Odio online in Italia: metà dei contenuti è contro le donne

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Odio online in Italia: metà dei contenuti è contro le donne

L’odio online contro le donne si è trasformato in un rischio strutturale che incide sulla libertà di espressione e sulla sicurezza. Il fenomeno non riguarda solo singoli episodi di aggressività verbale, ma un insieme di attacchi che colpiscono molteplici figure: attiviste per i diritti umani, femministe, giornaliste, politiche e anche utenti comuni. Le dinamiche descritte includono ingiurie a sfondo sessuale, minacce e strategie mirate a delegittimare le persone bersagliate, con un impatto diretto sulla partecipazione al dibattito pubblico digitale.

Secondo la relazione della Commissione parlamentare di inchiesta sul femminicidio e su ogni forma di violenza di genere, nel 2024 la violenza online contro le donne ha registrato un incremento significativo, arrivando a triplicarsi. Nel quadro tracciato dalla Commissione, la metà dei contenuti d’odio online in Italia risulta diretta contro le donne, con una quota che resta costante nel tempo. Questa continuità viene collegata alla persistenza della misoginia come elemento radicato nella cultura.

odio online contro le donne: aumento nel 2024 e impatto sulla partecipazione

La Commissione evidenzia che il contenuto dell’odio online comprende sia insulti espliciti a sfondo sessuale, sia forme di discriminazione più indirette. Le ingiurie dirette risultano riconoscibili con maggiore facilità, mentre altre modalità comunicative risultano più ambigue: ironia, stereotipi e pregiudizi sessisti. Anche quando non vengono usate parole apertamente offensive, tali espressioni veicolano comunque disprezzo e inferiorizzazione, facendo leva su preconcetti profondamente radicati.

Il clima ostile prodotto da questi attacchi si riflette su comportamenti concreti: molte donne, per evitare ulteriori conseguenze, tendono a praticare autocensura o a ridurre la presenza online, con una limitazione di un diritto fondamentale, quello di esprimere liberamente il proprio pensiero.

conseguenze psicologiche e deterioramento della sicurezza percepita

Le ripercussioni della violenza digitale non restano sul piano comunicativo. La relazione segnala che le donne colpite da odio online possono sviluppare sintomi psicologici di rilievo, tra cui ansia, stress, depressione, paura e attacchi di panico. In scenari più gravi, emergono anche pensieri autolesionistici o suicidari.

Oltre a questi effetti, la Commissione richiama un ulteriore impatto meno visibile ma ugualmente serio: la compromissione della percezione di sicurezza nella vita offline. Il confine tra ambiente digitale e reale risulta sempre più labile e la reiterazione di minacce e contenuti degradanti può generare una condizione di vulnerabilità costante e un sentimento di umiliazione.

normalizzazione dell’odio e nuove forme di violenza digitale

Un elemento di forte preoccupazione riguarda la normalizzazione dei discorsi d’odio e il processo di deumanizzazione delle donne. La Commissione indica che tale dinamica è determinata anche dalle AI Companion, le “fidanzate virtuali” pensate per accettare qualunque forma di degradazione e umiliazione sessuale, restituendo un’immagine di disponibilità e compiacenza.

La relazione riporta anche la diffusione di piattaforme e chat in cui milioni di utenti condividono suggerimenti su come commettere stupri con la sottomissione chimica. In questo contesto viene citato il commento di Abir Al Sahlani, eurodeputata svedese di Renew Europe, collegato all’inchiesta che ha portato alla scoperta di ambienti digitali che incitano alla violenza. Il riferimento descrive un sistema in cui l’abuso viene presentato come pratica organizzata, appresa, ripetuta e resa accessibile e anonima.

forme di violenza digitale contro le donne: dalla diffusione non consensuale ai deepfake

La violenza digitale contro le donne può assumere diverse manifestazioni, tra cui molestie sessuali, diffusione non consensuale di immagini intime, cyberstalking, hate speech e diffamazione. Negli ultimi anni si aggiungono pratiche considerate più sofisticate e invasive, come i deepfake e i cosiddetti deepnude, che impiegano tecnologie avanzate per manipolare immagini e video con finalità denigratorie o ricattatorie.

La Commissione sottolinea che questi strumenti aumentano la portata del danno, rendendo più complessa la difesa delle vittime e più difficile la rimozione dei contenuti.

violenza nelle relazioni intime e controllo tecnologico

Particolarmente allarmante è l’estensione della violenza nelle relazioni intime anche all’ambito digitale. La Commissione rileva che, quando una donna accede ai percorsi di protezione dei Centri antiviolenza, dopo la valutazione del rischio, la preoccupazione delle operatrici si concentra sui profili social e sui dispositivi, come cellulari e computer. In questa cornice, gli ex partner possono continuare ad esercitare forme di controllo tramite strumenti tecnologici, prolungando e intensificando l’abuso anche dopo la fine della relazione.

La relazione richiama anche raccomandazioni presenti nel rapporto GREVIO, con l’indicazione di monitorare il numero di suicidi, tentativi di suicidio, femminicidi e figlicidi correlati a molestie, stalking e violenza psicologica realizzata con strumenti virtuali.

quadro normativo europeo e adeguamenti in Italia

Clarice Carassi, avvocata e presidente di Trama di Terre, individua nella Direttiva UE 2024/1385 il primo intervento sovranazionale che impone agli Stati di criminalizzare la violenza di genere online. La direttiva introduce nuove fattispecie di reato digitali, tra cui diffusione non consensuale di materiale intimo o manipolato, stalking online, molestie online e istigazione all’odio o alla violenza in rete.

Dal confronto con la normativa italiana emergono criticità e lacune, considerate tali da richiedere un adeguamento. Un passaggio indicato in tale direzione è la legge 132/2025, che ha introdotto l’art. 612 quater del codice penale, prevedendo la punibilità della diffusione di immagini manipolate con AI senza consenso, con aggravanti quando vengono utilizzati sistemi di intelligenza artificiale.

proposte per contrastare l’odio online e obiettivo di intervento

La Commissione propone di affrontare il fenomeno attraverso una combinazione di interventi: promuovere un’educazione digitale consapevole, rafforzare gli strumenti normativi e incentivare le piattaforme a intervenire con maggiore efficacia. La relazione descrive l’odio contro le donne come un problema ampio e radicato, con conseguenze che investono tanto la dimensione online quanto quella offline.

Personaggi citati: Abir Al Sahlani; Clarice Carassi.

La metà dei contenuti d’odio online in Italia è diretta contro le donne

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