Israele e la banalità del male: cosa rivela la politica sulle responsabilità collettive
La violenza descritta a distanza di decenni continua a cambiare forma, ma conserva la stessa logica: un processo di disumanizzazione che trasforma “persone normali” in esecutori disposti a superare ogni limite. Tra testimonianze storiche e racconti contemporanei, emergono collegamenti inquietanti tra il modo in cui l’odio viene reso praticabile e il modo in cui le società smettono di riconoscere l’orrore come tale.
zepf e josef hirtreiter: la ferocia come pratica
Nel racconto di Zepf legato a Treblinka, viene ricordata la crudeltà sistematica di un essere dal sembiante umano, specializzato nell’aggressione contro i bambini. Le dinamiche descritte includono la selezione di un bambino dal gruppo, l’uso del corpo come arma e l’inflizione di traumi estremi: la testa sbattuta a terra oppure la schiena spezzata.
La narrazione sottolinea anche un elemento decisivo: nonostante le difficoltà iniziali ad accettare l’esistenza di un simile individuo, l’informazione si impone attraverso racconti concordanti di testimoni diretti, fino a rendere inevitabile la rassegnazione alla realtà di quel mostro.
josef (sepp) hirtreiter: ruolo nelle ss totenkopfverbände
La figura citata viene identificata in modo preciso: il nome è Josef (Sepp) Hirtreiter, inserito tra i membri del reparto SS Totenkopfverbände, incaricato della gestione dei campi di concentramento della Germania nazista. Il testo chiarisce che Hirtreiter non rientra tra gli ideologi del Terzo Reich, né tra gli scienziati mossi da ambizioni personali legate al nazionalsocialismo.
La sua funzione viene descritta come quella di un manovale, poco istruito, non autore dell’ascesa di Hitler ma comunque attratto dal suo fascino. In tale cornice, il resoconto attribuisce alle persone coinvolte nelle SS una condizione disturbante: la capacità di vivere su un confine in cui l’umano lascia spazio al disumano.
la banalità del male: numeri, massa e responsabilità
Accanto alle figure singole, il quadro viene completato attraverso i numeri. Nel loro picco, i membri delle SS vengono stimati intorno a un milione, pari a circa un quarantesimo della popolazione maschile della Germania. In questo contesto, Hirtreiter rappresenta non un’eccezione isolata, ma un esempio dentro un insieme più ampio.
Viene indicato che la sua ferocia, per quanto evidente, non deriva da una malvagità straordinaria, bensì da un’appartenenza a un sistema di uomini disposti a fare qualsiasi cosa in nome della fedeltà al Führer. Da qui nasce il riferimento alla descrizione della banalità del male associata a Hannah Arendt, richiamata nel contesto del processo ad Adolf Eichmann.
douglas kelley e la negazione dell’eccezionalità: nazisti ovunque
Il contenuto passa poi a un’altra cornice narrativa, legata a Douglas Kelley, chiamato a redigere i profili psicologici dei gerarchi nazisti al processo. La prospettiva proposta rompe con l’idea che il nazismo sia stato solo un incidente della storia o un fenomeno unico e irripetibile.
Durante un’intervista radiofonica, Kelley sostiene che la presenza di persone capaci di aderire a schemi di potere non si limita alla Germania. Alla replica che nega la presenza in America, viene opposta l’affermazione opposta: anche altrove esistono individui con dinamiche personali orientate al controllo, disposti a superare barriere morali pur di ottenere potere.
