Mortadella 0 su 100, bresaola della valtellina 7: polemiche per i risultati di yuka e cosa dice il nutrizionista

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Mortadella 0 su 100, bresaola della valtellina 7: polemiche per i risultati di yuka e cosa dice il nutrizionista

Mortadella Bologna IGP e prosciutto di Parma ricevono valutazioni molto diverse nell’ecosistema di Yuka, l’app francese basata su un sistema di punteggio che mira a orientare le scelte alimentari. In un confronto che guarda alla distribuzione dei risultati, la mortadella Bologna IGP raggiunge uno score pari a 0 su 100, il prosciutto di Parma ottiene 31 punti e la bresaola della Valtellina IGP si ferma a 7. Il quadro include anche altri prodotti simbolo del made in Italy, dal Grana Padano al Parmigiano Reggiano, fino al prosciutto di San Daniele, penalizzati secondo criteri legati soprattutto a grassi e sale.

Questa impostazione ha sollevato critiche e discussioni, fino a coinvolgere un’interrogazione parlamentare e prese di posizione di Confagricoltura e Confcooperative Fedagri. Al centro del dibattito c’è la misura con cui un algoritmo possa semplificare aspetti complessi e trasformare una scelta alimentare in un verdetto numerico.

yuka e i punteggi alimentari: cosa emerge dal confronto

Su una scala complessiva di 100, l’app restituisce un punteggio associato a una scala colorata da verde scuro a rosso. La logica di valutazione si fonda su tre criteri principali: la parte nutrizionale, la presenza di additivi e il riconoscimento del marchio bio. Nel complesso, l’impostazione tende a penalizzare alcuni alimenti tradizionali quando grassi e sale incidono in modo rilevante nel calcolo.

la distribuzione dei criteri: nutrizionale, additivi, bio

Secondo i criteri adottati dall’app:

  • la valutazione nutrizionale legata a Nutriscore pesa per il 60%, contando i nutrienti del prodotto;
  • la presenza di additivi contribuisce per il 30%, sulla base di studi indicati da Yuka e in riferimento a standard di EFSA e AIRC;
  • il marchio bio vale il 10%.

In assenza di una valutazione che tenga conto dell’intero contesto alimentare, i valori risultano legati a una porzione standard di 100 g, elemento che può rendere alcuni prodotti meno rappresentativi della reale modalità d’uso. Un esempio citato riguarda l’aceto balsamico, che con zuccheri e additivi raggiunge 20 punti pur essendo tipicamente impiegato in dosi ridotte.

limiti metodologici: perché il punteggio non basta

Le criticità principali emergono sul piano metodologico. Secondo il dott. Enrico Veronese, biologo nutrizionista, youtuber e autore del libro La dieta delle briciole, sistemi come Yuka valutano il singolo alimento in modo isolato, tramite un algoritmo che combina parametri restituendo un punteggio sintetico. Il punto contestato è che la nutrizione non funziona come una somma di valori indipendenti, perché il significato di un alimento dipende dal contesto in cui viene consumato.

quantità e frequenza: il contesto viene escluso

Secondo quanto riportato, l’app non distingue in modo adeguato tra consumo occasionale e consumo abituale. In nutrizione, il risultato reale dipende da quantità e frequenza, oltre alla struttura complessiva della dieta. Ne consegue che un alimento penalizzato dall’app potrebbe comunque rientrare in un profilo alimentare equilibrato, purché inserito con criteri coerenti e non trasformato in un divieto assoluto.

esempio della bresaola: inserire con criterio

Nel ragionamento presentato, la bresaola viene indicata come caso emblematico: possiede un valore proteico elevato ed è pratica, spesso preferibile ad alternative diffuse nella ristorazione veloce. Il punto non sarebbe eliminarla a causa del punteggio, ma inserirla con criterio, evitando abusi e consumo quotidiano.

