Liliana Resinovich, Sergio rompe il silenzio e rivela i nuovi dettagli

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Liliana Resinovich, Sergio rompe il silenzio e rivela i nuovi dettagli

Il caso Liliana Resinovich resta senza una conclusione definitiva a distanza di quattro anni, mentre l’indagine continua attraverso nuove proroghe e verifiche tecniche. La scomparsa della 63enne, avvenuta a Trieste il 14 dicembre 2021, ha avviato un percorso investigativo articolato, inizialmente orientato verso l’ipotesi del suicidio e successivamente aperto anche alla possibilità di un omicidio. Gli ultimi passaggi procedurali hanno riacceso l’attenzione su elementi già emersi e su ulteriori approfondimenti peritali.

l’inchiesta su liliana resinovich: proroghe e accertamenti tecnici

Negli sviluppi più recenti dell’inchiesta è stata disposta una proroga per completare gli accertamenti tecnici. L’udienza, inizialmente fissata per il 30 marzo, è stata rinviata al 26 giugno. Il giudice per le indagini preliminari ha autorizzato ulteriori 90 giorni al collegio peritale per portare a termine le verifiche.

La proroga riguarda analisi di tipo genetico, dattiloscopico e merceologico. Dopo un primo ciclo di attività, gli specialisti hanno richiesto tempo aggiuntivo per proseguire con controlli più approfonditi, con l’obiettivo di chiarire aspetti ancora non pienamente definiti.

genetica, impronte e merceologia: i punti di interesse dell’indagine

Tra gli elementi che attirano l’attenzione degli esperti rientra la presenza di zirconio rinvenuto sulle scarpe di Liliana. Il particolare è stato evidenziato dal genetista forense Fattorini, indicato come un dato meritevole di ulteriori studi nell’ambito delle analisi in corso.

La ricerca di coerenze tra tracce e dinamiche dell’accaduto si intreccia con il profilo dell’unico indagato: Sebastiano Visintin, indicato come marito della vittima. Il focus investigativo tiene conto anche dell’attività lavorativa di Visintin come arrotino, aspetto che riemerge nel contesto degli elementi emersi durante le verifiche.

sebastiano visintin e gli approfondimenti su attività e laboratori

Nel corso delle indagini sono stati sequestrati oltre 700 coltelli risultanti dall’attività di affilatura svolta da Visintin nell’ambito di attività commerciali a Trieste. La Procura sta valutando questo materiale e le relative circostanze, nell’ambito di un lavoro complessivo di verifica.

La relazione dell’anatomopatologa Cristina Cattaneo ha indicato che la causa della morte sarebbe riconducibile a un soffocamento. Alla luce di tale indicazione, l’attività lavorativa di Visintin e i luoghi collegati vengono considerati punti rilevanti da approfondire.

Le verifiche includono anche il laboratorio in cui l’uomo operava: la disponibilità dei locali è cambiata, poiché il contratto di locazione è stato rescisso e i macchinari sono stati trasferiti a casa sua. Questo passaggio comporta la necessità di ulteriori controlli operativi e di coerenza nella ricostruzione.

indagine su un intervallo di tre ore: telefono e zona d’ombra

Un altro filone di lavoro riguarda l’esame di un intervallo di circa tre ore che risulterebbe scoperto nell’alibi attribuito a Visintin. Secondo quanto emerso, il telefono cellulare dell’uomo potrebbe aver registrato una zona d’ombra all’interno del laboratorio. L’attenzione si concentra sulla possibile rilevanza di quel vuoto temporale ai fini della ricostruzione dei fatti.

tempi dell’udienza e fine degli accertamenti

Il collegio peritale ha il dovere di depositare i risultati entro l’8 giugno. Nel frattempo, resta in sospeso un aspetto che continua a pesare emotivamente sulla famiglia: il corpo di Liliana Resinovich è ancora conservato nella cella frigorifera dell’Istituto di Medicina Legale di Milano, in attesa del completamento degli accertamenti.

Nel corso dei tempi di indagine, Sebastiano Visintin continua a negare ogni accusa. L’uomo sostiene che il processo non verrà celebrato a suo carico e afferma che spetta agli inquirenti dimostrare le contestazioni relative all’ipotesi di omicidio.

le parole di Sergio Resinovich: attesa, verità e giustizia

Sergio Resinovich, fratello della vittima, vive con forte amarezza l’allungarsi dei tempi. Ha espresso frustrazione per una situazione che si protrae senza giungere a una soluzione, dichiarandosi stanco e logorato dall’intera vicenda, con ripercussioni anche sul contesto familiare.

Nel contempo, Sergio Resinovich ha manifestato incomprensione rispetto all’atteggiamento della Procura, auspicando che il caso venga risolto in tempi brevi. Ha inoltre ribadito il desiderio che sua sorella possa tornare a Trieste per ricevere la degna sepoltura accanto alla madre, con l’aspettativa di giustizia e verità.

nominativi presenti nell’inchiesta e nelle dichiarazioni

  • Liliana Resinovich
  • Sebastiano Visintin
  • Sergio Resinovich
  • Fattorini (genetista forense)
  • Cristina Cattaneo (anatomopatologa)
liliana resinovich
Categorie: Cronaca

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