Meloni in crisi di nervi: il deep state punta su silvia salis

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Meloni in crisi di nervi: il deep state punta su silvia salis

Nel dibattito politico italiano torna a emergere un elemento centrale: la lettura del cambio d’umore della premier, collegata a una sequenza di eventi che ha progressivamente indebolito la percezione di un percorso vincente e ha fatto emergere, al contrario, segnali di smarrimento. Il punto di partenza viene individuato nell’esito referendario del 23 marzo, descritto come l’avvio di un processo che ha ridotto la capacità di garantire stabilità agli equilibri considerati decisivi dal sistema di potere.

cambio d’umore della premier e impatto del referendum del 23 marzo

La dinamica viene ricondotta a una fase in cui diventa sempre più difficile sostenere l’idea di una tutela efficace degli assetti dominanti. Il passaggio decisivo è indicato nel momento in cui si inizia a comprendere che l’aura di vincente stava perdendo forza, mentre cominciavano ad affiorare stigmate attribuite a una condizione di segno opposto. Da qui prende forma una narrazione fondata sull’idea che l’esito del 23 marzo abbia funzionato da spartiacque.

deep state nostrano e rimescolamenti dei centri di potere

Il quadro successivo descrive un sistema di influenza che, dopo un crollo del polo torinese, viene indicato come sempre più circoscritto. Al centro della ricostruzione viene posta la svendita della galassia Fiat, attribuita al liquidatore John Elkan, seguita dalla conseguente redistribuzione dei poteri. Il “Deep State” viene descritto come limitato ai potentati mediatico-finanziari milanesi e al “groviglio” di relazioni informali romane, con attività interpretate come capaci di produrre soluzioni definite gattopardesche, cioè volte a modificare la forma senza cambiare sostanza.

linguaggio politico e inner circle come strumenti di cooptazione

Nella ricostruzione, l’allineamento atlantista viene descritto come la chiave con cui sarebbe avvenuta una cooptazione, richiamando l’idea che l’impostazione politica dell’attuale premier avrebbe ricevuto sostegno attraverso un percorso di immediato allineamento. La narrazione attribuisce inoltre un ruolo decisivo a un linguaggio ducesco e a un inner circle costruito attorno a figure definite come antichi camerati e parenti, in un’ottica descritta come espressione di familismo amorale.

apprendisti stregoni e nuovo assetto governativo

La percezione descritta è quella di un cambio di cavallo in corsa, interpretato come un rischio che colpisce la figura della premier. In questo passaggio emerge un collegamento con l’idea di un impostazione pasticciona attribuita a chi lavora alla costruzione di un prossimo progetto politico. Il focus si sposta sugli attori indicati come improbabili builder del nuovo assetto governativo post fase di governo definita “destro-destro meloniana”, considerato come una riedizione della formula indicata come centro-centro.

maggioranza moderata come blocco di una democrazia radicale

Il meccanismo descritto prevede l’assemblaggio di una maggioranza definita “moderata” con l’obiettivo di impedire l’affermazione di un’aspettativa collegata a una democrazia radicale. La narrazione sottolinea che tale impostazione sarebbe volta a limitare proposte considerate sovversive, richiamando temi come inclusione, lotta alla miseria, ispezionabilità del potere e ricambio del personale dirigente.

operazione restaurativa e candidatura della sindaca di genova

La sequenza prosegue con l’introduzione di un “puntino” individuato come elemento di un disegno. Viene citata un’illustre sconosciuta presentata come front-women dell’operazione descritta come restaurativa. L’obiettivo attribuito all’operazione è il blocco di candidature considerate inaccettabili, con riferimento a Elly Schlein e Giuseppe Conte, oltre alla figura della sindaca di Genova indicata come elemento centrale del progetto.

operazione mediatica e tre leggende metropolitane

La narrazione richiama un’operazione mediatica definita da una specifica valutazione, collegata alla reiterazione di tre racconti ritenuti mendaci. In particolare, vengono contestate le affermazioni secondo cui:

  • la sindaca di Genova avrebbe strappato la città alla destra, con la contestazione che il collegio elettorale genovese l’avrebbe mandata in minoranza mesi prima nelle elezioni regionali, aggiungendo il riferimento al salvataggio di Bucci candidato Governatore collegato all’arrivo da Imperia dei “cammellati” di Scajola;
  • sarebbero emerse doti straordinarie di amministratrice, contestando che in dieci mesi non sarebbe stato ottenuto alcun risultato significativo, oltre a slogan, canto di Bella Ciao e abbracci ad effetto, citando riferimenti come l’ultimo fratello Cervi e Francesca Albanese;
  • l’aggregazione promossa nella campagna comunale dalla sindaca bipartisan, certificata dalla sua giunta trasversale, dimostrerebbe la sua capacità di federatrice di un nuovo campo elettorale vincente, contestando nel dettaglio la continuità di ruoli e incarichi: l’assessora alla Sicurezza nella precedente giunta Bucci, il consulente legato all’attuale assessore alla Cultura, la calendiana assessora al Welfare, il vice-sindaco passato da capogruppo PD a amministratore in quota Totigate di un’azienda portuale.

Minetti graziata, ripulitura di Forza Italia e passaggio tra corti

Il percorso indicato include un riferimento a un’ultima tessera, associata alla Minetti graziata, descritta come una definitiva redenzione della memoria di Silvio Berlusconi. Il passaggio viene presentato come indispensabile per la ripulitura di Forza Italia e per il trasferimento della “corte” verso l’altra sponda politica, da Meloni a Salis.

La narrazione collega questa ricostruzione alla convinzione che gli alambicchi del Deep State producano scemenze. Al centro viene posto un piano politico definito come ipotetico, che oltre ai tagli di 5S e AVS includerebbe una scissione nel PD di Shlein, con l’effetto di spaccare in tre la scena politica.

nuovi governi tecnici alla Draghi e Monti e teatralizzazione dell’efficienza

Il risultato atteso viene descritto come anticamera di nuovi governi tecnici, con riferimenti a Draghi e Monti. In questa cornice l’efficienza viene presentata come una teatralizzazione priva di conseguenze sostanziali, definita come inconcludente.

lettura della stampa padronale-deep e replica tramite il richiamo a cassandra

La conclusione della ricostruzione afferma che, per la stampa padronale-deep, il quadro descritto rappresenterebbe il massimo della linea politica, con un’ostilità attribuita a chi perseguirebbe un’alternativa democratica. A sostegno della tesi viene richiamata una battuta attribuita a un liberale genovese nel PLI di Giovanni Malagodi, che cita Cassandra e il mancato ascolto della verità, con riferimento ai figli di Troia.

Personaggi citati nell’argomentazione:

  • Giorgia Meloni
  • John Elkan
  • Silvia Salis
  • Marco Travaglio
  • Elly Schlein
  • Giuseppe Conte
  • Dario Franceschini
  • Matteo Renzi
  • Silvio Berlusconi
  • Draghi
  • Monti
  • Bucci
  • Scajola
  • Francesca Albanese
  • Cervi
  • Giovanni Malagodi
  • Shlein
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