Morte clinica, cosa raccontano i pazienti dopo il risveglio: intervista al dottor Sepioni
Le esperienze di pre-morte (Nde) e le esperienze fuori dal corpo (Obe) emergono in contesti clinici delicati, quando persone gravemente colpite riescono a riprendere le funzioni vitali dopo situazioni come arresto cardiocircolatorio, encefalogramma piatto e condizioni assimilabili al decesso. Il tema intreccia racconti soggettivi, raccolte mediche e tentativi di inquadramento scientifico: un percorso che mira a distinguere fenomeni coerenti tra loro da interpretazioni alternative come sogno, allucinazione o confusione mentale.
Le informazioni vengono illustrate da Francesco Sepioni, medico presso il Dipartimento Emergenza e Urgenza dell’Asl 1 della Regione Umbria e autore di Al confine dell’aldilà.
esperienze di pre-morte (Nde): definizione e differenze con altri stati mentali
Un’esperienza di pre-morte comprende i ricordi delle impressioni vissute da una persona che, dopo il ripristino delle funzioni vitali, descrive ciò che ha attraversato in uno stato particolare di coscienza. Il quadro clinico associato prevede un cervello funzionalmente inattivo dal punto di vista funzionale, collocando l’esperienza in una situazione di massima criticità.
La caratteristica centrale indicata riguarda la somiglianza e la coerenza tra racconti differenti: emergono 5-6 elementi ricorrenti su 12 che si ripresentano con costanza. La narrazione viene descritta come strutturata, profonda e persistente nel tempo, tanto da essere ricordata per anni anche dopo il ripristino clinico.
Secondo la descrizione fornita, questa configurazione permette di distinguere tali esperienze da sogno, allucinazione o stato confusionale, proprio per la combinazione di coerenza fenomenologica e ripetitività di elementi.
frequenza delle Nde nei casi di emergenza: numero di testimonianze e scenari clinici
Nel lavoro clinico vengono riportati circa 300 casi raccolti da persone che hanno riferito un’esperienza di pre-morte. Sul versante della letteratura scientifica, viene richiamata una ricerca del dottor Parnia del 2019 (study AWARE II) su un campione di 567 pazienti con arresto cardiaco: i dati riportano un 18% di soggetti che avrebbe vissuto il fenomeno.
Le situazioni di riferimento sono sempre eventi a rischio di vita, includendo: infarto del miocardio, ictus emorragici, traumi cranici, tentato suicidio, ipoglicemie e emorragie severe.
elementi ricorrenti nelle Nde: gioia, luce, revisione della vita e Obe
Il confronto tra interviste evidenzia una distribuzione di elementi non identica per tutti, con alcune componenti più frequenti. Tra i dati riportati risultano:
- 95%: senso di gioia e pace mai provato prima
- 86%: visione della luce
- 54%: revisione dei principali eventi della vita
- 37%: uscita dal proprio corpo definita come out of body experience (Obe)
- 32%: incontro e comunicazione con persone decedute in modo descritto come telepatico
- 30%: percezione di un ambiente extraterreno
- 15%: percezione di un confine
valutazione scientifica delle testimonianze: scala di Grayson e criteri di quantificazione
Le esperienze vengono indicate come esperienze soggettive e, per questo, non riproducibili sperimentalmente. Per renderle analizzabili, viene citata la scala di Grayson, validata a livello internazionale, utile a quantificare, classificare e analizzare la fenomenologia e l’intensità.
Lo strumento consiste in un questionario di 16 domande. Se la somma delle risposte raggiunge un punteggio compreso tra 7 e 32, viene indicato che si può certificare scientificamente che il soggetto abbia vissuto un fenomeno di pre-morte.
studi su Obe e Nde nel mondo: da Moody alle ricerche multicentriche
La raccolta e lo studio dei casi di pre-morte e esperienze fuori dal corpo viene ricondotta a una prima fase con studi del dottor Moody negli anni settanta. Successivamente il tema avrebbe avuto un crescente interesse, fino ad arrivare a studi prospettici capaci di evidenziare fenomenologia, epidemiologia e una clinica definita.
Le ricerche più richiamate riguardano pazienti con arresto cardiaco, con approcci rigorosi, multicentrici e prospettici. In Olanda il cardiologo Van Lommel negli anni 2000. Negli Stati Uniti il rianimatore Parnia nel 2013 e nel 2019, attraverso study AWARE I e AWARE II (Awareness during Resuscitation).
