Monicelli fece una pernacchia a cena: il racconto di Giorgio Pasotti e la frase Sorridete, cazzo
Il trasloco di Giorgio Pasotti diventa il filo conduttore di un’intervista intensa e diretta, aperta da un’esigenza concreta: spostarsi “di 300 metri” nella zona Flaminio, dove vive da oltre dieci anni. Il racconto parte dalla stanchezza, fisica e psicologica, legata alla fatica quotidiana che accompagna il cambiamento di casa, fino a toccare un tema centrale per chi lavora nello spettacolo: la gestione della privacy e delle chiacchiere.
giorgio pasotti trasloca tra flaminio e necessità personali
Nel dialogo con il Messaggero, Pasotti specifica che il trasferimento riguarda un piccolo spostamento, sempre nel medesimo quartiere. La scelta nasce dal bisogno di vivere meglio e dalla percezione di un periodo segnato da un carico eccessivo: gli impegni pratici vengono descritti come una sequenza di lavori e contatti—elettricisti, idraulici, muratori—che finisce per incidere anche sul benessere mentale.
Il trasloco non viene presentato come semplice cronaca, bensì come un passaggio necessario per riequilibrare l’organizzazione familiare. In parallelo, l’attore collega la scelta della nuova sistemazione alla volontà di rafforzare la vita di coppia e, soprattutto, l’assetto del nucleo: il cambiamento mira a stare meglio come famiglia.
cl. no al sospetto: rapporto con claudia toscani e vita di coppia
Alla domanda se la compagna e collega Claudia Toscani lo abbia “messo alla porta”, la risposta esclude qualsiasi rottura: viene ribadito che “va tutto bene” e che la coppia resta unita. Il trasferimento viene quindi ricondotto a una finalità positiva e dichiarata, senza riferimenti a conflitti.
Pasotti aggiunge anche un punto più generale sul mestiere: quando la propria vita privata diventa oggetto di conversazioni e interpretazioni, i gesti normali possono trasformarsi in situazioni complesse. È proprio questo aspetto—la difficoltà nel mantenere il controllo della propria privacy—a emergere come parte della fatica.
L’attore conferma inoltre il matrimonio con un sintetico “sì, va tutto bene”.
cercasi tata disperatamente: la scelta di pasotti e il valore della leggerezza
La cornice dell’intervista è legata a una serata in programmazione su RaiUno, in cui Pasotti sarà impegnato nella commedia Cercasi tata disperatamente di Laura Chiossone, insieme a Elena Radonicich. La motivazione della sua accettazione viene descritta con immediatezza: la lettura del copione ha provocato risate continue, elemento decisivo per l’adesione al progetto.
Nel parlare del senso di quella scelta, Pasotti richiama anche un confronto generazionale: sostiene che molti attori della sua età tendano a prendersi troppo sul serio e racconta di aver colto una lezione di leggerezza attribuita a Mario Monicelli. Da quell’episodio Pasotti riprende un invito diretto: sorridere e divertirsi, senza lasciarsi intrappolare da pensieri eccessivi.
Il riferimento a Monicelli si collega a un ricordo preciso: a una cena con molte persone importanti, mentre Pasotti stava per sedersi a tavola, il regista fece una battuta pubblica—con una sorta di “pernacchia”—che lo colpì fortemente. Il messaggio, secondo Pasotti, era chiaro: rispetto per la leggerezza come capacità di restare vivi e presenti.
commento ai david di donatello e visione del cinema
L’intervista si allarga anche alla cerimonia dei David di Donatello. Pasotti esprime una valutazione netta: secondo lui l’evento “è tutto sbagliato”, poiché l’obiettivo dovrebbe essere simile a quello degli Oscar, con una celebrazione strutturata per il cinema e per chi lo realizza. La sensazione riportata è diversa, descritta come un’atmosfera che ricorda una sala mortuaria.
Secondo Pasotti, la presenza dei partecipanti non trasmette entusiasmo; viene indicato come elemento ricorrente la voglia di finire presto, con presentatori che spererebbero di concludere rapidamente per evitare noia. Il quadro generale viene collegato all’idea di partecipazione “per forza” e alla difficoltà di vivere la serata con naturalezza. L’attore riconosce di non essere diplomatico e sostiene che l’ascolto di molti interventi—definiti come proclami politici—sia stato terrificante.
filmografia e riflessioni: dal cinema fino alle parole su giorgia meloni
Nell’intervista vengono richiamati vari punti della carriera: si parte da Piccoli maestri (1997) di Daniele Luchetti e si arriva all’ultimo lavoro citato, il terzo da regista, Sotto a chi tocca, tratto dal libro del catalano Jordi Galceran. Il percorso evidenzia una continuità legata al racconto del lavoro e alle scelte professionali riportate come tappe concrete.
Un ulteriore passaggio riguarda un tema di attualità, affrontato senza apertura al dibattito politico: Pasotti chiede esplicitamente di non parlarne. Nello specifico, afferma di aver condannato mesi fa chi augurava la morte alla figlia del Primo Ministro e aggiunge di essersi visto attribuire l’etichetta di fascista a seguito di quella presa di posizione.
ospiti e figure citate nell’intervista
Nel racconto compaiono diversi nomi legati a contesto professionale, collaborazione e riferimenti personali.
- Claudia Toscani
- Laura Chiossone
- Elena Radonicich
- Mario Monicelli
- Daniele Luchetti
- Jordi Galceran
- Giorgia Meloni


