Plusdotata mia figlia penelope gioca con le bambole e spiega platone

• Pubblicato il • 4 min
Plusdotata mia figlia penelope gioca con le bambole e spiega platone

Dietro l’immagine di una bambina di 10 anni si apre un mondo fatto di intelligenza, sensibilità e ritmo incalzante. Claudia Zanella racconta la quotidianità con Penelope, figlia gifted, cioè con alto potenziale cognitivo, mettendo in luce sia i vantaggi sia le difficoltà concrete che emergono nella vita di ogni giorno.

Penelope gifted: quoziente intellettivo e mente instancabile

Claudia Zanella descrive Penelope come una bambina dal funzionamento mentale estremamente rapido e continuo. Il racconto riporta un quoziente intellettivo pari a 149 anche per la fascia della plusdotazione e una condizione caratterizzata da un pensiero che non si ferma mai. L’attrice parla di un “cervello” che non comprende il concetto di riposo, come se fossero presenti più circuiti attivi contemporaneamente.

plusdotazione e sensibilità: giustizia, ansia e crisi

Accanto alle capacità cognitive, la plusdotazione comporta anche una sensibilità molto accentuata. Zanella sottolinea che Penelope vive con intensità sia ciò che è giusto sia ciò che percepisce come ingiusto. La bambina manifesta un senso della giustizia enorme, ma davanti ai soprusi risulta “senza pelle”: i torti possono provocare attacchi di ansia e crisi di pianto.

Nel racconto emergono episodi simbolici che mostrano quanto le emozioni incidano sulla relazione. È riportato un episodio in cui Zanella, per errore o per conseguenze di un’azione, avrebbe “ucciso una formica” e Penelope non ha rivolto la parola alla madre per due giorni. Un altro episodio avviene al Cairo: la bambina avrebbe bloccato il pullman finché non fossero state acquistate cento merende per cento bambini che le avevano chiesto aiuto. La responsabilità percepita, combinata con l’impossibilità di intervenire sempre, viene descritta come una fonte di frustrazione e ansia, anche perché a quella età il margine d’azione è limitato.

crescere con Penelope: adulto in un corpo da bambina

La gestione quotidiana, secondo Claudia Zanella, passa anche attraverso il modo in cui Penelope apprende e si relaziona con la conoscenza. La madre spiega che è importante imparare che nel proprio cervello esistono “porte”, ma non tutte vanno aperte contemporaneamente. Il punto centrale del racconto è l’alternanza tra comportamenti tipici dell’infanzia e momenti in cui Penelope si muove come se fosse già adulta.

passaggi rapidi tra interessi e competenze

Zanella presenta una routine in cui la bambina passa da un’attività all’altra con improvvisa naturalezza. È riportato che Penelope gioca con le bambole, poi si rivolge improvvisamente con domande o richieste su temi più avanzati, come Telemaco e Platone. Nel racconto compaiono anche interessi legati a astronomia e studio, oltre alla capacità di passare rapidamente tra italiano e inglese.

Lo stesso giorno può includere momenti alternati: Penelope può leggere per circa dieci minuti una storia, poi annoiarsi e chiedere un nuovo stimolo. L’attrice descrive questa alternanza come un equilibrio instabile ma reale tra la dimensione da coetanea e quella da “figlia” che esplora contenuti profondi.

Scuola e plusdotazione: percorsi presenti ma preparazione insufficiente

La scuola, secondo Zanella, rappresenta un punto delicato per i bambini con alto potenziale. L’attrice afferma che in alcuni istituti possono esistere percorsi specifici, ma in generale la scuola non sarebbe pronta ad accoglierne le esigenze. In questo contesto, i bambini possono stufarsi e sentirsi fuori posto, con il rischio di perdersi seriamente.

motivazione e rischio di isolamento

Quando l’offerta formativa non corrisponde al livello di stimolo richiesto, il problema descritto è la difficoltà a mantenere attenzione e motivazione. Zanella collega questo rischio alla possibile mancanza di strategie adeguate per la plusdotazione, con conseguenze sul percorso di crescita.

scelta di non anticipare: crescita emotiva e cambiamenti a 12 anni

Claudia Zanella racconta anche un’opportunità accademica che avrebbe potuto portare Penelope più avanti: la figlia sarebbe potuta passare già in seconda media. La decisione, però, è stata quella di non farlo. La motivazione include sia aspetti fisici sia aspetti emotivi.

Secondo quanto riportato, Penelope avrebbe ancora fisicamente ed emotivamente la dimensione di 10 anni. A 12 anni, invece, entrerebbero in gioco elementi legati alla preadolescenza, come seno, ciclo e interessi differenti. Zanella lega quindi la scelta al rischio di “saltare” la fase di transizione e di anticipare il ritmo della crescita.

trovare tempo per vivere la preadolescenza

Il racconto presenta una volontà precisa: permettere a Penelope di vivere la preadolescenza. Per farlo, la madre afferma di volerle stare vicino e accompagnare il percorso, descrivendo l’impegno come bellissimo, stupefacente e anche faticoso.

famiglia e riferimenti presenti nel racconto

Nel racconto compaiono figure legate alla vita quotidiana e alla storia familiare di Penelope, con un ruolo esplicito nell’educazione e nelle decisioni.

  • Penelope
  • Claudia Zanella
  • Fausto Brizzi
“Mia figlia Penelope è plusdotata, a 10 anni gioca con le bambole e poi mi spiega Platone. È come se avesse cinque cervelli”: così Claudia Zanella
“Ho sorpreso due ladri in casa, li ho presi a pugni e minacciati con un’ascia: ‘Se ve ciapo ve copo’”: notte di paura per l’ex vincitore del Grande Fratello Mauro Marin
“Il giorno in cui l’Italia non si è qualificata ai Mondiali ero sconvolta. Il dolore mi ha reso più saggia”: Shakira lancia il nuovo inno “Dai dai”
Categorie: TV e Spettacolo

Per te