Prodotti più rubati nei negozi italiani: profumi, caffè e tonno e miliardi di euro con 284.000 posti di lavoro a rischio

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Prodotti più rubati nei negozi italiani: profumi, caffè e tonno e   miliardi di euro con 284.000 posti di lavoro a rischio

Nel 2025 l’illegalità ha generato un impatto economico rilevante sul tessuto produttivo del commercio e della ristorazione in Italia, con un aumento dei danni rispetto all’anno precedente e con ripercussioni dirette sull’occupazione regolare. I risultati dell’indagine di Confcommercio delineano un quadro complesso, in cui diverse forme di criminalità incidono sia sui conti delle imprese sia sulla percezione del rischio, mentre cresce l’esigenza di protezione attraverso investimenti in sicurezza.

illegalità nel 2025: danni e posti di lavoro a rischio

Secondo l’indagine, nel 2025 l’illegalità è costata alle imprese italiane del settore 41 miliardi di euro e ha messo a rischio circa 284.000 posti di lavoro regolari. Il dato risulta in aumento rispetto al 2024, quando il danno economico era stato di 39,2 miliardi di euro e i posti a rischio erano stimati in 276.000.

quali fenomeni pesano di più: abusivismo, contraffazione e taccheggio

La componente più rilevante è l’abusivismo commerciale, responsabile di perdite pari a 10,5 miliardi di euro nel commercio e a 8,5 miliardi di euro nella ristorazione. Anche la contraffazione mantiene un impatto significativo, con danni stimati in 5 miliardi di euro. Tra gli altri fattori indicati figurano il taccheggio, con perdite pari a 5,4 miliardi di euro.

Oltre alle voci principali, l’indagine aggiunge altri costi associati alla criminalità: 7,4 miliardi di euro collegati a spese come assicurazioni, misure difensive e ferimenti. A queste cifre si sommano inoltre 4,2 miliardi di euro dovuti alla cyber criminalità.

paura e sicurezza: cresce la percezione di un peggioramento

La ricerca evidenzia un aumento della preoccupazione tra gli imprenditori. Quasi un’impresa su tre, pari al 29%, ritiene che il livello di sicurezza sia peggiorato nel corso del 2025.

paure principali delle imprese

Tra i timori più citati dagli intervistati emergono i furti indicati dal 26%. Seguono gli atti vandalici e le spaccate con 24,1%, le aggressioni e violenze con 24,1% e le rapine con 24%. In generale, il 30,2% degli imprenditori teme che l’attività possa essere colpita da episodi criminali.

baby gang e mala movida come fattori di rischio locali

Le baby gang risultano un elemento di preoccupazione territoriale: il 22,8% delle imprese segnala episodi nella propria zona. Tra queste, quasi la metà, cioè il 49,6%, teme conseguenze dirette sul proprio lavoro.

Anche la mala movida viene considerata un problema da circa un terzo delle attività commerciali. Le criticità principali indicate riguardano il degrado urbano con 50,3% e atti vandalici e danneggiamenti con 45,5%.

taccheggio: il fenomeno più diffuso e l’impatto sui ricavi

Il fenomeno più presente resta il taccheggio. Oltre sei imprese su dieci, pari al 62,3%, dichiarano di subirlo. Inoltre, il 19,8% afferma che i furti avvengono più volte a settimana o addirittura ogni giorno.

Secondo il 31,6% dei commercianti, il taccheggio incide in modo importante sui ricavi. Nella maggior parte dei casi, cioè nell’88% delle attività colpite, le perdite economiche si collocano entro 2 punti percentuali degli incassi.

prodotti più rubati nei negozi: dalle fragranze al food confezionato

Tra le categorie merceologiche più colpite figurano soprattutto profumi, cosmetici e prodotti per l’igiene personale, indicati dal 19,7% delle imprese. Seguono abbigliamento e calzature con il 18,9%, accessori moda come borse, gioielli e occhiali con il 16,7%, e la piccola elettronica con batterie e accessori tecnologici al 14,1%.

Risultano molto colpiti anche i prodotti alimentari confezionati: pasta, farine, caffè, tonno e carne in scatola rientrano tra gli articoli più rubati per il 13,4% delle attività, superando alcolici e vino che si attestano al 13,1%. Nella classifica compaiono anche farmaci e integratori con il 12,5%, i prodotti per la pulizia della casa con 8,7% e le bevande analcoliche con 5,6%.

investimenti in sicurezza: più misure adottate, percentuali in crescita

Per contrastare la criminalità, quasi nove imprese su dieci, ossia l’87,3%, hanno investito in sistemi di sicurezza. Tra le misure più utilizzate compare la videosorveglianza, adottata dal 74% delle attività. Seguono gli allarmi antifurto con il 55,5% e i sistemi antitaccheggio impiegati dal 74,5% degli esercenti.

Nel complesso, le imprese destinano alla sicurezza circa l’1,1% del proprio fatturato.

abusivismo e contraffazione: il peso dichiarato sul business

La ricerca indica anche un effetto economico percepito in modo diretto: quasi sette imprese su dieci, pari al 66,6%, dichiarano di sentirsi penalizzate da abusivismo e contraffazione. Le motivazioni principali riguardano la concorrenza sleale, indicata dal 53,5% degli intervistati, e la riduzione dei ricavi, segnalata dal 22,2%.

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Categorie: CronacaEconomia

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