Molestie all’università di brescia studenti accusano il prof perona lui nega
Uno scandalo scuote l’Università di Brescia, tra segnalazioni studentesche e contatti diretti con il docente indicato dalle denunce. Al centro della vicenda ci sono accuse di presunti comportamenti in aula, messi nero su bianco in lettere anonime inviate agli organi accademici, e la risposta pubblica di chi sostiene di non riconoscersi nelle descrizioni. Sullo sfondo, una presa di posizione ufficiale del rettore e l’intreccio con un precedente giudiziario legato a incompatibilità con la docenza.
marco perona: risposta alle accuse e diniego delle frasi contestate
Marco Perona, docente di logistica industriale all’Università di Brescia, raggiunto telefonicamente, chiarisce di essere stato contattato dai vertici dell’ateneo ma ribadisce che si tratterebbe di “affari miei”. Il professore è indicato come l’identità finita nel mirino delle lettere di denuncia redatte dagli studenti, finora senza riscontri pubblici sull’autore delle segnalazioni individuali.
Secondo quanto riportato, Perona non nega di essere stato interpellato, ma respinge ogni addebito e si difende sostenendo di non riconoscersi “minimamente” nella ricostruzione emersa. Quando gli vengono riportate frasi testuali attribuitegli, la reazione è netta: “Assolutamente no”, accompagnata da un giudizio di totale estraneità.
risposta categorica alle lettere: sessismo, volgarità e presunto disegno diffamatorio
Il docente definisce quelle parole come “delle balle assolute” e aggiunge che non si permetterebbe mai comportamenti simili. Pur ammettendo che in aula si possano pronunciare affermazioni in momenti di scambio, chiarisce di non considerare proprie le forme di volgarità e di sessismo attribuitegli: “Non sono proprio nel mio stile”, con una posizione che qualifica l’ipotesi come “stranissimissimissimo”.
La difesa di Perona include anche un’interpretazione più ampia: afferma di ritenere possibile l’esistenza di un piano orchestrato per ledere e “sporcare la sua onorabilità”, legando il quadro a motivazioni non chiarite da lui.
accuse degli studenti: “potere tossico”, frasi, sguardi e clima di disagio
Il caso prende forma con la pubblicazione di indiscrezioni relative a due lettere anonime. Le missive, inviate a partire dall’11 maggio al rettore e agli organi accademici, sarebbero state redatte da gruppi di universitari ed ex studenti e puntano su uno “schema consolidato” di presunto potere tossico in aula.
contestazioni su atteggiamenti non verbali e battute transfobiche
Tra le denunce figurano, secondo quanto riportato, sguardi insistenti e inopportuni verso le ragazze, oltre a battute transfobiche. In tale quadro viene citata anche una domanda relativa al “ritorno da un’operazione a Casablanca”, presentata come esempio delle frasi contestate.
frasi specifiche contestate: “vestitino”, password “passera” e allusioni tramite tabelle
Le accuse includono dettagli formulati in modo esplicito: viene riportato, tra gli esempi, l’invito a presentarsi con un “vestitino” per “appagare gli occhi di tutti noi maschietti”. Tra i contenuti richiamati compare anche la password del computer indicata con la parola “passera”.
Nel dossier, secondo le segnalazioni, sarebbero presenti anche allusioni all’intimità privata tramite tabelle Excel per scegliere i fidanzati, oltre all’offerta alle matricole del proprio numero di telefono personale. Un ulteriore elemento riguarda, sempre secondo gli studenti, il racconto della “pizzata post-esame”, associata all’idea che chi finisce “sotto il tavolo” “non si sa cosa può succedere”.
chiarimento del professore sulla “pizzata”: nessuna cena e conferma di un’abitudine diversa
Di fronte a questo passaggio, Perona precisa: frequenta una pizzata a pranzo dopo la fine del corso e non cene. Ribadisce inoltre la propria estraneità, indicando che il 99,9% di quanto letto non gli appartiene.
reazione dell’ateneo: nota del rettore e messaggio di rassicurazione
Allo scandalo sulle presunte molestie si affianca la risposta istituzionale dell’Università di Brescia. Il rettore Francesco Castelli esprime “avvilimento” e “mortificazione” per quanto emerso, confermando l’avvio delle verifiche e dell’iter istruttorio.
Castelli inserisce la questione in un principio generale: atteggiamenti verbali e non verbali capaci di causare disagio e frustrazione non sono considerati accettabili. Nella nota ufficiale viene indicato che tali condotte non saranno accettate in alcun modo.
Il rettore conclude con un messaggio diretto agli studenti e alle famiglie: “non siete soli e sole” e l’ateneo deve restare luogo sicuro e accogliente.
corte dei conti e incompatibilità: condanna per 597.773,60 euro
La vicenda delle segnalazioni si collega anche a un’altra disavventura giudiziaria. Perona risulta essere lo stesso professore che la Corte dei Conti ha condannato in appello a versare 597.773,60 euro all’ateneo, per incompatibilità con la docenza.
incarichi dirigenziali e attività ritenute incompatibili con la docenza
Secondo la ricostruzione della sentenza, i giudici stabiliscono che gli incarichi dirigenziali privati svolti dal docente siano risultati “assolutamente incompatibili per tutti i docenti”, sia nel regime a tempo pieno sia in quello a tempo definito.
La decisione richiama attività in cui Perona sarebbe stato a lungo presidente del consiglio di amministrazione della società di famiglia Dantercepies spa e consigliere di amministrazione di Vega spa. La Corte individua anche lo svolgimento di poteri rilevanti e di coordinamento di natura gestionale, arrivando a configurare un “occultamento doloso” delle proprie attività all’amministrazione universitaria.
personaggi coinvolti nella vicenda
Marco Perona; Francesco Castelli.
