Pensioni: interventi 2019 e norme incostituzionali

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Pensioni: interventi  2019 e norme incostituzionali

Una riforma che avrebbe dovuto chiarire il quadro pensionistico, secondo le stime presentate dalla Cgil, rischia invece di produrre conseguenze economiche rilevanti per chi rientra nei requisiti previsti dalla parziale riforma introdotta con la legge di bilancio 2024. Il punto centrale riguarda sia il metodo di calcolo sia l’adozione di regole sulle finestre mobili che, nella lettura del sindacato, equivalgono a un innalzamento sostanziale dell’età effettiva di accesso alla pensione.

La discussione non si limita alle singole penalizzazioni: al centro emerge la platea dei destinatari della norma, cioè la scelta del legislatore di intervenire in modo mirato su categorie specifiche di lavoratori. Da qui prende avvio una contestazione fondata sul principio di uguaglianza sancito dall’articolo 3 della Costituzione e, più in generale, su una continuità di provvedimenti che, negli anni, avrebbero colpito il sistema pensionistico con interventi ritenuti non coerenti con la Costituzione.

effetti della riforma pensioni 2024: penalizzazioni e finestre mobili

Le stime attribuite alla Cgil indicano penalizzazioni che arrivano a decine di migliaia di euro per i destinatari della riforma che scelgono la pensione di anzianità. L’impatto negativo viene collegato principalmente a due aspetti: la revisione del criterio di calcolo della pensione e l’allungamento delle finestre mobili.

Quest’ultimo meccanismo viene interpretato come un aumento surrettizio dell’età pensionabile, perché ritarderebbe la decorrenza effettiva della pensione rispetto alla maturazione formale dei requisiti.

uguaglianza violata: riforma mirata a categorie specifiche

Il nodo, secondo la ricostruzione proposta, non sarebbe soltanto l’entità delle penalizzazioni. Il problema principale riguarda la selezione dei beneficiari della norma: la riforma viene descritta come destinata esclusivamente ad alcune categorie di dipendenti pubblici, senza una motivazione ritenuta sufficiente a giustificare una differenza di trattamento rispetto ad altri lavoratori, sia nel settore pubblico sia nel settore privato.

In questa prospettiva, la scelta normativa costituirebbe una violazione del principio di uguaglianza di cui all’articolo 3 Cost., richiamando non soltanto il tema delle leggi “ad personam”, ma anche quello delle leggi “ad ordinem”, cioè rivolte a specifiche categorie.

quante norme sulle pensioni contestate: dalla riforma fornero alle “quote”

La criticità viene inserita in un percorso già avviato, perché non si tratterebbe del primo intervento ritenuto incostituzionale. Secondo la ricostruzione, la sequenza avrebbe inizio con la legge 26/2019, di conversione del decreto-legge 4/2019, che avrebbe sospeso l’operatività della riforma Fornero per tre anni.

quota cento e blocco del regime: sospensioni fino al 2026

Nel periodo indicato, sarebbero stati rivisti i requisiti di accesso alla pensione con il sistema definito “quota cento”. La sospensione e le modifiche sarebbero rimaste efficaci fino al 31/12/2026 per l’applicazione degli adeguamenti collegati alla speranza di vita.

Successivamente sarebbero intervenute ulteriori misure analoghe: quota centodue e quota centotre, introdotte rispettivamente con le leggi di bilancio 2022 e 2023, mantenendo l’impostazione di un regime pensionistico modificato tramite “quote”.

perché le norme sarebbero incostituzionali: transitorietà e disparità di platea

La contestazione viene collegata alla differenza tra la riforma Fornero e le successive norme sulle “quote”. La riforma Fornero viene descritta come compatibile con la Costituzione perché considerata strutturale, quindi valida nel tempo e applicabile in modo generale, senza distinguere tra lavoratori “di serie A” e “di serie B”.

Le norme introduttive delle “quote” sarebbero invece, per definizione, provvedimenti transitori: non avrebbero superato la riforma Fornero, ma ne avrebbero congelato l’applicazione fissando anche la data in cui essa avrebbe ripreso efficacia. Proprio questa natura, nella lettura proposta, determinerebbe una aperta violazione del principio di uguaglianza dell’articolo 3 Cost.

sfiducia e conseguenze sociali: il ruolo della lealtà istituzionale

Oltre alla componente economica e discriminatoria, viene indicata una ricaduta più ampia sul piano sociale e istituzionale. La discriminazione, nella ricostruzione, genererebbe sfiducia verso le istituzioni e l’impressione che non esista spazio per l’equità.

Gli effetti evocati vengono descritti come potenzialmente devastanti: se lo Stato non viene percepito come leale con i cittadini, si ridurrebbe la capacità di alimentare comportamenti di partecipazione democratica e di rispetto degli obblighi collettivi. In questa cornice vengono richiamati vari aspetti: la tenuta della partecipazione alle urne, la fedeltà fiscale, la capacità di ottenere il rispetto delle leggi da parte di chi vive in Italia e l’impatto culturale e civile sulle generazioni future.

rispetto della costituzione e intervento politico: la richiesta di coerenza

La soluzione indicata consiste nel recupero del rispetto della Costituzione, con l’idea che i cittadini abbiano mostrato la volontà di continuare a riconoscerla come riferimento centrale tramite un referendum. Nella lettura proposta, i politici dovrebbero riprendere la dimostrazione di coerenza con il dettato costituzionale, rafforzandone l’attuazione in tutti gli ambiti. Anche l’idea di iniziare a non violare più la Costituzione viene presentata come un passaggio rilevante.

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Persone citate nell’ambito dei contributi:

  • Peter Gomez
  • Redazione
È dal 2019 che si interviene sulle pensioni con norme incostituzionali
Categorie: PoliticaEconomia

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