oltre l’algoritmo: complessità biologica e dimensione emotiva

Oltre al tema del contesto alimentare, viene contestata anche la pretesa di ridurre scelte e impatti biologici a un numero. Viene sottolineato che attribuire un punteggio può creare un’illusione di controllo, spingendo a leggere gli alimenti in modo dicotomico senza una comprensione reale del quadro complessivo.

metabolismo non algoritmico e variabilità individuale

Nel testo criticato, si evidenzia che ridurre la complessità dell’organismo a un modello matematico semplificato non rispecchia la natura del corpo umano: il metabolismo viene descritto come dinamico, adattativo e individuale. Inoltre, lo stesso alimento potrebbe avere effetti differenti in base a persona, stato metabolico, stile di vita e ambiente alimentare in cui viene inserito. Ne deriva l’idea che la nutrizione sia una disciplina personalizzata per sua natura.

piacere, motivazione e aderenza al percorso

Un ulteriore aspetto riguarda la sfera motivazionale: viene richiamata la centralità del sistema dopaminergico, collegato a piacere e motivazione, ritenuto rilevante per l’aderenza nel tempo. Ignorare questa dimensione può indebolire l’efficacia di un percorso alimentare. Per questo, eliminare cibi sgraditi all’app non conduce automaticamente a dimagrimento o a un miglioramento stabile della salute, con il rischio di un effetto nocebo: aspettative negative, rapporto più ansioso con il cibo e restrizioni ritenute inutili.

made in italy e polemiche: questioni sanitarie e controversie

Il dibattito non è presentato come difesa incondizionata del made in Italy. Il problema evidenziato riguarda i limiti dello strumento, descritto come inevitabilmente orientato alla semplificazione eccessiva. Nel testo si ricorda inoltre che l’app, nata nel 2020, ha una diffusione ampia: disponibile in 5 lingue e utilizzata da circa 80 milioni di utenti, con una presenza in Italia di 8 milioni (dato riportato nel contenuto). È scaricabile liberamente in 12 paesi, tra cui Italia, Francia, Spagna, Irlanda, Germania, Lussemburgo, Regno Unito, Svizzera, Belgio, USA, Canada e Australia.

Nonostante la disponibilità e la diffusione, nel contenuto emerge che l’app non è stata approvata dalle autorità sanitarie europee e nazionali.

interrogazione parlamentare e prese di posizione

La critica verso il metodo adottato ha portato a iniziative pubbliche: viene citata un’interrogazione parlamentare e l’attivazione di posizioni da parte di Confagricoltura e Confcooperative Fedagri. Le contestazioni si concentrano sul rapporto tra il punteggio e l’interpretazione dei dati, ritenuta eccessivamente riduttiva.

precedenti legali: nitriti e diritti di informazione

Il contenuto menziona anche una causa collegata a prodotti francesi. Nel 2022 la questione riguardò i salumi francesi, con Yuka indicata come uscita vittoriosa da una causa promossa da un produttore. Secondo quanto riportato, il tribunale avrebbe riconosciuto i diritti di avvisare su rischi riconosciuti scientificamente relativi ai nitriti.

conclusione centrata sui limiti dello strumento

La sintesi finale attribuisce la parte problematica non a un alimento o a una tradizione, ma all’idea di fondo: uno strumento costruito per semplificare finisce per non rappresentare adeguatamente la complessità della nutrizione. In questa prospettiva, la valutazione va considerata entro limiti definiti e non come giudizio definitivo sul valore reale di un prodotto dentro una dieta.

figure citate e ruoli nel confronto

Nel testo compaiono figure con ruoli specifici nel commento tecnico e informativo:

  • dott. Enrico Veronese, biologo nutrizionista, youtuber e autore del libro La dieta delle briciole
“Mortadella 0 su 100, bresaola della Valtellina 7”: l’app francese Yuka boccia i cibi italiani perché rischiosi per la salute, è polemica. Il nutrizionista: “Non funziona così”
Categorie: SaluteTecnologia

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