Primo Maggio a Torino: trucco per non affrontare la crisi dell’automotive e investimenti in armi

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Primo Maggio a Torino: trucco per non affrontare la crisi dell’automotive e investimenti in armi

Torino, Primo Maggio con un corteo che ha riunito migliaia di lavoratori e lavoratrici e una posizione netta dei metalmeccanici della Fiom Cgil. Al centro dell’iniziativa, dopo l’appello del vescovo di Torino, c’è il rifiuto dell’idea che la città possa trasformarsi in un “polo delle armi”, collegando la discussione sulle scelte industriali alla crisi che investe il comparto manifatturiero.

fiom cgil torino e primo maggio: no alla città delle armi

Durante la manifestazione del Primo Maggio, i metalmeccanici hanno espresso l’interpretazione secondo cui investire in armi funzionerebbe da espediente per eludere le questioni legate alla crisi dell’industria dell’automotive. La posizione è stata ribadita attraverso le parole dei rappresentanti sindacali intervenuti nel contesto torinese.

Il segretario della Camera del Lavoro di Torino, Federico Bellono, ha riportato che nell’ultimo anno nel settore industriale sono stati persi migliaia di posti di lavoro. Secondo l’impostazione espressa, questa perdita non può essere compensata da investimenti rivolti esclusivamente ad altri comparti come aerospazio e difesa.

federico bellono: posti di lavoro persi e risposta insufficiente

La ricostruzione dei dati richiamata nel corso della manifestazione collega la crisi occupazionale alle scelte produttive. Da quanto dichiarato, la fase di perdita di occupazione nel manifatturiero richiede un cambio di rotta che non venga sostituito da un orientamento basato su altri settori.

In tale quadro, l’attenzione resta concentrata sulla necessità di affrontare la crisi dell’industria dell’automotive in modo diretto, evitando strategie che spostino risorse e investimenti senza garantire un impatto occupazionale comparabile.

fiom cgil mirafiori e questioni morali

Il responsabile Fiom Cgil di Mirafiori, Gianni Mannori, ha indicato questioni morali come primo elemento alla base del rifiuto di investimenti collegati al comparto della difesa e alle ricadute connesse. Il punto di partenza è che la risposta alla crisi industriale non debba passare per un rafforzamento del settore armamenti.

Accanto alla dimensione etica, viene richiamato anche un aspetto numerico, per valutare la sostenibilità delle alternative proposte rispetto alla situazione occupazionale esistente.

riconversione auto motive-difesa: critica su numeri e posti di lavoro

Nel dibattito riportato dalla manifestazione, la cosiddetta riconversione industriale dall’automotive verso aerospazio e difesa viene contestata. Ugo Bolognesi, che segue i lavoratori della Leonardo per la Fiom Cgil, definisce la ricostruzione promossa come una “balla colossale”, richiamando i numeri.

La critica si fonda sul confronto tra i due settori: da una parte, nel campo dell’automotive si registrano decine di migliaia di posti di lavoro persi; dall’altra, nel settore dell’aerospazio e della difesa si sarebbe arrivati alla creazione di poco più di un migliaio di posti di lavoro. Questo scarto viene presentato come elemento centrale per sostenere l’incoerenza tra promesse di riconversione e risultati occupazionali.

politiche industriali per l’automotive: investimenti e nuovi produttori

La conclusione espressa nel corso della manifestazione ribadisce la necessità di politiche industriali vere. Gianni Mannori collega la risposta alla crisi alla richiesta di investimenti e alla presenza di nuovi produttori nel settore dell’automotive, indicati come condizione per affrontare in modo concreto l’impatto occupazionale registrato.

figure citate nella manifestazione

Le dichiarazioni e i ruoli sindacali menzionati nel contesto torinese includono:

  • Federico Bellono, segretario della Camera del Lavoro di Torino
  • Gianni Mannori, responsabile Fiom Cgil di Mirafiori
  • Ugo Bolognesi, responsabile che segue i lavoratori della Leonardo per Fiom Cgil

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