Le parole riportate sottolineano inoltre l’uso di razzismo e nazionalismo come strumenti politici, con l’accusa che alimentano l’odio secondo logiche già viste nei casi di Hitler e Göring. Viene anche respinta l’idea che il ripetersi di eventi simili dipenda da segnali riconoscibili soltanto tramite “uniformi” o aspetti esterni: la tesi insiste sul fatto che la trasformazione nasce dentro la società.
conseguenze nella biografia: il suicidio nel 1958
La storia attribuisce a Kelley un esito tragico: nel 1958, dopo aver lasciato la questione senza ascolto, si sarebbe tolto la vita. Il testo inserisce questa morte dentro una sequenza di esempi storici in cui il male ritorna: vengono citati i bombardamenti atomici su Hiroshima e Nagasaki, il genocidio del Rwanda, le carneficine nella Jugoslavia colpite dai nazionalismi, e il sadismo dello Stato Islamico in Siria e Iraq.
il ritorno del male: capacità politica e disponibilità al massacro
La riflessione proposta lega l’Olocausto non tanto a una presunta caratteristica esclusiva della società tedesca della prima metà del Novecento, ma a una potenza politica, economica e militare di cui godeva il Reich in quel periodo. Il ragionamento collegato afferma che, se quelle stesse capacità fossero state presenti decenni dopo tra estremisti del Rwanda, l’esito avrebbe potuto risultare simile.
In questa cornice, il male viene rappresentato come un virus: torna quando si crea una condizione favorevole, infetta, uccide e poi sembra sparire, lasciando però l’illusione che il ritorno sia impossibile.
violenza contemporanea e immagini: da hirtreiter a gaza
La narrazione passa a reazioni emotive intense di chi legge e ascolta resoconti e immagini giudicate troppo crude per essere sopportate senza uno scarto fisico. Viene descritto un gesto di tensione e disgusto, ripetuto più volte, come conseguenza dell’esposizione a scene di violenza.
Tra i riferimenti contemporanei compaiono dettagli su un racconto di un inviato del Fatto relativo a un abbordaggio della Flotilla, anticipato da video attribuiti al ministro israeliano Itamar Ben Gvir. Il testo richiama anche la memoria di Kelley come punto di collegamento con episodi che includono aggressioni a danno di persone indifese, tra cui un caso in cui un colono israeliano prende a bastonate un’anziana palestinese.
Il contenuto menziona poi ascolti e racconti collegati a eventi a Gaza, con riferimento a Hind Rajab, oltre a descrizioni legate a bambini e a immagini considerate strazianti. È presente anche l’idea di una celebrazione pubblica associata a Ben Gvir e a una parte della Knesset, in relazione all’approvazione di una legge sulla pena di morte ai palestinesi. Nel quadro vengono richiamati anche elementi simbolici come spille e torte a forma di cappio.
La violenza viene estesa anche a un episodio contro un cane indifeso, descritto come colpevole soltanto di essere di proprietà della popolazione palestinese nei Territori Occupati.
società senza limiti: dal campo ai luoghi di oggi
Il testo collega queste scene a un meccanismo ricorrente: la violenza gratuita e diffusa, descritta come una traccia dell’avvenuta infezione di una società e delle sue “persone normali”. Nel riferimento storico a Treblinka, viene ricordato che nei villaggi vicini gli abitanti non potevano vedere cosa accadesse nel campo; quando però le grida diventavano troppo intense, si rifugiavano nei boschi per non doverle sentire.
Nei riferimenti più recenti, viene indicato che Israele avrebbe reso Gaza inaccessibile “come un grande campo di sterminio”, mentre i cittadini e la comunità internazionale avrebbero comunque potuto disporre delle immagini necessarie per comprendere quanto accade in Striscia di Gaza e in Cisgiordania. Nonostante ciò, il testo afferma che ciò non sarebbe bastato a produrre un cambiamento adeguato.
La conclusione richiama l’assenza di mobilitazione sufficiente: nonostante la ripetizione rituale della promessa “Mai più!” in occasione della Giornata della Memoria, le piazze e le decisioni istituzionali non avrebbero raggiunto l’effetto necessario.
personaggi citati
- Vasilij Grossman
- Zepf
- Josef (Sepp) Hirtreiter
- Douglas Kelley
- Russell Crowe
- Rami Malek
- James Vanderbilt
- Hannah Arendt
- Adolf Eichmann
- Hitler
- Göring
- Alessandro Mantovani
- Itamar Ben Gvir
- Hind Rajab
