Marco Masini: ho sbagliato a ignorare le dicerie sulla sfortuna
La carriera di Marco Masini attraversa promesse mantenute, momenti di smarrimento e una consapevolezza maturata nel tempo. Reduce dall’esperienza al Festival di Sanremo, dove con Fedez ha ottenuto il quinto posto con il brano “Male necessario”, il cantautore ripercorre passaggi decisivi della propria storia, partendo da un dolore che ha cambiato il ritmo della sua vita e arrivando alle conseguenze di voci e incomprensioni nate negli anni Novanta.
marco masini e la promessa alla madre che guida la missione musicale
Il racconto di Masini si apre con un impegno personale nato durante il momento più difficile: la promessa fatta a sua madre quando stava morendo, con l’obiettivo di portare fino in fondo una missione legata alla musica. Il cantautore collega direttamente quel vincolo alla spinta a non fermarsi, spiegando che dopo la scomparsa, avvenuta quando aveva 19 anni, la continuità creativa e l’esigenza di salire di nuovo su un palco si sono manifestate in tempi rapidi.
Secondo quanto riportato, grazie a quella promessa Masini è riuscito ad andare avanti: la settimana successiva sarebbe stato di nuovo su un palco per suonare con il proprio gruppo, con un riferimento specifico alla samba. Il legame tra promessa e prosecuzione del percorso artistico diventa quindi un punto fermo nella narrazione del suo cammino.
male necessario e lo smarrimento dopo il successo discografico
Nel percorso artistico di Masini compaiono anche altri momenti definiti come “mali necessari”. Tra questi rientra lo smarrimento legato al successo commerciale: dopo due milioni di copie vendute in due anni, il cantautore descrive un peggioramento sia umano sia professionale.
Il cambio di priorità viene espresso in modo netto: prima l’obiettivo era raggiungere il pubblico, emozionare le persone attraverso le canzoni. Successivamente, nella sua ricostruzione, le priorità avrebbero iniziato a spostarsi verso aspetti materiali, come la ricerca di una macchina più bella e la volontà di comprare un terreno costoso a Firenze per costruirci la casa, fino a includere anche la ricerca di “qualche donna in più”.
Nella stessa prospettiva, Masini fa riferimento a una discesa profonda: lo smarrimento iniziale sarebbe seguito da un periodo che lui definisce come un “abisso” sempre più marcato, fino al conseguente ritorno a un punto di consapevolezza.
marco masini, mia martini e le dicerie degli anni novanta
Accanto alle vicende personali e professionali, nel racconto emerge anche il tema delle voci nate negli anni Novanta, legate alla presunta capacità di portare sfortuna. Masini dichiara di aver ritenuto un errore il fatto di ignorare quelle affermazioni. La gestione delle voci viene indicata come un tema da affrontare con decisione, coinvolgendo l’etichetta, il produttore e l’intero team.
mia martini e il senso di colpa di chi “non ha saputo difendersi”
Un passaggio centrale riguarda Mia Martini, citata come esempio di quanto quelle dinamiche e quei pettegolezzi avrebbero potuto costare. Masini afferma che Mia Martini non sarebbe riuscita a difendersi da una situazione descritta come “più cattiva” rispetto a quella capitata a lui. Nel commento riportato, il cantautore si concentra anche sulla responsabilità di chi, a suo modo di vedere, avrebbe potuto fare qualcosa ma non lo avrebbe fatto.
La sua posizione è collegata a un risentimento specifico: più che rivolgersi al proprio contesto, Masini dichiara di essere più arrabbiato con chi ha ignorato che Mimì stesse male. Nella ricostruzione, Masini sostiene di averla vista con i propri occhi e racconta di essersi percepito come l’ultima persona capace di aiutarla, perché, contemporaneamente, le stesse difficoltà avrebbero iniziato a comparire anche su di lui.
personaggi citati nel racconto
- Marco Masini
- Fedez
- Mia Martini


