato il lavoro svolto sul tema dei medici gettonisti. Ha sottolineato che non si trattava di un modello da difendere e che l’azione è stata impostata tramite l’introduzione di regole precise precedentemente non presenti. È stato inoltre ricordato l’aumento delle indennità per chi lavora in Pronto soccorso con l’obiettivo di ridurre il fenomeno.
Schillaci ha inoltre annunciato ulteriori iniziative di vigilanza: controlli attraverso i Nas e verifiche successive.
burnout e qualità dell’assistenza: effetti sulle pratiche cliniche
Il malessere cresce in parallelo a criticità organizzative. L’indagine evidenzia che il burnout può contribuire a manifestazioni operative come stanchezza cognitiva, con conseguenze su diagnosi e comunicazione. La fonte riporta anche i risultati di uno studio della John Hopkins University School of Medicine, secondo cui il 36% dei medici in burnout commette almeno un errore grave all’anno.
La proiezione sui numeri italiani, così come riportata, quantificherebbe il rischio di 20mila errori gravi da parte dei medici e 70mila o più da parte degli infermieri, per un totale di circa 100mila errori sanitari ogni anno.
carenze di personale e organizzazione: priorità indicate dai medici internisti
Le uscite dal settore ospedaliero sono attribuite, secondo l’indagine, anche al peggioramento delle condizioni lavorative nei reparti. Il 49,5% dei medici internisti segnala un peggioramento delle condizioni, mentre il 19,7% le definisce come molto peggiorate.
Per migliorare qualità dell’assistenza e condizioni di lavoro, il 57,2% indica come prioritaria l’assunzione di personale medico e infermieristico. Tra le misure più richieste emerge anche la riclassificazione delle medicine interne da bassa a medio-alta intensità di cura, indicata dal 61,5%.
Queste scelte vengono collegate alla necessità di adeguare dotazioni e assetti: maggiori dotazioni di letti, presenza di personale e tecnologie sanitarie coerenti con la complessità dei casi.
rischio di desertificazione ospedaliera secondo la fadoi
I risultati dell’indagine vengono interpretati come un segnale concreto. Il Presidente Fadoi Andrea Montagnani afferma che la desertificazione degli ospedali pubblici non rappresenta un timore legato ad allarmismi, ma un rischio reale. Per uscire dalla situazione, il punto di vista indicato è centrato su assunzioni e sulla creazione di un legame forte ospedale-territorio.
Personaggi citati:
- Orazio Schillaci, ministro della Salute
- Andrea Montagnani, presidente Fadoi
