Mirko frezza ’illegalità al carcere dopo il terzo figlio la svolta e il giudizio degli altri
Mirko Frezza, ospite di Nunzia De Girolamo a “Ciao Maschio”, ripercorre una parte complessa della propria storia, fatta di scelte, conseguenze e svolte decisive. Nel racconto emergono i punti di frattura della sua vita: l’ingresso nell’illegalità in giovane età, l’esperienza del carcere e, anni dopo, l’approdo a un percorso completamente nuovo grazie al cinema.
mirko frezza e i primi anni segnati dall’illegalità
Frezza descrive di essere stato “catapultato” a 13 anni nel proprio quartiere, raccontando che la sua partecipazione a quel contesto nasce da un bisogno: sentirsi parte di qualcosa. L’affermazione centrale riguarda la presenza di una componente del quartiere che “usava” la situazione ai propri comodi, elemento che Frezza mette in relazione con l’evoluzione della propria disponibilità a restare dentro quel meccanismo: “Poi ci ho sguazzato, come si dice a Roma”.
cosa significa diventare uomo per mirko frezza
Nel corso dell’intervista Frezza affronta il tema della crescita personale, collegandolo a un processo interiore: imparare a perdonarsi. Per lui non si tratta solo di cambiare comportamento, ma di arrivare a una condizione mentale diversa, anche perché alcuni sguardi esterni continuano a riportarlo a un’identità passata, come se restasse “un criminale”.
il punto di svolta: il lavoro, la famiglia e la necessità di cambiare
Il cambiamento viene raccontato attraverso una presa di consapevolezza: Frezza afferma di aver capito che doveva cambiare quando ha iniziato a tenere a qualcuno più che a sé stesso. Il passaggio è descritto con una formula netta: “Di me me ne sono sempre fregato”.
L’accelerazione arriva con la nascita del terzo figlio e con le parole della moglie, presentate come decisive. A quel punto non sarebbe stato possibile continuare a presentarsi ai colloqui senza una responsabilità concreta legata alla famiglia: “Mi ha detto che ero maschio. Mi ha detto che dovevo andare a lavorare”, prosegue Frezza.
mirko frezza e la nuova vita: il cinema come strada alternativa
A trent’anni Frezza inizia una nuova fase. La trasformazione avviene grazie alla mediazione di un amico, che lo avvicina al mondo del cinema. In un primo momento lavora come organizzatore di scene di massa nelle produzioni americane; in seguito arrivano piccoli ruoli. La svolta arriva quando gli viene chiesto di pronunciare una battuta davanti alla macchina da presa, evento che apre un percorso nuovo.
dalla venezia agli incontri: premi e fiducia professionale
Dopo la prima rottura con il passato, la strada si allarga: Frezza porta il proprio lavoro fino a Venezia, dove conquista un premio nella sezione Orizzonti. Nel racconto emerge anche l’incontro con Alessandro Borghi, descritto come un passaggio fondamentale per la sua credibilità e il suo futuro: Borghi ripone in lui piena fiducia, contribuendo a dischiudergli un orizzonte professionale inedito.
il significato del cinema: piangere davanti a una storia personale
Il momento più intenso dell’intervista riguarda l’impatto reale che il cinema ha avuto nella vita di Frezza. Il cinema, secondo la sua spiegazione, si sostituisce alle istituzioni e offre soprattutto un modo di esprimersi: “Prima di tutto mi ha dato un modo di piangere”.
Frezza richiama anche “Il più grande sogno”, presentato come un film ispirato alla sua storia, e racconta una scena in cui, davanti al giudice, gli venne chiesto di piangere. Il senso di quella richiesta viene riportato come parte del percorso emotivo che il cinema rende capace di trasformare, riportando alla luce la dimensione personale dietro il racconto pubblico.
partecipanti e ospiti
- Mirko Frezza
- Nunzia De Girolamo


