Lagioia al salone di torino: la guerra è malattia della specie

• Pubblicato il • 4 min
Lagioia al salone di torino: la guerra è malattia della specie

La guerra, letta oltre i confini della geopolitica, diventa un prisma capace di raccontare qualcosa di più antico e umano. Nicola Lagioia, scrittore e già direttore del Salone del Libro di Torino dal 2017 al 2023, mette in relazione storia e letteratura per seguire un filo che arriva fino al presente: “da Omero a Elsa Morante”. Il cuore del ragionamento è un’idea netta: dietro il conflitto non agisce solo la dinamica delle potenze, ma una disposizione collettiva radicata nella specie.

guerra e geopolitica: il confronto di Nicola Lagioia

Lagioia richiama la validità dei contesti, degli interessi e delle alleanze, ma sposta l’attenzione su una causa più profonda. La guerra viene descritta come “malattia della specie” e come conseguenza di “un’attitudine specificamente umana a organizzare la violenza collettiva”. Nella stessa riflessione viene contestata l’idea di determinismo, intesa come convinzione che, verificatosi un fatto, il conflitto diventi conseguenza inevitabile. La posizione è espressa senza mediazioni: l’impostazione viene definita oscena, perché trasforma una scelta in destino.

letteratura come sguardo alternativo alla guerra

Per spostare la prospettiva, Lagioia attribuisce alla letteratura una funzione decisiva: far emergere ciò che sta dietro l’evento. Nell’epica omerica, la guerra di Troia prende avvio da una causa apparentemente marginale, il rapimento di Elena, ma il racconto suggerisce ferita simbolica, prestigio, posesso e dominio. In un registro diverso, la Genesi opera un taglio teologico-simbolico: l’uccisione di Abele da parte di Caino non deriva da necessità di sopravvivenza, bensì da frustrazione, rivalità e riconoscimento negato. La violenza, in questo modo, smette di apparire come obbligo e diventa scelta.

dal cristianesimo delle origini alla spada “arruolata”

Il ragionamento prosegue nell’età classica, quando la forza sembrava incontrastabile e l’Impero romano celebrava la propria potenza. In quell’assetto, Lagioia individua una svolta: il cristianesimo delle origini introduce principi che ribaltano il mondo fondato sulla forza. Nella sintesi proposta compaiono “porgi l’altra guancia” e “ama il prossimo tuo come te stesso”. A completare la dinamica interpretativa interviene un passaggio legato a Papa Leone: secondo Lagioia, l’indignazione del pontefice nasce nel momento in cui la cultura evangelica, dall’altra parte dell’oceano, presenta Cristo con la spada.

dall’invasione “per il tuo bene” ai massacri successivi

La misericordia e il messaggio di fraternità, secondo la ricostruzione di Lagioia, vengono poi riutilizzati nei massacri successivi. Il meccanismo non è più “ti conquisto perché sono più forte”, ma “ti invado per il tuo bene”. In questa prospettiva, anche le parole originariamente orientate alla pace possono diventare strumenti di giustificazione per la violenza collettiva.

guerra e modernità: progresso, diritto e propaganda

La modernità introduce un ulteriore nodo. Per secoli la violenza è stata spesso resa compatibile con una promessa di progresso: il sacrificio presente come prezzo per un bene futuro, con l’idea che la storia debba comunque avanzare verso il meglio. Nel contesto contemporaneo, secondo Lagioia, questa convinzione perde consistenza: cade la cornice che rendeva plausibile una direzione di miglioramento generale.

In parallelo, tornano a scricchiolare principi considerati acquisiti, a partire dallo stato di diritto, nato proprio per contenere la forza di chi ne possiede di più. Al centro dell’azione degli autori e dei testi, viene evocata la necessità di mostrare la macchina che riparte ogni volta: propaganda, regressione e fanatismo. Lagioia cita Freud davanti alla Prima guerra mondiale, mettendo in evidenza lo stupore per il fatto che nazioni considerate guida dell’umanità precipitinino nella barbarie, mentre intellettuali razionali finiscano per trasformarsi in fanatici.

la verità come prima vittima: dalla guerra mondiale “a pezzi” alla specie

Nel presente, viene sottolineata la difficoltà a distinguere informazione e propaganda. La frase richiamata da Lagioia sintetizza il punto: “la prima vittima della guerra è la verità”. L’espressione attribuita a papa Francesco, “guerra mondiale a pezzi”, rischia di comporsi come un quadro apocalittico, simile a un puzzle destinato a completarsi. Dal 1945 emerge, nella ricostruzione, una differenza fondamentale: non possono crollare soltanto gli imperi, ma può crollare la specie.

In tale scenario la letteratura viene indicata come una sponda, paragonata a Cassandra, inascoltata quanto si voglia. Il senso finale della riflessione è che ciò che resta non va chiamato destino quando può essere considerato ancora una scelta.

Personaggi e figure citate:

  • Nicola Lagioia
  • Omero
  • Elsa Morante
  • Caino
  • Abele
  • Papa Leone
  • Freud
  • Gesù Cristo
  • papa Francesco
  • Trump
  • Cassandra
“Colabianchi dimettiti”: grida e cori al teatro La Fenice di Venezia contro il sovrintendente prima dell’inizio del concerto del Venerdì Santo
Paolo Fresu suonerà dal vivo per “Alcesti” di Euripide al Teatro Greco di Siracusa: ecco il calendario delle rappresentazioni classiche
Attribuito a Michelangelo il busto del Cristo Salvatore nella basilica di Sant’Agnese fuori le mura
Categorie: Politica

Per te