All’interno dei progetti citati sarebbero stati coinvolti circa 25 ospedali tra Stati Uniti e Regno Unito, con ricerche su circa 2700 pazienti. Viene inoltre indicata una consistenza editoriale ampia: su Google Scholar (solo letteratura accademica) risulterebbero presenti circa 100.000 articoli scientifici sulla pre-morte.
età, sesso e cultura nelle Nde: assenza di differenze e presenza trasversale
Non viene segnalata una differenza casistica legata a età, sesso o cultura. Il fenomeno viene descritto come presente sia in persone credenti sia in persone ate, con racconti rintracciabili in tutte le epoche storiche.
In aggiunta, viene richiamato uno studio su sopravvissuti ad arresto cardiaco pubblicato su The Lancet da Van Lommel, da cui emergerebbe che una quota di pazienti riferisce ricordi lucidi durante l’incoscienza.
come può esistere coscienza durante l’arresto cardiaco: il nodo centrale del fenomeno
Il nodo cruciale viene identificato nella percezione cosciente riportata in condizioni in cui, durante un arresto cardiaco, il cervello non dovrebbe essere in grado di generare esperienza. Il punto viene presentato come la questione più rilevante e più impegnativa per le spiegazioni tradizionali.
La descrizione riguarda una percezione veridica e testimoniata durante un’out of body experience: la persona riferisce di vedere il proprio corpo dall’alto e di descrivere in dettaglio azioni avvenute sotto la sua prospettiva.
Nel quadro clinico citato vengono indicati riscontri come elettroencefalogramma piatto, assenza di attività cardiaca e respiratoria, stato di ipossia (carenza di ossigeno) e scomparsa dei riflessi del tronco encefalico, indicati come parte fondamentale e vitale del cervello. Lo scenario viene assimilato a una fase di morte clinica paragonata a un dispositivo a cui viene tolta l’alimentazione, con inattivazione di programmi associati a corteccia e tronco encefalico, eppure con il paradosso del funzionamento della coscienza riportata.
Viene inoltre ricordato che la rivista Nature avrebbe indicato l’esistenza di oltre 300 teorie per spiegare la coscienza, includendo approcci materialisti (in cui la coscienza emergerebbe dai circuiti cerebrali) e approcci idealisti non locali (in cui la coscienza sarebbe esterna al cervello). Viene citata anche una posizione della neurologa Levi Montalcini, che nel 2012 affermava che la sede e la natura della coscienza restavano sconosciute.
Alla luce degli sviluppi nel campo, viene indicato che la teoria materialista sarebbe posta in serio dubbio.
spiegazioni neurologiche proposte: nessuna sostiene l’indagine scientifica
Le spiegazioni neurologiche più citate vengono elencate come: anossia cerebrale, rilascio di endorfine, attività residua del cervello o meccanismi di difesa. Nel complesso, viene riportato che non esiste una spiegazione adeguata per il fenomeno descritto e che nessuna delle ipotesi presentate risulterebbe resistente all’indagine scientifica.
Tra le possibilità menzionate vengono inclusi: farmaci, allucinazioni ipercapnia, ipossia, fantasie, disfunzioni cerebrali e rilascio di neurotrasmettitori.
evidenze verificabili nelle esperienze fuori dal corpo: percezioni riportate e studi
Le esperienze fuori dal corpo (Obe) vengono descritte come percezioni soggettive di tipo visivo e uditivo. Quando però le testimonianze sono supportate da terzi, viene indicato che la componente osservabile assumerebbe un valore oggettivo e non facilmente riducibile a interpretazioni puramente individuali.
La solidità di questo tipo di evidenza viene collegata a studi rigorosi, citando:
- lo studio del dottor Van Lommel (2001) pubblicato su Lancet
- le ricerche del dottor Parnia nel progetto AWARE I e AWARE II (2013 e 2019)
Viene inoltre sottolineato che le numerose testimonianze di pazienti con Obe, soprattutto quando riferiscono percezioni con aspetti plausibilmente osservabili, costituiscono indicazioni rilevanti nel quadro complessivo della ricerca.
principali nominativi citati
- Francesco Sepioni
- Parnia
- Van Lommel
- Moody
- Levi Montalcini


