Moby prince profitto: ex dirigente della snam insulta il presidente dei familiari delle vittime
Le parole pronunciate in un’audizione parlamentare accendono un confronto acceso e carico di dolore intorno alla strage del Moby Prince, con riferimenti a responsabilità, soccorsi e ricostruzioni mai del tutto chiuse. Al centro della discussione si collocano le frasi offensive rivolte a Loris Rispoli, storico presidente di un’associazione legata alle vittime, e la reazione dei familiari che chiedono ancora verità e giustizia.
Il caso riguarda il tragico incidente del 1991, avvenuto nel tratto di mare davanti a Livorno, quando morirono 140 persone. A distanza di anni, la dinamica resta oggetto di attenzione giudiziaria e parlamentare, mentre le affermazioni rese nel corso dell’audizione del 16 luglio continuano a suscitare sconcerto tra chi ha seguito la vicenda in prima persona.
accuse e parole offensive nel caso moby prince
Durante un’audizione svoltasi presso la Tenenza dei Carabinieri di Tredate, in provincia di Milano, Romano Pauli avrebbe rivolto osservazioni molto dure contro lo storico presidente di una delle associazioni delle vittime della strage del Moby Prince. Le frasi, arrivate all’insulto, riguardano in particolare l’idea che i familiari siano stati strumentalizzati e che qualcuno avrebbe tratto profitto dalla tragedia.
Nel racconto emerso dai contenuti resi noti, il bersaglio delle accuse è Loris Rispoli, ricordato anche per un percorso civile culminato nella guida del comitato che riuniva i familiari. A quanto risulta, Rispoli oggi non avrebbe potuto difendersi: la morte sarebbe avvenuta a novembre.
il ruolo di loris rispoli nell’associazionismo delle vittime
La vicenda personale di Rispoli resta centrale nel quadro delle reazioni. Nella notte dell’incidente, Rispoli aveva 35 anni ed era ispettore d’armamento di Snam, azienda in quota Eni che risultava legata alla petroliera Agip coinvolta nella collisione con il traghetto Moby. In quell’evento perse l’unica sorella, Liana, che lavorava nella boutique di bordo e aveva 31 anni.
Al tempo della tragedia, Rispoli fu tra i primi a raggiungere il porto cittadino. Successivamente, grazie all’impegno civile e alla sua empatia, divenne un punto di riferimento per i familiari, arrivando a fondare e guidare il Comitato 140, poi trasformato in associazione nel 2001.
incendio e soccorso: ricostruzione ancora al centro delle indagini
La dinamica dell’incidente della sera del 10 aprile 1991, avvenuto a poche miglia dal lungomare di Livorno, continua a essere oggetto di attenzione. Si parla di un innesco di incendio che risultò fatale per i 140 tra membri dell’equipaggio e passeggeri del traghetto. Secondo quanto indicato, le vittime morirono in attesa di un soccorso pubblico coordinato per la loro salvezza.
Tra gli elementi citati figurano ampie registrazioni radio che mostrerebbero come, nella prima ora dopo la collisione, il soccorso fosse stato svia to. Il riferimento è al comandante della petroliera Agip e al suo addetto alle comunicazioni radio, indicati come responsabili di omissioni su coinvolgimento del traghetto e necessità di assistenza antincendio, con conseguente orientamento dei mezzi verso la petroliera anziché verso l’emergenza del traghetto.
Le indagini risultano ancora aperte presso la Procura di Livorno e all’interno della terza inchiesta parlamentare consecutiva.
risarcimenti, parte civile e percorso giudiziario
Nel confronto sollevato dalle affermazioni di Pauli, viene richiamato il tema dei presunti interessi economici. Secondo quanto riportato, l’idea del “profitto” non troverebbe riscontro nel comportamento di Rispoli, che sarebbe stato tra i pochi familiari a rinunciare al risarcimento assicurativo proposto dall’armatore del traghetto tramite il P&I, a pochi mesi dall’evento.
Questa scelta avrebbe avuto un fine specifico: consentire l’accesso al processo penale come parte civile. Il processo penale e poi quello civile vengono descritti come tappe seguite fino alla conclusione dell’iter: penale nel 1999 in Corte d’Appello e civile nel 2001.
responsabilità riconosciute nel giudizio civile
Nel giudizio civile sarebbe stata sancita la responsabilità di Snam nell’evento, insieme al terzo ufficiale della petroliera, per il mancato azionamento dei segnali antinebbia e per la mancata segnalazione alla Capitaneria del traghetto come nave investitrice. In base a quanto indicato, ciò avrebbe comportato l’identificazione del Moby Prince coinvolto nell’incidente solo ottanta minuti dopo la collisione.
contestazioni su responsabilità snam e dichiarazioni in audizione
Nell’audizione di luglio, Romano Pauli avrebbe continuato a negare ogni responsabilità sul caso in quota Snam, includendo anche quanto emerso da inchieste parlamentari. Tra gli elementi citati figurano l’ancoraggio della petroliera Agip Abruzzo in zona di divieto e anomalie sul carico trasportato nella cisterna speronata dal Moby Prince.
Se per Loris Rispoli Pauli avrebbe adottato toni sprezzanti, nel medesimo contesto sarebbero state pronunciate parole di encomio per Sergio Albanese. Le dichiarazioni lo riguardano come comandante della Capitaneria che la notte dell’incidente avrebbe raggiunto il mare senza impartire ordini e avrebbe lasciato la gestione del soccorso a personale non formato, con esiti tragici.
Sempre secondo quanto riportato, Pauli avrebbe anche citato una valutazione positiva sulla regolarità della petroliera nelle prime dichiarazioni rese subito dopo lo sbarco.
concausa indicata per l’evoluzione del soccorso pubblico
Le informazioni presentate collegano l’uscita dalla guida del coordinamento del soccorso pubblico a una concausa della morte di almeno alcune delle 140 vittime, descritte come sopravvissute per ore in attesa di un aiuto dovuto per legge dalle autorità pubbliche e dai natanti privati presenti, petroliera inclusa.
reazioni dei familiari: sconcerto e richiesta di verità
Le parole di Pauli hanno provocato sconcerto e rabbia nei familiari. Viene riportato che Andrea Rispoli, figlio di Loris, abbia sottolineato la presenza di persone che avrebbero lucrato sulla vicenda e la richiesta insistente di riconoscimento della stessa, ricordando anche il costo personale sostenuto dal padre: anni di impegno civico e perdita della vita familiare, oltre alla malattia che lo avrebbe immobilizzato.
Accanto a queste posizioni, emerge anche la replica di Nicola Rosetti, che nel 2021 avrebbe preso il testimone da Loris Rispoli alla guida dell’Associazione 140. Secondo quanto riportato, Rosetti avrebbe definito vergognose le dichiarazioni attribuite a Pauli, elogiando Loris come punto di riferimento anche “di vita” e come persona che si sarebbe basata sui fatti senza cercare una verità di parte. Viene inoltre espresso l’auspicio che Pauli possa chiedere scusa ai figli di Loris e alla madre.
figure citate nella vicenda e protagonisti delle repliche
Nel quadro delle dichiarazioni e delle ricostruzioni riferite vengono menzionati:
- Romano Pauli
- Loris Rispoli
- Liana Rispoli
- Andrea Rispoli
- Nicola Rosetti
- Vincenzo Onorato
- Sergio Albanese
- Eni
- Snam
- Agip Abruzzo
- Moby Prince
