Lino banfi scoppia in lacrime al ricordo della moglie scomparsa e risponde alle critiche

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Lino banfi scoppia in lacrime al ricordo della moglie scomparsa e risponde alle critiche

Il Salone del Libro di Torino diventa un luogo di memoria e spettacolo quando Lino Banfi prende posto nella sala Oro. L’atmosfera è calda, rapida, piena di ricordi e reazioni: mentre due giovani arrivate da Cuneo dichiarano di cercare il “Nonno Libero” con curiosità, emerge subito il peso di un’icona popolare capace di trasformare la risata in qualcosa di più di un semplice intrattenimento.

lino banfi al salone del libro di torino: attesa, umorismo e riconoscibilità

Le due ragazze che attendono di seguire Banfi hanno un’età di appena venticinque anni e arrivano da Cuneo per vedere “nonno Libero”. Non nascondono di non aver mai visto film interpretati dall’attore, e la conversazione scivola tra i titoli e i riferimenti alle commedie che negli anni ottanta, secondo i ricordi evocati, facevano ridere un pubblico vasto. Nel confronto tra generazioni, il punto centrale resta la continuità culturale: il successo di Banfi viene indicato come radice diretta della figura di “Nonno Libero” di Un medico in famiglia.

le reazioni delle giovani generazioni e il legame tra film e nonno libero

La discussione mette a fuoco una mancata familiarità con i lavori cinematografici più noti dell’attore, ma al tempo stesso rafforza l’idea che non esista un “secondo” senza il “primo”. L’atmosfera in sala suggerisce che la presenza di Banfi sia sufficiente a riaccendere interesse e curiosità, con la sala che appare pronta a seguirne il ritmo.

nicola lagioia e il libro biografico: incontro, aneddoti e riflessioni

Il racconto prende forma attraverso l’intervista condotta da Nicola Lagioia, ex direttore del Salone, in questa occasione impegnato come interlocutore di Banfi per il libro biografico 90 Non mi fai paura (HarperCollins). Lagioia ricostruisce un episodio collettivo: durante la proiezione di un film, la gente rideva talmente tanto che nessuno si sarebbe accorto di ciò che stava accadendo fuori dalla sala. Il ricordo è collegato al momento in cui, dopo la fine della pellicola, ci si rese conto che in città era avvenuto il terremoto dell’Irpinia, mentre gli spettatori del film ne erano rimasti inconsapevoli.

la risata come sospensione dalla realtà

Nel racconto emerge l’idea che la risata abbia un potere capace di sospendere dalla realtà. Banfi riprende il tema riportando una testimonianza legata a un suo film: riferisce che in Croazia i medici gli avrebbero fatto sapere che Vienni avanti cretino servirebbe come una sorta di terapia per persone affette da Parkinson e Alzheimer, ricordando l’assenza di movimenti dei muscoli facciali.

ricordi torinesi e torrefazioni di comicità: aneddoti dai film

Il dialogo scorre poi verso la dimensione personale e territoriale. Tra i ricordi viene citata Torino, con l’evocazione di un titolo che viene presentato come un gioiello: Al Bar dello Sport. Lagioia sceglie l’occasione per mostrare uno spezzone in cui Banfi, nel film, si accorge di avere fatto 13 al Totocalcio, mentre viene trattato male dalla sorella e dal nipote.

improvvisazioni e battute: il lato tecnico della comicità

La conversazione valorizza anche il lavoro creativo. Lagioia sottolinea la forza espressiva delle immagini, la loro componente surreale e l’impressione che ci sia molto della vita dell’attore, tra sofferenza e voglia di riscatto. Banfi, a sua volta, ricorda che la battuta più amata sarebbe stata improvvisata: il momento nasce quando il nipote lo stressa e gli chiede “di che sesso sono le tartarughe”, a cui Banfi risponde con la frase evocata nel contesto, indicata come “le tartarughe sono ricchione”.

variazioni in scena e richiami interni ai personaggi

Banfi aggiunge un’ulteriore piccola variazione legata a un commissario messo in mezzo dall’usciere canterino nel ristorante in La parolaccia di Fracchia la belva umana. Il ricordo include una sequenza in cui prosegue l’insistenza e vengono introdotte parole chiave legate all’identità del personaggio, con una frase in cui si ribadisce “non sono ricchione” e si passa a un riferimento al ruolo del commissario.

oltre cinquant’anni di carriera: amicizie, incontri e la sfera emotiva

Il percorso ripercorre una traiettoria di oltre 50 anni di carriera, inserendo elementi riconosciuti dal racconto: l’amicizia con Paolo Villaggio, l’incontro con papa Francesco e i richiami al repertorio di colleghe descritte come “sexy” e senza veli. Al centro resta però una dimensione più intima, legata a un ricordo che provoca lacrime.

il ricordo della moglie Lucia e il peso delle parole

Banfi evoca sua moglie Lucia e il contenuto del ricordo si concentra sul sentimento di essere stato “fregheto”, con la preoccupazione che si possa giudicare la sua lucidità e la sua età. Nel quadro emotivo, la chiusura ideale è affidata all’idea che una risata con Lino possa salvare sempre.

personaggi citati nella narrazione

Nicola Lagioia , Lino Banfi , Paolo Villaggio , papa Francesco , Lucia , Sandr o Bolchi , Salvatore Nocita , Franco Fracchia

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