Maldive, governo: grotta non prevista nel piano di ricerca

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Maldive, governo: grotta non prevista nel piano di ricerca

C’è un punto fermo nelle ricostruzioni della tragedia avvenuta nell’atollo di Vaavu: la spedizione scientifica italiana avrebbe operato alle Maldive con autorizzazioni ufficiali, ma emergono zone d’ombra su due aspetti centrali emersi nelle indagini. Secondo Mohamed Hussain Shareef, portavoce del presidente maldiviano Mohamed Muizzu, la documentazione del team sarebbe stata corretta sul piano dei permessi generali, mentre non includerebbe i nomi di due subacquei coinvolti nell’incidente né la menzione dell’immersione in grotta.

permessi di ricerca alle maldive e perimetro autorizzato

Il gruppo dell’Università di Genova, riferisce Shareef, avrebbe svolto attività regolari nelle Maldive da almeno quattro anni. Nel periodo considerato avrebbe ottenuto il via libera dal dipartimento di ricerca marina per uno studio su coralli molli e sui sistemi di barriera corallina.

Il portavoce del presidente maldiviano indica che i permessi erano validi dal 3 al 17 maggio in sei atolli. Nella documentazione sarebbe inoltre prevista l’utilizzazione dell’imbarcazione Duke of York, con immersioni consentite tra zero e 50 metri di profondità. Un’indicazione rilevante, perché nelle ore successive all’evento era circolata l’ipotesi che i ricercatori avessero superato un limite legato alla normativa locale.

limite dei 30 metri e differenza tra immersioni ricreative e autorizzazioni per ricerca

Shareef chiarisce che il limite dei 30 metri riguarda le immersioni ricreative. Secondo la sua ricostruzione, in ambito maldiviano non sarebbe presente una seconda norma specifica che impedisca ai ricercatori di immergersi più in profondità, fermo restando che servano autorizzazioni mirate. Nel caso della spedizione italiana, il consenso sarebbe stato concesso fino a 50 metri.

immersione in grotta non segnalata nella proposta di ricerca

Il nodo principale, secondo le dichiarazioni del portavoce, non riguarderebbe soltanto la profondità massima prevista, bensì la natura dell’attività. Nella proposta di ricerca, afferma Shareef, non comparirebbe alcun riferimento a immersioni speleologiche.

Dal punto di vista del governo maldiviano, sarebbe dunque mancata una segnalazione formale sull’effettuazione di un’immersione in grotta. “Non sapevamo che avrebbero effettuato un’immersione in grotta”, afferma Shareef, precisando che gli italiani avrebbero indicato gli atolli e le aree di lavoro, ma non i siti precisi né la natura della discesa.

Nel quadro legale ricostruito dal portavoce, non risulterebbero contestazioni immediate. L’assenza di una menzione sull’immersione in grotta viene però considerata un elemento rilevante all’interno delle indagini avviate dalle autorità maldiviane.

nominativi mancanti e verifica della lista dei subacquei autorizzati

Accanto alla questione sulla grotta, emergono dubbi sulla corrispondenza tra documenti e personale effettivamente coinvolto. Shareef dichiara di mostrare il permesso di ricerca rilasciato al team, sottolineando che nella lista dei componenti autorizzati non comparirebbero tutti i sub coinvolti nella tragedia.

Tra gli assenti indicati dal portavoce figurerebbero Gianluca Benedetti e Giorgia Sommacal. Sarebbe presente, invece, la professoressa (citata senza nome proprio nel passaggio), oltre a Federico Gualtieri, Muriel Oddenino e alla guida subacquea maldiviana.

“Tre dei cinque subacquei coinvolti erano esplicitamente indicati come parte del gruppo di ricerca”, spiega Shareef. Le verifiche indicate comprenderebbero l’attrezzatura utilizzata e le modalità precise dell’immersione, mentre anche la profondità effettivamente raggiunta resta un punto da chiarire.

professionalità del team e attesa degli esiti dell’inchiesta

Shareef evita conclusioni definitive sulle scelte operative del gruppo. La professoressa viene descritta come subacquea molto esperta, insieme a gran parte del team, invitando a attendere gli esiti dell’inchiesta prima di attribuire responsabilità. Nel racconto riportato, anche Monica Montefalcone viene presentata come professionista di altissimo livello, con grande esperienza nelle immersioni scientifiche.

condizioni ambientali e difficoltà legate alla grotta

Il portavoce lega le circostanze dell’incidente a un tratto di mare descritto come particolarmente insidioso. Tra i fattori citati compaiono correnti, mancanza di visibilità, disorientamento e meteo. Shareef ricorda che nel periodo del monsone di sud-ovest le condizioni marine possono peggiorare rapidamente.

Secondo la ricostruzione, l’ingresso della grotta si troverebbe a circa 47 metri di profondità, mentre alcune camere interne arriverebbero fino a 60 metri. In questa cornice, le correnti fortissime tipiche del monsone, la scarsa visibilità e il possibile disorientamento all’interno della cavità renderebbero l’immersione una sfida estrema anche per sub esperti.

tutela delle relazioni tra italia e maldive e sospensione della licenza della nave

La tragedia avrebbe avuto un forte impatto sull’opinione pubblica maldiviana. Shareef descrive il dolore come “un colpo durissimo”, ricordando il legame costruito negli anni tra Italia e Maldive tramite progetti scientifici guidati da Montefalcone. Da parte del governo, viene indicata la necessità di prudenza anche sul piano umano, con l’idea che solo l’indagine possa chiarire eventuali sottovalutazioni o errori.

Separata viene mantenuta la vicenda della Duke of York, l’imbarcazione da crociera subacquea da cui sarebbe partita la spedizione. Le autorità maldiviane avrebbero sospeso la licenza turistica della nave. Shareef precisa però che il provvedimento non sarebbe collegato direttamente all’immersione fatale: “C’erano problemi con la sua licenza turistica”.

Personaggi citati

  • Mohamed Hussain Shareef
  • Mohamed Muizzu
  • Gianluca Benedetti
  • Giorgia Sommacal
  • Monica Montefalcone
  • Federico Gualtieri
  • Muriel Oddenino
Maldive, il governo: “Gli italiani erano autorizzati a scendere fino a 50 metri. Ma la grotta non era nel piano di ricerca”

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